Valuta-MI

VALUTA(MI)

Questo documento, dedicato al tema della valutazione delle attività di ricerca condotte al CNR, origina da un dibattito tenutosi il 7 Luglio 2016 presso l’Area di Ricerca 1 di Milano, in occasione di una assemblea del personale, indetta dalla RSU locale e dedicata specificatamente a questo argomento. Si compone di una premessa cui segue un’analisi propositiva e l’indicazione dello scopo.

 

PREMESSA

La valutazione delle attività condotte nell’ambito del mandato istituzionale e statutario del CNR viene considerata doverosa, necessaria a monitorare, senza pregiudizi, la qualità e la quantità del lavoro scientifico e tecnologico prodotto, nell’ottica di un suo miglioramento a beneficio dell’interesse scientifico, culturale ed economico del Paese.

Per tradurre questi intendimenti nella realtà è, tuttavia, necessario approfondire la riflessione e l’analisi evidenziando principi e necessità

Innanzitutto, la valutazione deve riguardare il complesso delle attività condotte all’interno del CNR, considerando quelle dedite alla ricerca, all’innovazione, alla progettazione e alla divulgazione dei risultati. Infatti il CNR è un Ente multidisciplinare e multiscopo e per questo deve apprezzare e saper far apprezzare al suo esterno queste sue specificità, senza appiattirsi su sistemi di valutazione pensati per altri e, per altro, già fortemente criticati sia in Italia1, che all’estero2.

Esiste poi un problema di chiarezza istituzionale su quali siano gli scopi concreti che il processo di valutazione persegue e quale sia l’utilizzo che si intende fare del suo esito. Finalità e modalità del processo di valutazione devono essere chiare a tutti fin dall’inizio, sostenute durante tutto il percorso, non modificate né usate estemporaneamente e strumentalmente a seconda delle circostanze. Per uno stesso sistema, non possono esserci diverse valutazioni basate su diversi criteri da applicare in diversi contesti e in diverse tornate.

Va inoltre chiarito quale vuol essere l’approccio al dopo-valutazione in presenza di eventuali, documentate, fragilità o scarse prestazioni, se punitivo o correttivo. Stante i numeri che, pur ottenuti sul solo parametro delle pubblicazioni, collocano i ricercatori italiani in posizione medio-alta rispetto ai colleghi Europei, stante la ridottissima percentuale di coloro che risultano improduttivi secondo i dati raccolti nelle ultime due tornate di valutazione, sembrerebbe saggio privilegiare un atteggiamento correttivo, di sostegno, la cui efficacia e durata nel tempo andrebbero debitamente verificate.

La valutazione oltre che congrua alle diverse attività svolte all’interno del CNR deve pure essere equa. L’effettiva utilità di una valutazione della ricerca finalizzata alla redistribuzione, con criteri pretestuosamente premiali, dei pochi e sempre più limitati fondi messi a disposizione, è messa sempre più in discussione perché crea profonde differenze fra le diverse strutture di ricerca del Paese. Va invertita la rotta e imposto un criterio di scelta basato sul valore delle proposte, trasformando ciò che è discrezionale in competitivo.

Infine, mentre la valutazione dei ricercatori, pur imperniata sulla sola attività editoriale, restituisce dati apprezzabili, non così si può dire per tanti altri criteri più propriamente riconducibili ad aspetti politici, di gestione e di investimenti strutturali quali : il numero ricercatori, l' entità degli investimenti in ricerca, la % sul PIL, l'entità di spesa procapite, la latitanza del settore privato, per i quali si intravedono ampi margini di miglioramento.

 

ANALISI e PROPOSTE

Si parte dall’evidenza che il solo criterio della pubblicazione scientifica non è idoneo a dare piena rappresentazione delle diverse attività condotte nel solco della missione dichiarata dal CNR, che riguarda sì sviluppo di conoscenza, ma anche innovazione e trasferimento tecnologico, divulgazione ed educazione scientifica e molto altro, come indicato nello Statuto all’art. 3. La valutazione di un sistema così composto richiede lo sviluppo di strumenti di misura adeguati, non necessariamente complessi ma certamente non riconducibili ai soli indici bibliometrici, per altro variabili a seconda delle discipline. Troviamo persino imbarazzante che Istituti di provata validità tecnologica capaci di garantire del tutto autonomamente il proprio funzionamento ed un costante sviluppo, attraverso l’acquisizione di numerosi progetti e commesse, risultino, secondo l’attuale sistema di valutazione, poco più che mediocri perché valutati quasi esclusivamente su base bibliometrica. Questo succede anche perché non tutti coloro che con il loro lavoro supportano la ricerca vedono riconosciuta la loro attività, se questa non si esplicita in un nome tra gli autori di una pubblicazione. Ci sembra chiaro che debbano essere introdotti degli strumenti correttivi, a meno che il CNR non decida di dedicarsi alla sola attività di ricerca, contrariamente a quanto affermato nel suo stesso Statuto. Individuare, laddove non presenti, strumenti di misurazione per le attività di innovazione, divulgazione e progettazione, non solo dei ricercatori ma di tutte le figure coinvolte nel processo della ricerca, non dovrebbe essere troppo difficile una volta definiti l’identità (prototipi, domande di brevetto, brevetti, commesse industriali, consulenze, normazione di metodi; convegni, corsi, mostre, manifestazioni, referaggio, attività editoriali; titolarità e gestione di progetti competitivi), la scala (nazionale o internazionale), il tempo dedicato. A fronte di una tale complessità di scopi, andrebbero attivati modelli di valutazione diversi, anche separati, uno per ogni voce. Va da sé che una volta individuati e definiti, i nuovi strumenti di misura debbano essere resi pubblici e formalizzati in modo tale da evitarne letture interessate, ambigue e distorsive.

Anche per quanto riguarda la valutazione della produzione scientifica, sottolineiamo l’inadeguatezza dell'uso dei soli indici bibliometrici, quando non accompagnato dalla consapevolezza che tali indici hanno un peso e una scala diversi a seconda delle diverse discipline scientifiche e degli argomenti trattati, e che non possono essere considerati universali.

Troviamo pure particolarmente inadeguata e controproducente, in ambito CNR, la procedura che cancella il valore della collaborazione scientifica intramurale espresso dal co-autoraggio. E’una imposizione del tutto irragionevole quella per cui una singola pubblicazione venga assegnata ad uno solo dei suoi autori, condizione irrealistica, difficile da dirimere e ridicola laddove si pensi a contributi firmati da molti autori. Anche qui vanno introdotti correttivi che riscattino la dignità dei diversi contributi, che esplicano il loro valore non tanto in sé stessi ma proprio nel dar forma ad una proposta scientifica innovativa perché interdisciplinare. La richiesta ai ricercatori di fornire poche pubblicazioni tra loro mutuamente esclusive rischia poi di trasmettere una immagine distorta, incompleta, dell'Istituto di loro riferimento.

Visto, tuttavia, che le correnti modalità di raccolta dati per la valutazione, sono sostanzialmente basate sul solo modello dell’output editoriale, non è fuori luogo sottolineare l’inadeguatezza, la rigidità, la tortuosità, la lentezza esasperante dell’attuale piattaforma People che dovrebbe essere fortemente modificata, o anche abbandonata a favore di strumenti già largamente testati e diffusi nell’ambito universitario.

Prima di concludere vorremmo richiamare l’attenzione su due aspetti che evidenziano la difficoltà che il sistema della ricerca ha nel farsi sentire, comprendere e apprezzare dai politici e dalla stampa, motivo per il quale si richiede ai nostri organi dirigenti un’azione di più efficace controinformazione. Il primo: i ricercatori, nonostante una produttività numericamente e qualitativamente incontestabile, sono spesso oggetto di campagne di disinformazione basate su letture distorsive e incongruenti dei dati che li riguardano. Il secondo: non può esistere in un gruppo o sistema di ricerca che funzioni, come per altro in ogni altra compagine lavorativa incluse le squadre di calcio, una percentuale prefissata per legge di persone scadenti, ed è pure vero il contrario. Sostenerlo a livello istituzionale e volerlo applicare è semplicemente irrealistico.

 

SCOPO DEL DOCUMENTO

Abbiamo redatto questo documento nella speranza di ottenere attenzione da parte del Presidente e dei componenti del Consiglio di amministrazione, nell’ottica di migliorare l’attuale sistema di valutazione rendendolo più corretto e confacente alla realtà produttiva dell’Ente che è il nostro e che loro rappresentano e gestiscono. E lo abbiamo fatto con un approccio costruttivo e propositivo, forti della consapevolezza del ruolo che un dipendente di un Ente Pubblico di Ricerca ha nei confronti dei contribuenti e della società, accantonando il desiderio di opporre semplicemente resistenza ad una valutazione attualmente non condivisibile nei modi e nei fini.

A testimonianza di tale volontà costruttiva, lo abbiamo fatto in tempi “non sospetti”, con largo anticipo rispetto alle prossime scadenze proprio per dare modo di esaminare le nostre considerazioni e introdurre i necessari correttivi. Rimane il fatto che nel caso le nostre proposte non trovassero alcun riscontro e le modalità di valutazione rimanessero inalterate ricreando condizioni di disparità, ci riserveremo di intraprendere altre iniziative.

In attesa di ottenere un auspicabile riscontro, faremo circolare il documento tra i nostri colleghi della rete nazionale del CNR.

 

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1 Si veda, per esempio, il parere espresso dal CUN in data 26 luglio 2016 sulle soglie per l’Abilitazione Scientifica Nazionale.

2 Si veda, per esempio, DORA (San Francisco Declaration on Research Assessment, 2012; http://www.ascb.org/dora/ o il recentissimo “A simple proposal for the publication of journal citation distributions” di Larivière et. al (bioRxiv, 5 luglio 2016, : http://dx.doi.org/10.1101/062109)


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