No alla dittatura fiscale

fir.JPGLa rapina fiscale italiana ha ben pochi rivali al mondo, ma il vero problema è rappresentato delle modalità irregolari di riscossione.  Mentre in nome della “legalità” il fisco istiga una vera e propria caccia alle streghe contro gli evasori fiscali, è esso stesso il primo a tradire questa “legalità”, con violazioni continue della legge 212/2000 “Statuto dei contribuenti” (mai applicato e sempre calpestato), con imposizioni retroattive, con estensione o creazione di tributi per decreto senza passaggi parlamentari, con inversioni continue dell’onere della prova. Un evidente caso di “fisco illegale” riguarda l’istituto illiberale del cosi detto “Solve et  repete”, norma che risale addirittura allo Statuto Albertino  e che continua a mietere vittime nonostante sia già stata dichiarata illegittima  dalla Corte Costituzionale nel lontano 1961, in quanto palesemente in contrasto con gli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione ed oggi  in contrasto anche con la normativa europea (Corte di giustizia europea del 13 dicembre 2012).  L’istituto  funziona come una sostanziale presunzione di colpevolezza del cittadino: il fisco ipotizza un’irregolarità ed ottiene subito un titolo immediatamente esecutivo che gli consente di agire con la forza sulla proprietà privata del tartassato (conti corrente, veicoli e immobili compresi). Nel caso in cui il cittadino ravvisi che la contestazione sia irregolare o infondata (scenario che rappresenta oltre il 55% dei casi)  può presentare legittimo ricorso al giudice tributario, ma è comunque sempre tenuto al pagamento di quanto richiesto addirittura prima dell’udienza di primo grado, con effetti letali sull’economia di micro, piccole e medie imprese, delle ditte individuali, dei professionisti, degli artigiani e commercianti. In ambito fiscale viene così ribaltato per legge l’onere della prova, decretando che lo Stato ha sempre ragione fino a prova contraria ed il cittadino spogliato della sua sovranità viene ridotto a suddito ed evasore fiscale presunto. Risorgimento Liberale si pone l’obbiettivo di far tornare il cittadino al centro dei rapporti con lo Stato, riportando, anche nell’ordinamento tributario Italiano, l’onere della prova a carico dell’accusatore e non dell’accusato.

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per cancellare definitivamente il “solve et repete” dall’ordinamento tributario italiano, sia per una questione di civiltà giuridica sia per riaffermare la certezza del diritto restituendo ai cittadini tranquillità e fiducia nei confronti dello Stato


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