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ESPOSTO ALLA SEGRETERIA DI STATO SU ISCRIZIONE ALL'A.N.P.I. DEL VESCOVO DOMENICO POMPILI

Alla c.a. del Segretario di Stato della Santa Sede, S.E.R. Cardinale Pietro Parolin


Eminenza Reverendissima,

il 19 giugno 2026 S.E. Mons. Domenico Pompili, Vescovo di Verona, ha ricevuto pubblicamente la tessera dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) dalle mani del Presidente nazionale dell’Associazione, Gianfranco Pagliarulo, nel corso di una cerimonia ufficiale alla quale hanno preso parte i vertici nazionali e provinciali dell’ANPI.
L’evento è stato presentato dagli stessi organizzatori come il compimento di un percorso condiviso tra la diocesi e l’associazione. https://www.veronasera.it/attualita/vescovo-pompili-tessera-anpi.html 

Si tratta pertanto di un atto pubblico, volontario e di evidente valore simbolico.
Proprio per questo motivo esso non può essere considerato una semplice scelta personale del Vescovo, ma assume inevitabilmente una rilevanza ecclesiale.

Il Vescovo è principio visibile di unità della Chiesa particolare affidatagli. Egli è chiamato ad essere padre di tutti i fedeli, indipendentemente dalla loro sensibilità storica, culturale o politica.
Per tale ragione ogni appartenenza pubblica ad organismi che siano percepiti come espressione di una determinata tradizione politico-culturale richiede una prudenza eccezionale.
La storia italiana del secondo conflitto mondiale e del dopoguerra rimane una delle pagine più dolorose e divisive della nostra Patria.
Si ricordi che, in quella tragica guerra fratricida, cappellani militari cattolici prestarono servizio sia nelle file dell’Esercito del Sud, fedele al Re, sia dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana, fedele a Mussolini.

Circa la "guerra partigiana", esiste poi una documentata pagina di violenze consumate contro sacerdoti, religiosi e seminaristi durante e, incredibilmente, dopo la guerra, alcune delle quali sono attribuite dagli storici a componenti del movimento partigiano. Diverse vittime sono state successivamente riconosciute dalla Chiesa come martiri tra i quali il famoso e tristemente ricordato giovane seminarista Beato Rolando Maria Rivi il quale, dopo tre giorni di percosse, umiliazioni e sevizie, il 13 aprile 1945 venne condotto in un bosco in località Piane di Monchio, frazione di Palagano e assassinato dal commissario politico del distaccamento partigiano con due colpi di pistola.


Da accurati studi, https://www.mariadinazareth.it/Martiri/martiri%20in%20italia.htm  risultano almeno nel numero di 130 i sacerdoti trucidati da bande partigiane fra il 1944 e il 1951, alcuni rimasti addirittura insepolti.

Questa memoria appartiene alla storia della Chiesa e non può essere considerata marginale.
Molte famiglie italiane portano ancora oggi il ricordo di parenti assassinati in quel contesto. In numerosi casi attendono ancora una piena ricostruzione storica degli avvenimenti e un riconoscimento pubblico della loro sofferenza.

In tale contesto, la scelta di un Vescovo di aderire formalmente all’ANPI rischia di essere percepita come un gesto che ignora o minimizza quella parte della memoria ecclesiale rappresentata dai sacerdoti e dai religiosi vittime della violenza politica di stampo marxista. Il problema non riguarda le convinzioni personali di Mons. Pompili, ma il significato oggettivo di un atto pubblico compiuto da un Successore degli Apostoli.

Il Codice di Diritto Canonico impone ai chierici un criterio di particolare prudenza.

Il can. 285 §1 dispone che i chierici si astengano del tutto da ciò che è sconveniente al proprio stato, secondo le disposizioni del diritto particolare.
 
Il can. 285 §2 prescrive che evitino ciò che, pur non essendo indecoroso, è alieno dallo stato clericale.
 
Il can. 287 §1 impone che i chierici favoriscano sempre in sommo grado il mantenimento, fra gli uomini, della pace e della concordia fondate sulla giustizia.
 
Il can. 386 §1 sottolinea che il Vescovo diocesano è tenuto a proporre e spiegare ai fedeli le verità di fede che si devono credere e applicare nei costumi, predicando personalmente con frequenza; abbia anche cura che si osservino fedelmente le disposizioni dei canoni che riguardano il ministero della parola, soprattutto l'omelia e la formazione catechistica, in modo che venga offerta a tutti l'intera dottrina cristiana.
 
Il can. 392 §1 gli impone di vigilare poiché deve difendere l'unità della Chiesa universale, il Vescovo è tenuto a promuovere la disciplina comune a tutta la Chiesa e perciò a urgere l'osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche.

 
A ciò si aggiunge l’insegnamento del Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, n. 23; Christus Dominus, nn. 11 e 16), secondo il quale il Vescovo è il principio visibile dell’unità della Chiesa particolare e deve esercitare il proprio ministero come padre comune di tutti i fedeli.

Proprio per questo motivo il vescovo è chiamato ad evitare quei gesti che possano compromettere la percezione della sua imparzialità pastorale.
La questione, pertanto, non riguarda la liceità civile dell’iscrizione, bensì la sua opportunità ecclesiale.
Ci si domanda se sia conforme alla missione di un Vescovo aderire pubblicamente ad un’associazione che continua ad essere identificata da una parte significativa dei fedeli con una memoria storica ancora profondamente divisiva.


È dovere della Chiesa custodire la memoria di tutti i suoi figli, compresi i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi che persero la vita in quegli anni tragici.Il silenzio su queste vittime ha già prodotto per decenni una dolorosa sensazione di abbandono in molte comunità ecclesiali e in numerose famiglie.


Per tali motivi si chiede rispettosamente alla Segreteria di Stato di valutare un intervento autorevole, volto a richiamare il principio secondo cui i Pastori della Chiesa devono astenersi da appartenenze associative che, per il loro significato storico e pubblico, possano compromettere la loro missione di segno di unità della Chiesa o provocare scandalo e divisione tra i fedeli.


Un chiarimento della Santa Sede contribuirebbe a riaffermare che nessuna memoria ecclesiale può essere selettiva e che il sacrificio dei sacerdoti e dei religiosi uccisi durante la guerra civile e il dopoguerra appartiene pienamente al patrimonio della Chiesa e merita rispetto, verità e memoria.


Con osservanza.

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Andrea Cionci
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