SANZIONI CANONICHE PER MONS. DEVASINI (CHIAVARI) PER SCANDALOSA PUBBLICAZIONE CONTRO LA DOTTRINA E LA MORALE CATTOLICHE

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Alla cortese attenzione di S.E.R. Card. Victor Emanuel Fernàndez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede.

Per conoscenza, a Sua Santità Papa Leone XIV, e a S.E.R. Mons. Filippo Iannone, Prefetto del  Dicastero per i Vescovi  e al Nunzio Apostolico per l'Italia S.E.R. Mons. Petar Rajič, nonché a S.E.R. Card. Matteo Zuppi, e a S.E.R. Mons. Giuseppe Baturi, rispettivamente Presidente e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana      

Eminenza reverendissima,

segnaliamo alla Sua attenzione la recente pubblicazione da parte del sito della Diocesi di Chiavari, presieduta da S.E.R. Mons. Giampio Devasini, di uno scritto in pdf scaribile liberamente intitolato “Non c’è un amore più grande”.

In questo testo, che si prefigge l’intento di divulgare “la buona notizia della relazione di coppia, sull’intimità e il valore della sessualità e della sensualità” (non è specificato “all’interno del matrimonio”), vi sono contenute due storie riguardanti coppie di omosessuali maschi che ammettono esplicitamente di aver convissuto partecipando attivamente alla vita parrocchiale e apertamente invocano un riconoscimento ufficiale della loro unione anche da parte del mondo ecclesiale.  

Ci riferiamo alle storie “Noi due” e “L’amore comincia col primo sogno” che riportiamo integralmente in fondo alla petizione.

Il testo offre quindi occasione di scandalo, proponendo modelli morali e comportamentali totalmente contrari alla Sacra Scrittura, alla Dottrina, al Catechismo e al magistero della Chiesa.

Chiediamo l’immediato ritiro del documento e adeguate sanzioni canoniche sia per il vescovo di Chiavari, Mons. Giampio Devasini, che per il   Direttore del Servizio diocesano per la Pastorale della Famiglia don Marco Torre, realizzatore del progetto.

Cav. Dott. Andrea Cionci e seguenti firmatari

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I testi:  

“Noi due”

Sono Marco, Michele è il mio compagno e stiamo insieme dal 2001. I nostri percorsi sono stati molto diversi, io sempre molto integrato nella comunità della mia parrocchia di s. Giovanni Battista in Chiavari e nella nostra diocesi, Michele, in origine di santa Margherita Ligure, non era attivo nella sua parrocchia di provenienza, ma dopo un po' di anni che vivevamo assieme a Chiavari ha iniziato a frequentare con me la nostra parrocchia e a cantare nel nostro coro. Nonostante le nostre diversità, abbiamo comunque fatto un bel percorso assieme che ci ha portato oggi a vivere ancora più liberamente il nostro volerci bene anche all'interno della nostra comunità, dove l'amore vicendevole è ben accolto dai nostri amici. Da qualche anno facciamo parte del gruppo "Amore in cammino" all'interno del servizio pastorale familiare nella nostra diocesi. Abbiamo vissuto straordinarie esperienze di condivisione di vita e di fede, grazie all’incontro con altre persone che stanno facendo il nostro stesso percorso, all’ interno di altre diocesi. E così, ciò che prima veniva tenuto da parte perché era scomodo ed era difficile darne testimonianza, ora fortunatamente è diventato motivo di impegno per portare anche ad altre persone le nostre esperienze. Il fine ultimo del nostro lavoro credo sia abbattere quei muri di divisione che hanno sempre ostacolato la partecipazione attiva di persone appartenenti all’ampia sfera dell'omoaffettività, alla vita della Chiesa, sotto l’amore dell'unico Padre che ci accoglie nella libertà di come lui ci ha creati.

Marco e Michele  

“L’amore comincia col primo sogno”

La nostra storia è iniziata nel 1989: una storia che riguardava due ragazzi e che poteva spaventare perché considerata “diversa” e inaccettabile, almeno in quegli anni e per il mondo che ci circondava. Ma il sogno era quello di un amore grande, che avrebbe lottato contro le avversità, i giudizi, le condanne, le svalutazioni… Tutto lo avrebbe messo a dura prova, ma non lo avrebbe indebolito, anzi lo avrebbe reso più forte perché si trattava di un sentimento che nasceva da un desiderio profondo di bene, e di un bene che non si voleva arrendere, anzi, voleva crescere e durare nel tempo… La strada è stata faticosa, difficile, spesso in salita, e gli ostacoli sono stati tanti, all’interno della Chiesa e non solo, ma quello che mi ha sempre sostenuto è stata la certezza che quel sogno e quel desiderio non potevano non essere una cosa buona e benedetta, innanzitutto perché mi permettevano di rimanere fedele a me stesso, e poi perché mi facevano vivere una vita piena e autentica, che generava a sua volta nuovi rapporti di amicizia, di condivisione e di fraternità. Oggi, anche grazie al riconoscimento e all’ufficialità che la nostra storia ha avuto, (e penso che un rapporto se è vero, stabile e duraturo, abbia “geneticamente” bisogno di un riconoscimento ufficiale da parte di una comunità civile o ecclesiale, o di ambedue.) mi sento in una comunione più piena con molte persone, con le nostre famiglie, con i nostri amici, con chi condivide con noi impegni, interessi e responsabilità… Per quanto riguarda il rapporto con la Chiesa, abbiamo avuto due percorsi diversi: mentre lui è sempre stato molto critico e distante, io non ho mai sentito venire meno un forte senso di appartenenza, anche nei momenti in cui, forse, sarebbe stato più facile allontanarsi… ma era un legame che faceva parte di me e dal quale sentivo che sarebbe stato impossibile staccarsi. Contrariamente a quanto si possa pensare, questa differenza tra noi non è stata mai di ostacolo al nostro rapporto, ma è stata per entrambi motivo di maggior conoscenza reciproca, di maggiore profondità, e di un arricchimento continuo, anche attraverso momenti di conflitto che non hanno mai messo in discussione il bene, ma anzi, lo hanno reso più consapevole e responsabile. Personalmente, oggi mi sento in comunione e in cammino anche con la mia Chiesa, in cui l’ascolto, il riconoscimento e l’accoglienza sono vissuti nella reciprocità, senza ruoli, categorie e soprattutto senza graduatorie, dove finalmente una storia come la mia, non solo ha pieno diritto di cittadinanza, ma può diventare una risorsa per chi si mette alla ricerca di una maggiore autenticità e pienezza.

Gianluca