diritto allo studio a Terlizzi

Gent. mo Dirigente Scolastico. 

con la presente veniamo a chiedere la Sua attenzione e presa in carico della situazione della Scuola Secondaria di Primo Grado “Gesmundo Moro Fiore” di Terlizzi.

Siamo consapevoli del momento critico che la Scuola in generale sta vivendo e degli sforzi di tutti gli attori in gioco per garantire una riapertura sicura e serena ma molte perplessità sono emerse dopo l’incontro del giorno 9 Settembre 2020 in cui Lei ha illustrato ad alcuni genitori rappresentanti di classe un “piano di ripartenza” che rivoluziona l’organizzazione scolastica, negli spazi, nei tempi, nelle metodologie didattiche.

In sintesi: 

-l’unità oraria di lezione scenderà a soli 40 minuti;

-ogni classe sarà suddivisa in due gruppi: un gruppo base che svolgerà regolarmente lezione con i docenti del consiglio di classe assegnato e un gruppo modulo (nel caso del Plesso Gesmundo allocato presso altra sede), costituito da studenti provenienti da più sezioni che, invece, svolgeranno il lavoro didattico con docenti diversi.

Al termine di un periodo stabilito, presumibilmente un mese, verrà effettuata una rotazione che di fatto comporterà per gli alunni una duplicazione dei docenti per ogni materia;

-Il sabato verrà comunque adottata la DAD per evitare la quale si è messo in piedi questo sistema.

Un modello organizzativo così articolato, come Lei stesso scrive nel suo Atto di indirizzo, comporta una importante COMPLESSIFICAZIONE e temiamo implichi un notevole depotenziamento dell’azione educativa e formativa nel suo complesso.

La attenta lettura del succitato documento non ha affatto attenuato le nostre perplessità ma le ha accentuate. 

Eccole.

Sono state percorse altre vie ed altre soluzioni? In che modo è stato praticato il coinvolgimento degli stakeholder pur richiamati più volte nel documento?  Perché non vi è stata nessuna interlocuzione preliminare con il Consiglio di Istituto ma solo una convocazione ufficiale per il 21 Settembre (a pochi giorni dalla riapertura) per condividere decisioni che sradicano completamente l’impianto della Scuola?

Con chi è stato o sarà sottoscritto il Patto di comunità a cui si fa esplicito riferimento nel documento succitato?

Gli attori con cui l’Istituzione intende stabilire tale Patto di Comunità avrebbero potuto e dovuto essere coprogettisti di tale organizzazione, soprattutto perchè tale indirizzo pare porre le premesse per una vera e propria rimodulazione di ambienti di apprendimento, monte ore, strategie didattiche, etc.

A questo proposito riteniamo importante rilevare che una rivoluzione di tale portata necessita di passaggi intermedi tali da far scaturire ogni cambiamento come un naturale passaggio che nasca dal contesto reale.

Questa mini-riforma proposta, a giudizio dei sottoscrittori che sono stati testimoni oculari delle difficoltà del periodo emergenziale, non tiene conto di tutte le criticità emerse nell’utilizzo di didattica alternativa.

E perplessità enormi sul contenuto che Le esprimiamo in forma di domanda perché non riusciamo a non sentirle urgenti e cogenti.

1.Le classi modulo sono talvolta più numerose della classi base e composte da studenti di sezioni diverse. Perciò, nel complesso, il numero degli studenti e delle studentesse che entrano in contatto, ai quali va aggiunto un numero maggiore di docenti, si aggira ovviamente intorno almeno al doppio del gruppo-classe tradizionale. Addirittura, in un caso si accorpano in un unico gruppo modulo i sottogruppi di ben tre classi, ampliando ancor di più il rischio, il cui contenimento nella ratio delle Indicazioni Nazionali è prioritario.

Così potrebbe aumentare il rischio di contagio, contrariamente a quanto lo stesso documento afferma nella parte in cui avverte che “la gestione del rischio deve rappresentare un aspetto rilevante”.

Inoltre relativamente al Plesso Moro Fiore, risulta che le aule tra piano terra (dove       faranno normalmente lezione classi della Scuola Primaria “Don Bosco” composte da 25 bambini) e primo piano (dove pare gli spazi non permettano ai nostri figli i margini di distanziamento previsti) sono identiche.

Come è possibile che vadano bene in un caso e non nell’altro?  Variano le normative? Variano gli strumenti di rilevazione? Varia la distanza delle rime buccali?

2.Più docenti sulla stessa disciplina. Chi è il titolare della stessa? Chi programma? (diverso il caso della Scuola primaria dove ben 2 ore funzionali a settimana sono dedicate alla progettazione e alla coprogettazione).

Chi valuta? Chi è il responsabile del processo educativo? Chi cura gli aspetti emotivi dopo 7 mesi di lontananza forzata dalla scuola? Quali prospettive per i ragazzi più fragili? 

3.Libri di testo a volte diversi. Sappiamo che il libro di testo è solo uno strumento, ma non si continua ad adottare perché se ne riconosce l’imprescindibile valore di medium didattico?

4.Didattica a distanza il sabato quando sarebbe più coerente optare per la dpi.

5.Unità oraria di 40 minuti. Perchè? Perché togliere agli studenti ben 6 ore di tempo scuola? 

L’Atto di Indirizzo, peraltro, a pag.10 fa riferimento a         quote di ripartizione della Didattica Digitale tra DIP e         DAD, che non ci sembra possano essere rispettate nel          quadro orario proposto, e a una non ben precisata       quantificazione dei recuperi. 

Ultima riflessione, ma non per importanza: avremmo sperato che i nostri ragazzi potessero tornare, dopo aver interrotto bruscamente il tradizionale percorso scolastico, dopo aver vissuto una forma nuova e diversa di didattica, a scuola, nella loro classe, con i loro compagni, con i loro docenti. Sarebbe stato oneroso e complesso, ma forse non meno di quanto sia stato elaborare una struttura organizzativa così articolata quale quella proposta, cercare con tutti gli attori possibili (Enti Locali, Enti religiosi, Associazioni, Terzo Settore) gli spazi strettamente necessari a risolvere l’incapienza delle aule per le classi più numerose, anche sacrificando all’interno della Scuola laboratori, aula magna, etc, come si sta facendo ovunque.

Siamo sicuri che i nostri ragazzi avrebbero accettato anche l’anonimato di un prefabbricato pur di riprendere la loro tradizionale vita scolastica. Siamo certi che in loro il cambiamento c’è già stato. Emotivamente hanno vissuto ciò che noi adulti ancora, forse, non abbiamo compreso: le relazioni amicali, le certezze affettive, la disponibilità ad essere e a collaborare.

Alla luce di queste nostre riflessioni, pur comprendendo lo spirito di lavoro svolto per garantire la ripartenza, Le chiediamo uno sforzo ulteriore e corale per intervenire affinchè anche per i nostri figli tale diritto all’ istruzione e alla formazione sia tutelato, a cominciare dall’individuazione di spazi che tutelino il più possibile l’integrità delle classi.

La sfida educativa, considerando la congiuntura storica, è complessa, ma a nostro parere la soluzione è contenuta all’interno di un orizzonte condiviso e di una alleanza educativa tra scuola, famiglia e territorio.  

                                                                                                  

                                                                                                   Cordiali Saluti 

                                                                                 Un numeroso Gruppo di Genitori 


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