I DOGMI DELLE SOCIETA' SCIENTIFICHE E LE VERITA' DELLA SCIENZA LIBERA: CHIEDIAMO RISPOSTE ALLA SIP SULLA SPONSORIZZAZIONE, CONTRO OGNI EVIDENZA SCIENTIFICA, DELLE MASCHERINE IN ETA' PEDIATRICA.

Pordenone, 14 luglio 2020
Alla Cortese attenzione del
Presidente della Società Italiana di Pediatria
DOTT. ALBERTO VILLANI
presidenzasip@legalmail.it
Al Ministro della Salute
ROBERTO SPERANZA
segreteriaministro@sanita.it
seggen@postacert.sanita.it
Al Ministro dell’Istruzione
LUCIA AZZOLINA
segreteria.azzolina@istruzione.it
urp@postacert.istruzione.it
Alla Presidenza della Camera dei Deputati
camera_protcentrale@certcamera.it
Alla Presidenza del Senato
amministrazione@pec.senato.it


OGGETTO: MASCHERINE CHIRURGICHE E BAMBINI: I CINQUE FALSI
MITI – VIDEO DIFFUSO DA SOCIETÀ ITALIANA DI PEDIATRIA


Egregio Dottore, Illustri Ministri e Presidenti
la società Italiana di Pediatria ha recentemente diffuso, attraverso il proprio sito
internet, un video dal titolo “Mascherine chirurgiche e bambini: i cinque falsi miti”, che
vorrebbe accreditare l’idea della necessità dell’utilizzo della mascherina di protezione
delle vie aeree per bambini e ragazzi sopra i sei anni di età e sostenerne la non nocività.
Tale iniziativa appare diretta a fornire una giustificazione “medica” dell’attuale
obbligo di utilizzo delle mascherine per i bambini sopra i sei anni e per gli adolescenti
nei servizi per l’infanzia e nelle aree giochi per bambini, nonché del già annunciato
obbligo di utilizzo della mascherina per la frequenza scolastica a settembre, che la
Società Italiana di Pediatria addirittura raccomanda ai bambini a partire dai tre anni.


Il messaggio trasmesso dal video è, tuttavia, fondato su affermazioni che, in
parte, risultano di segno contrario rispetto ai dati che emergono dalla letteratura
scientifica, e, in parte, sono fuorvianti.


Tali affermazioni necessitano di immediati chiarimenti soprattutto alla luce del
gravissimo episodio accaduto ad una ragazzina tredicenne aostana rimasta in coma
per due settimane per aver respirato, mentre utilizzava la mascherina, troppa
anidride carbonica “autoprodotta” (https://www.valledaostaglocal.it/2020/07/13/legginotizia/argomenti/cronaca-4/articolo/respira-troppa-anidride-carbonica-sotto-la-mascherina13enne-aostana-finisce-in-coma.html).


Ebbene, nel video viene dichiarato:
1. “L’USO PROLUNGATO DELLA MASCHERINA NEI BAMBINI PORTA AD ALCALOSI?
FALSO! LA QUANTITÀ DI ANIDRIDE CARBONICA RESPIRATA DA UN BAMBINO
SANO CHE INDOSSA LA MASCHERINA CHIRURGICA È PRESSOCHÉ
IMPERCETTIBILE.”


Il presunto “falso mito” riportato è errato.
L’alcalosi respiratoria, secondo la definizione contenuta nel Manuale MSD, è
“l’eccessiva alcalinità del sangue in seguito a (…) un basso livello di anidride
carbonica nel sangue indotto da respirazione veloce o profonda”
(https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/malattie-endocrine-emetaboliche/regolazione-e-disturbi-dell-equilibrio-acido-base/alcalosi-respiratoria).
Tuttavia, molteplici studi segnalano come l’utilizzo della mascherina non crei
alcalosi respiratoria, ma il suo esatto opposto, cioè “acidosi respiratoria” quale
conseguenza della riduzione della quantità di ossigeno respirato e dell’incremento
dell’anidride carbonica (all. 1).
Il fatto che una società di medici confonda “acidosi” con “alcalosi” è
sorprendente, ma che divulghi un simile errore presso la popolazione, veicolandolo
anche presso le Istituzioni Pubbliche, appare assai grave.


Uno studio pubblicato nel 2013 evidenzia che, contrariamente a quanto affermato
nel video, un soggetto che indossa una mascherina tende a re-inspirare la propria
anidride carbonica, poiché “l'aria espirata, che è ricca di anidride carbonica, rimane
nello spazio respiratorio della mascherina dopo ogni respiro. Ciò può aumentare la
concentrazione di anidride carbonica arteriosa che può generare sintomi di disagio,
affaticamento, vertigini, mal di testa, respiro corto, debolezza muscolare e sonnolenza.”
(all. 2).


Chiediamo, quindi, di sapere su quali basi medico-scientifiche la Società
Italiana di Pediatria abbia fondato l’affermazione secondo la quale “la quantità di
anidride carbonica respirata da un bambino sano che indossa la mascherina
chirurgica” sarebbe “pressoché impercettibile.”.
Chiediamo, inoltre, di sapere a quale unità di misura o a quale percentuale,
rispetto alla quantità di aria respirata, faccia riferimento il concetto di “impercettibile”.
La risposta a tali domande è necessaria ed urgente soprattutto a seguito del
gravissimo fatto sopra citato occorso alla ragazzina tredicenne aostana.


2. “L’USO PROLUNGATO DELLA MASCHERINA NEI BAMBINI PORTA A IPOSSIA?
FALSO! I BAMBINI SANI CHE INDOSSANO LA MASCHERINA CHIRURGICA PER PIÙ
ORE AL GIORNO NON RISCHIANO CARENZA DI OSSIGENO NÉ MORTE PER
IPOSSIA.”


Contrariamente all’affermazione apodittica contenuta nella risposta, segnaliamo
che uno studio condotto nel 2008 su 53 chirurghi ha evidenziato che l’utilizzo della
mascherina chirurgica ha comportato una significativa riduzione dei livelli di ossigeno
nel sangue e che maggiore è il tempo di utilizzo della mascherina, maggiore è la
riduzione del livello di ossigeno nel sangue (all. 3), mentre altre ricerche hanno rilevato
che i soggetti che utilizzano le mascherine tendono a sviluppare mal di testa, la causa del
quale, secondo le prove eseguite, è risultata essere l’ipossia e/o l’ipercapnia (all. 4).


3. “LA MASCHERINA CHIRURGICA PUÒ INDEBOLIRE IL SISTEMA IMMUNITARIO DEI
BAMBINI? FALSO! LA MASCHERINA CHIRURGICA PREVIENE IL DIFFONDERSI
DELLE INFEZIONI E VA PORTATA DAI BAMBINI PER EVITARE LA TRASMISSIONE
DEL CORONAVIRUS TRA ASINTOMATICI.”


Riguardo alle ripercussioni sul sistema immunitario dell’utilizzo della
mascherina, segnaliamo che vi sono ricerche scientifiche che hanno dimostrato come la
riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue abbia una ricaduta diretta sul sistema
immunitario: secondo tali studi, l'ipossia può inibire le principali cellule immunitarie
utilizzate per combattere le infezioni virali chiamate linfociti T CD4 +.
Ciò si verifica perché l'ipossia aumenta il livello di un composto chiamato fattore
1 inducibile dall'ipossia (HIF-1), che inibisce i linfociti T e stimola una potente cellula
immunitaria inibitrice chiamata Tregs: una simile condizione pone le basi per contrarre
qualsiasi infezione, (incluso COVID-19) e rendere le conseguenze di tale infezione
molto più gravi (all. 5).


Inoltre, l’assunto secondo il quale la mascherina chirurgica preverrebbe la
diffusione delle infezioni trova smentita in molteplici documenti provenienti da vari
organismi pubblici nazionali ed internazionali, oltre che in cospicua letteratura
scientifica.


Lo stesso Ministero della Salute nella “Guida per l’uso corretto di mascherine
chirurgiche e respiratori per ridurre la trasmissione del nuovo virus influenzale
AH1N1v” dell’Agosto dell’anno 2009 segnalava: “Anche se può contribuire a fornire
rassicurazione dal punto vista psicologico, in comunità o in ambiti domestici l’uso
delle mascherine chirurgiche e dei respiratori non è generalmente raccomandato.


…L’uso dei respiratori (filtranti facciali) e delle mascherine chirurgiche non è
raccomandato per lavoratori occupati in ambiti non sanitari e per attività lavorative
generiche. ….Sia per mascherine che per filtranti facciali, comunque, sono disponibili
solo dati limitati sulla loro efficacia nella prevenzione della trasmissione
dell’influenza, sia dovuta a virus stagionali classici che da nuovo virus AH1N1v, in
diverse situazioni” (all. 6).


Inoltre, anche le recenti raccomandazioni dello European Centre for Disease
Prevention and Control, riguardo all’impiego delle mascherine, chiariscono che "Non
esistono dati scientificamente provati sull’utilità dell’impiego delle mascherine per il
pubblico” e, altresì, che “L’impiego delle mascherine nelle comunità, deve sempre
tenere conto delle evidenze scientifiche, della disponibilità e dei numerosi, possibili
effetti collaterali”. (all. 7).


Uno studio sull’efficacia protettiva di vari tipi di mascherine curato dal Southern
Research Institute, Birmingham Alabama, nel 2010, ha dimostrato che tutti i tipi di
mascherina di uso più frequente e comune (inclusi i tipi impiegati attualmente), hanno
un’efficacia protettiva che non supera il 34%, se paragonati al respiratore, che pure non
garantisce una protezione totale (all. 8).


Un’ulteriore ricerca, che ha analizzato 17 dei migliori studi allo scopo di
rinvenire un fondamento scientifico per l'utilizzo della maschera facciale, ha concluso
che “Nessuno degli studi ha stabilito una relazione conclusiva tra l'uso di maschera /
respiratore e la protezione contro infezione da influenza.” (all. 9).


A fronte, dunque, di una dubbia efficacia in termini di prevenzione dell’utilizzo
di simili presidi, sono stati evidenziati nella letteratura scientifica pericoli non
indifferenti in conseguenza dell’impiego dei medesimi.
Osserva, infatti, il dott. Antonio Lazzarino dell’University College di Londra che
la ri-inalazione, durante il ciclo di respirazione, dell’anidride carbonica esalata con la
respirazione precedente, comporta un incremento della frequenza e della profondità del
respiro e, di conseguenza, della quantità di aria, inalata ed esalata: aumentando il volume
di aria inspirata ed espirata, in ambienti potenzialmente contaminati, si incrementa la
quantità di virus inspirati e, dunque, la carica virale, facendo l’esatto opposto di ciò
che sarebbe necessario fare. (all. 10).


Come avevamo già avuto modo di segnalare agli Illustri Ministri nella nostra
lettera del 21 maggio 2020, il fenomeno sopra descritto è stato efficacemente spiegato
dal dott. Alberto Donzelli nel suo recente studio dal titolo “Mascherine ‘chirurgiche’ in
comunità/all’aperto: prove di efficacia e sicurezza inadeguate” pubblicato su Repository
di Epidemiologia e Prevenzione, nel quale evidenzia che “....in soggetti infetti
inconsapevoli, in cui l’emissione di virus è massima nei due giorni precedenti i sintomi,
la mascherina obbliga a un continuo ricircolo respiratorio dei propri virus,
aggiungendo la resistenza all’esalazione, con concreto rischio di spingere in profondità
negli alveoli una carica virale elevata, che poteva essere sconfitta dalle difese innate se
avesse impattato solo con le vie respiratorie superiori.” (all. 11).


Vanno, inoltre, segnalati i rilievi di Desai AN e Aronoff DM., i quali, oltre ad
evidenziare come le mascherine non chirurgiche non siano efficaci nel prevenire
l’infezione per i soggetti che la indossano e come l’utilizzo di mascherine chirurgiche
non sia raccomandato se non nei casi di soggetti ammalati, di lavoratori della sanità o di
coloro che si prendono cura di soggetti contagiati, ricordano la necessità di adottare
condotte corrette nell’utilizzo delle mascherine (non toccarle con le mani nude e
nemmeno con i guanti; se lavabili, lavarle regolarmente), al fine di evitare
comportamenti favoriscono la diffusione del contagio, anziché prevenirla (all. 12).


La necessità di utilizzare in modo corretto le mascherine è stata affermata
dall’OMS (https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advicefor-public/when-and-how-to-use-masks) e ricordata anche dalla Federazione Nazionale
degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), in un documento dal
titolo: “COVID-19, la malattia da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2): “Non va
dimenticato infine che, se necessarie, le mascherine devono essere indossate e
maneggiate con cura dopo aver lavato le mani, così da evitare il rischio di trasmissione
associato all’uso scorretto. In particolare si raccomanda di:
1. posizionare la mascherina sulla bocca e sul naso riducendo lo spazio tra il
viso e la maschera;
2. evitare di toccare la mascherina;
3. togliere la mascherina senza toccarla davanti;
4. cambiare la mascherina con una pulita, non riutilizzare due volte la stessa.”
(all. 13).


Il quadro delineato dalla letteratura scientifica richiamata, unitamente al recente
fatto di cronaca, rende ulteriormente evidente come l’imposizione, sia durante le attività
ricreative e di gioco, sia, alla ripresa della scuola, durante le lezioni, dell’utilizzo delle
mascherine facciali per i bambini e i ragazzi, i quali assai difficilmente saranno in grado
di gestirle in modo corretto, evitando di toccarle mentre le indossano e quando le
tolgono, oltre a costituire, per le ragioni illustrate, un possibile strumento di maggior
diffusione del contagio, producendo un effetto esattamente contrario a quello che si
vorrebbe evitare, li espone a non trascurabili rischi per la loro salute, la gravità dei
quali appare, verosimilmente, superiore al rischio di contagio da virus SARS-CoV-2.
I rischi conseguenti al loro utilizzo, paragonato alla totale incertezza del
beneficio, appare ingiustificato se si considera che i bambini risultano essere la categoria
di soggetti “a minor rischio”, secondo gli studi pubblicati dallo ECDC (secondo i quali
l’incidenza dei casi di Covid-19 tra i bambini è stata dell’1% nei bambini di età inferiore
a 10 anni e del 4% in quelli di età compresa tra 10 e 19 anni), nonché secondo i dati
diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, aggiornati al 30 giugno 2020 (su 240.455 casi
totali, i bambini (tra 0 e 9 anni) contagiati sono stati 2.189, pari allo 0,9%, mentre i
ragazzi (tra 10 e 19 anni) sono stati 3.903, pari all’1,6%).


Alla luce delle evidenze sopra riportate, chiediamo, quindi, di sapere su quali
basi medico-scientifiche la Società Italiana di Pediatria abbia formulato le
affermazioni riportate nel video al fine di smentire i presunti “falsi miti” riguardanti
l’utilizzo delle mascherine e, nelle more, rinnoviamo la richiesta ai Ministri Speranza ed
Azzolina, già formulata nella lettera del 21 maggio 2020, di revocare con effetto
immediato l’obbligo della mascherina per la popolazione pediatrica.
Restando in attesa di cortese riscontro, porgiamo distinti saluti.

 


C.I.A.T.D.M.
la Presidente Aurelia Passaseo

 

 


Si allegano:
1. Ryland P Byrd, et al. Respiratory Acidosis: Practice Essentials, Etiology and
Pathophysiology;
2. Smith, C. L., Whitelaw, J. L. & Davies, B. 2013, 'Carbon dioxide rebreathing in
respiratory protective devices: influence of speech and work rate in full-face masks',
Ergonomics: an international journal of research and practice in human factors and
ergonomics, vol. 56, no. 5, pp. 781-790.
3. Bader A et al. Preliminary report on surgical mask induced deoxygenation during major
surgery. Neurocirugia 2008;19:12-126.
4. Zhu JH et al. Effects of long-duration wearing of N95 respirator and surgical facemask:
a pilot study. J Lung Pulm Resp Res 2014:4:97-100
5. Westendorf A, Skibbe K, Adamczyk A, Buer J, Geffers R, Hansen W, Pastille E,
Jendrossek V: Hypoxia Enhances Immunosuppression by Inhibiting CD4+ Effector T
Cell Function and Promoting Treg Activity. Cell Physiol Biochem 2017;41:1271-1284.
doi: 10.1159/000464429
6. Guida per l’uso corretto di mascherine chirurgiche e respiratori per ridurre la
trasmissione del nuovo virus influenzale AH1N1v. Ministero della Salute, 2009;
7. “Using face masks in the community”, dello European Centre for Disease Prevention
and Control, 08.04.2020;
8. Larry E. Bowen, “Does That Face Mask Really Protect You?” Applied Biosafety, 2010;
9. Bin-Reza F et al. The use of mask and respirators to prevent transmission of influenza: A
systematic review of the scientific evidence. Resp Viruses 2012;6(4):257-67;
10. Lazzarino A. Covid-19: important potential side effects of wearing face masks that we
should bear in mind, BMJ 2020; 369
11. Alberto Donzelli. Mascherine ‘chirurgiche’ in comunità/all’aperto: prove di efficacia e
sicurezza inadeguate. 12.05.2020;
12. Desai AN, Aronoff DM. Masks and Coronavirus Disease 2019 (COVID-19).
JAMA.2020;323(20):2103. doi:10.1001/jama.2020.6437,
13. “COVID-19, la malattia da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2)”. FNOMCeO
27.02.2020.
Sede Presidenza: Via Col Di Lana 3 – 33170 Pordenone – Italy
Cell. 347 . 4528246 - 373 . 8418139
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