listapaceterraeuropee

AL MOVIMENTO PACE TERRA DIGNITA' RIVOLTO AI PACIFICI, DOPO IL TENTATIVO ALLE ELEZIONI EUROPEE, SERVE UNA LISTA INDIPENDENTE ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027
RIPORTIAMO AL VOTO E ALLA POLITICA DI BASE I DELUSI E GLI ARRABBIATI!

Il Documento dei Disarmisti Esigenti & partners per la "lista dei pacifici" alle elezioni europee può diventare una base per una ulteriore elaborazione riferita al quadro politico nazionale

rif. Alfonso Navarra (cell. 340-0736871) ed Ennio Cabiddu (cell. 366-6535384) - Milano 9 settembre 2023

Primi firmatari (da risentire per conferma): Emanuela Baliva - Daniele Barbi - Michele Boato - (Milly Bossi Moratti) - Angelo Cifatte - Cosimo Forleo -Luigi Mosca - Giuseppe Musolino - Antonella Nappi -Cristina Rinaldi - Laura Marcheselli - Andrea Bulgarini - Marco Zinno - Mario Di Padova - Antonio De Lellis

Si richiedono adesioni. E sono ancora possibili integrazioni e sviluppi. Già nel maggio 2022 ci eravamo schierati per il "partito della pace che non c'è" come indicato da Michele Santoro. Firmare questo documento è una dichiarazione di impegno e di coinvolgimento, implicante la disponibilità personale ad essere informati su tutti gli sviluppi della presentazione alle elezioni europee della lista PACE TERRA DIGNITA': l'aggregazione dei "pacifici", organizzata da "Servizio pubblico", che nasce sin da “Pace proibita”, avente una tappa fondamentale nella Staffetta dell'Umanità.

Lo sviluppo principale è stata l'effettiva presentazione della lista alle elezioni europee svoltesi l'8 e il 9 giugno 2024.

Il risultato delle urne è stato il 2,2 per cento che, inferiore al quorum del 4 %, non ha permesso di inviare eletti a Strasburgo.

Bisogna quindi chiedersi se proseguire l'esperimento della lista, strutturandosi in modo adeguato nella forma di un effettivo movimento politico. 

Un primo appuntamento cui chiamiamo è il seguente incontro online su piattaforma Zoom: 

Come sta l'opposizione alla guerra dopo il voto alle europee?dom, 16/6/2024 17:30–20:00

 

Join Zoom Meeting
https://us06web.zoom.us/j/9691565016?pwd=Ur4I5jgQBFKuloQbV7hUblxdiF85dx.1
Meeting ID: 969 156 5016
Passcode: ptq152
Find your local number: https://us06web.zoom.us/u/kbgemtE4ci

 

L'obiettivo della discussione, libera e aperta, è fare un bilancio delle prospettive dell'opposizione alla guerra dopo il voto europeo di questo giugno (8-9 giugno in Italia, come già riportato).
Alcuni di noi hanno caldeggiato la strada del "partito della pace che non c'è". La lista Pace Terra Dignità non ha raggiunto il quorum del 4%. Vuol dire che possiamo considerare chiusa l'ipotesi?
All'Arena di Verona Papa Francesco ha benedetto lo sforzo di Padre Alex Zanotelli per un nuovo movimento pacifista organizzato. Come ci poniamo rispetto ad esso?
E' possibile che questi percorsi si incrocino per camminare dei tratti insieme?
Vi sono poi le campagne che abbiamo lanciato con l'appello "per riportare al voto e alla politica di base i delusi e gli arrabbiati".
L'appello con le proposte lo troviamo al link: https://www.petizioni24.com/listapaceterraeuropee
Su una idea noi Disarmisti esigenti intendiamo comunque lavorare: costituire al Parlamento europeo un gruppo parlamentare incentrato, per l'intanto, sull'uscita dell'Europa dalla guerra. 
Occorrono 23 deputati e, in teoria, tra M5S italiano, eletti pacifisti come Strada, Tarquinio, Salis, Lucano, Partito comunista portoghese ed altre organizzazioni della sinistra radicale, sarebbe possibile metterlo insieme. 
Noi comunque, eredi di una cultura e di una organizzazione antimilitarista nonviolenta "centenaria", continuiamo.
Se è vero che è stato scavato un baratro tra rappresentanza e popolo (più del 50% non si è recato alle urne!), e se è vero che in questa tornata europea si è addirittura allargato (complice la paura del fascismo che ha sovrastato la paura della guerra), faremo la nostra parte perché non si disperda la mobilitazione entusiasta che abbiamo visto svilupparsi in questi mesi... 

 

QUI sotto una bozza del documento dell'elaborato nell'estate 2023 sintetizzato e  riadattato per il contesto nazionale, in vista delle prossime elezioni politiche del 2027...

 

Siamo per la presentazione di una lista indipendente per la pace alle elezioni politiche del giugno 2027, sulla base delle forze coinvolte nella esperienza di PACE TERRA DIGNITA'; ed in questo senso voteremo ad una eventuale assemblea convocata da Michele Santoro. La riteniamo utile, anzi indispensabile, questa presentazione alle politiche, non per il “sogno della pace”, quello che, ad esempio, poteva avere nel cuore Martin Luther King, o qualsiasi altro “sogno” accarezzato da chiunque altro, ma per un lavoro laico e mirato, che inverta, se possibile, la tendenza globale alla guerra e al rafforzamento in atto del sistema di guerra.

L’Italia europea per la quale ci battiamo deve (e si tratta di obiettivi che hanno una loro plausibilità e fattibilità):

1) Denuclearizzare sia in campo militare, sia in campo civile

2) Convertire le spese militari in investimenti sociali (beni comuni e pubblici) e per la conversione ecologica: dire no alla guerra e sì alla pace significa considerare anche la guerra sociale ai beni comuni e l'utilizzo delle armi finanziarie come il debito.

3) Predisporre un modello di difesa che, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, attui il transarmo progressivo verso la resistenza nonviolenta quale capacità di opporsi all’ingiustizia con mezzi costruttivi, basati sulla forza dell’unione popolare.

Alcune campagne dei movimenti di base vanno sostenute da una sponda istituzionale più salda, sicura, convinta:

1- La proibizione delle armi nucleari che va messa in rapporto con il No First Use.

2- L'opposizione al ritorno del nucleare civile.

3- Object War per il diritto internazionale al non partecipare direttamente ai combattimenti armati.

4- L’obiezione di coscienza nelle sue varie forme e modalità: oltre a quella al servizio militare, le obiezioni alle spese militari, alle banche armate, alle produzioni e ai traffici bellici.

5- Il contrasto alla militarizzazione della scuola, dell’università, della ricerca scientifica.

La lista da mettere in campo dobbiamo rivolgerla non, in modo limitato, alla "tribù pacifista" ma, in modo più ampio, ai “pacifici”, ad uno spontaneo atteggiamento e sentimento della maggioranza popolare, in Italia legittimato da una Costituzione esplicitamente e marcatamente pacifista. Deve servire a riconquistare alla politica di base settori che si sono relegati, per disperazione e per rabbia, nell’astensionismo.

Questa crisi di partecipazione ha un motore da non sottovalutare anche nel disprezzo dimostrato da tutto il quadro politico istituzionale verso il ripudio della guerra provato dal sentire popolare maggioritario. Gli stessi “media con l’elmetto” continuano a riferire di cinque punti in cui sia il governo che l’opposizione contraddicono la volontà popolare: 1) no aiuti militari ai belligeranti, incluso il governo ucraino (la popolazione va sostenuta in tutti gli altri modi possibili); 2) no aumento delle spese militari e della militarizzazione; 3) no sanzioni economiche distruttive ed autodistruttive; 4) cessate il fuoco immediato senza condizioni e avvio di trattative per la sicurezza globale; 5) rispetto dei referendum sui beni comuni per l’acqua pubblica e contro l’energia nucleare da fissione.

L’Arcobaleno deve spuntare per dare una rappresentanza coerente al no alla guerra. Dipende da tutte/i noi far emergere la pacifica e spontanea volontà popolare senza il quale non sono credibili neanche i percorsi per il clima e la giustizia sociale. Sottolineando lo spirito dell’aggiunta nonviolenta: non dobbiamo considerare i concorrenti elettorali come un nemico, tanto più se, anche grazie alla nostra sollecitazione, si pongono in qualche modo il tema del disarmo e della fine della guerra con una soluzione diplomatica.

L’alternativa al sistema di guerra deve concretizzarsi in un impegno per la quale la società strutturalmente pacifica, contro la decrescita infelice provocata dal conflitto bellico, si fa pane quotidiano, coinvolgendo gli operatori economici in politiche e pratiche per una economia della solidarietà contro la logica del neoliberismo e del profitto illimitato. Proviamo a partire dal settore agricolo, che rappresenta una quota consistente del bilancio complessivo dell’UE.

Dobbiamo distinguere le logiche di organo comunicativo, movimento politico organizzato e lista, cercando di armonizzarle, ma sapendo gestire bene lo specifico di ciascuna.

Quando Alexander Langer diceva: “Più lento, più dolce, più profondo” è perché nel modo di fare politica intendeva adottare la differenza femminile, nel praticare “atteggiamenti più includenti, più comprensivi, più capaci di dialogo, più capaci di creare delle convergenze, delle condivisioni anche su fronti diversi ma per comuni obiettivi, per comuni ideali, per comuni necessità da soddisfare”.

La comunità politica che si va a creare deve realizzare quella libertà di potere fare insieme le cose, la libertà come partecipazione, la libertà “eguale” come fondamento della democrazia di cui parla anche la Costituzione italiana. Citiamo Nelson Mandela: «Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri».

 

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Ora entriamo nella sezione originaria, che risale all'estate 2023, in cui avevamo proposto:

1) una premessa sulle conclusioni dell'Assemblea al Teatro Ghione del 30 settembre 2023

2) il documento dei Disarmisti esigenti per la lista dei pacifici alle europee

3) la proposta di mobilitazione contro il rinnovo del decreto che consente di inviare armi all'Ucraina scavalcando il Parlamento


1) PREMESSA

Un appello di Raniero La Valle e Michele Santoro (per il suo testo completo: https://www.serviziopubblico.it/post/915) ) ci aveva chiesto, con il firmarlo, di promuovere insieme l'assemblea del 30 settembre a Roma, che poi si è effettivamente tenuta in quella data al Teatro Ghione. 

L'appello era rivolto ai pacifici, agli organizzati (come noi Disarmisti esigenti) e ai disorganizzati, agli elettori di tutte le liste, agli assenti dalle urne e a quelli di deluse speranze. Tra i 2.000 firmatari i media hanno notato personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della scienza come Valeria Golino, Marc Innaro, Jorit, Marisa Laurito, Fiorella Mannoia, Milly Moratti, Piergiorgio Odifreddi.

L'assemblea, dalle ore 16:00 alle ore 20:00, al Teatro Ghione di Roma, è stata molto partecipata, con molte presenze intellettuali e di movimento. A quello del "moderatore" Santoro all'introduzione di Raniero La Valle si sono aggiunti numerosi interventi:  Luigi De Magistris, Maurizio Acerbo, Ginevra Bompiani, Alessandro Bergonzoni, Vauro, il capitano Ultimo, Maria Fida Moro, Massimo Cacciari. Nel momento conclusivo,  votando praticamente all'unanimità una mozione, l'incontro ha deciso di lanciare la lista dei pacifici (cui deve ancora essere trovato il nome): si tratta di colmare il vuoto di rappresentanza per tre soggetti ideali che non l’hanno o l’hanno perduta, vale a dire i tre beni comuni della PACE, della TERRA e della DIGNITÀ.

Santoro - e coloro che concordano con la sua scommessa politica - hanno capito che proprio il fatto di diventare un competitor alle urne rappresenta una scossa sconvolgente, l’elemento che può scompaginare la scontatezza ripetitiva del dibattito pubblico corrente e del campo politico-istituzionale di forze oggettivamente respingenti la partecipazione democratica ed elettorale, la cura che può in parte sanare, specie a sinistra, l'astensionismo ormai al 50%.«Se non entriamo noi nell'arena, gli altri partiti, compresi quelli a parole più sensibili al tema, taceranno di quella che è la principale ragione di ciò che sta succedendo in Europa: la guerra», è il ragionamento. Per i promotori, la guerra è il meta-tema, quello che contiene tutti gli altri e che attraversa ogni possibile rivendicazione, dai temi ambientali alle politiche sociali.

L'assemblea di Roma, riprendendo l'appello originario citato, ha puntato l'indice contro il SISTEMA DI GUERRA, sicura che, se si potesse fare un referendum mondiale, la grande maggioranza dei popoli e dei cittadini della Terra direbbe NO alla guerra e NO alla competizione strategica per il dominio del mondo. La mozione da essa emersa ha voluto "prendere partito per la pace"; e mettere alla prova questa netta presa di posizione con la presentazione di una lista alle elezioni europee. 

La mozione approvata, praticamente all'unanimità dei presenti in teatro, la si può vedere e ascoltare, con la presentazione di Michele Santoro, su You Tube al link https://www.youtube.com/watch?v=z8JtQ4LeL8w e recita testualmente: 

"L'Assemblea per la PACE, la TERRA, la DIGNITA' che si è riunita a Roma il 30 settembre rispondendo all'appello di Michele Santoro  e Raniero La Valle, impegna, con il metodo della condivisione, ad arricchire e approfondire la bozza di documento programmatico tenendo conto di tutti i contributi emersi dal dibattito.
Emerge l'esigenza di formare un gruppo di lavoro coinvolgendo tutte le componenti che hanno partecipato ed invitando chi non l'ha ancora fatto ad aderire al progetto di un nuovo soggetto politico popolare, che abbia la pace come obiettivo urgente e orizzonte futuro.
Decide di avviare tutte le necessarie iniziative per partecipare, realizzando la maggiore unità possibile, alle prossime elezioni europee, allo scopo di incardinare, nel dibattito elettorale e poi nella stessa UE, l'assillo della pace, da istituire a cominciare dalla fine del conflitto in Ucraina, senza vincitori né vinti, con la guerra da ripudiare, con la Terra da salvare, per restituire dignità a tutte le creature.
L'assemblea intende ridare vita al sogno di un'altra Europa, dall'Atlantico agli Urali, amica di ogni persona, presenza critica e solidale nel rapporto con tutti gli Stati del mondo.
Decide che il nome, il manifesto e la piattaforma programmatica della nuova proposta politica saranno adottati in una prossima assemblea, articolata in due sezioni, a Milano e a Messina".

Stando all'appello originario, il primo punto di un programma elettorale dovrebbe essere il rifiuto della creazione di un esercito europeo, che sarebbe integrato nella NATO con gli Stati Uniti al comando. Uscire dalla guerra è la parola d'ordine centrale, senza però porre come obiettivo urgente lo scioglimento della NATO (che ogni soggetto convergente naturalmente è libero di coltivare e perseguire ma riconoscendo che lo stop alla guerra preliminarmente rappresenta la sconfitta della NATO). L’Europa dovrebbe promuovere la riforma dell’Onu e una politica attiva per il disarmo, con l’inclusione del Brasile, dell’India e del Sudafrica, nazioni che formano i BRICS, nel novero dei Cinque Membri Permanenti del Consiglio di sicurezza.
L’Europa ha interesse a sostenere l’opposizione del presidente brasiliano Lula alla supremazia mondiale del dollaro e a sottrarre la moneta e il debito al dominio delle banche private e alla speculazione liberista.
Si ritiene il sistema di guerra incompatibile con la democrazia e si vuole una scuola che non trasformi i ragazzi in capitale umano.
Nei fatti la guerra dovrebbe essere ripudiata come il patriarcato; e dovrebbero essere salvati per primi “gli ultimi”, ad esempio i migranti che attraversano il Mediterraneo, perché solo in questo modo si salvano anche i primi.

Noi aderiamo e proponiamo di aderire con entusiamo. Allo stesso tempo proponiamo che la lista indipendente per le prossime europee PACE TERRA DIGNITA' (o come verrà chiamata dopo il sondaggio tra gli associati a Servizio Pubblico) includa le motivazioni e le finalità del documento sotto riportato.

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2) Ecco ora IL DOCUMENTO dei Disarmisti Esigenti per la lista dei pacifici alle europee

rif. Alfonso Navarra (cell. 340-0736871) ed Ennio Cabiddu (cell. 366-6535384) - Milano 9 settembre 2023


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Siamo per la presentazione alle elezioni europee del giugno 2024, da parte dell’Associazione Servizio Pubblico - sulla base delle forze coinvolte nella Staffetta dell’Umanità e dell'appello PACE TERRA DIGNITA' lanciato da Michele santoro e Raniero La Valle - ed in questo senso voteremo all’assemblea del 30 settembre. La riteniamo utile, anzi indispensabile, questa presentazione di una lista, non per il “sogno della pace”, quello che, ad esempio, poteva avere nel cuore Martin Luther King, o qualsiasi altro “sogno” accarezzato da chiunque altro, ma per un lavoro politico laico e mirato, che inverta, se possibile, la tendenza globale alla guerra e al rafforzamento in atto del sistema di guerra.

Noi crediamo, anche sulla base delle informazioni sui sondaggi che ci ha esibito Michele Santoro, che con un po’ di sforzo, si possano raccogliere forze sufficienti per presentare una lista vincente collegata a un “progetto politico della pace”, quale quello, prefigurato dai momenti di mobilitazione, senza paragoni, organizzati da “Servizio pubblico” sin da “Pace proibita”, e culminati con la Staffetta dell'Umanità.

Non vogliamo togliere nulla ai “sogni”, come visione ispirata di un futuro radioso: possono appartenere a tutte e tutti: sono prospettive culturali per la quale vale la regola: “Che mille scuole fioriscano, che mille maestri rivaleggino nell’indicare i sentieri di un nuovo mondo possibile.”

Il “sogno” evangelico ha posto le basi per una miriade di chiese ed i valori cui esso richiama possono ispirare i programmi dei partiti politici, che però, nella natura della loro azione, hanno tutt’altra dimensione di scopi, traguardi ed effetti. Non si può accampare abusivamente una “violazione di trasversalità” per ostacolare aggregazioni su basi politiche che “prendano partito”.

Queste considerazioni non sono rivolte all’appello Santoro-La Valle su PACE, TERRA E DIGNITA’, che ha sì la portata valoriale di un grande “sogno”, e noi lo approviamo anche in questa dimensione. Ma lo approviamo soprattutto nel suo spessore materiale di cammino concreto che contribuisce a dare le basi di una strategia politica per fare esistere il “partito che non c’è” nel superamento del “sistema di guerra”.

La strategia politica è infatti un fatto legato alla congiuntura, ai parallelogrammi contingenti delle forze, ed esige, se vuole essere efficace, nei confronti delle tendenze alla guerra unica, un approccio laico di netta distinzione rispetto a un pacifismo burocratico e specialistico: diventa discriminante la considerazione che, per ottenere un cessate il fuoco in Ucraina, non bisogna rifornire di armi i belligeranti, a prescindere dalla distinzione tra chi è immediatamente aggressore o aggredito.

Abbiamo, in concreto, da spingere perché l’Unione Europea, costruzione politica importante ma fragile e contraddittoria, non si suicidi accodandosi alla linea NATO, che porta ad una specie di nuova guerra fredda perseguita dagli USA: i complessi militari e industriali in intreccio con settori del capitalismo finanziario imperniati sul sistema del dollaro trovano in essa una dinamica di egemonia e di espansione. Va sostenuta la spinta del Sud Globale alla dedollarizzazione, perché apre spazi ad un ordine mondiale più democratico, al costituzionalismo mondiale, con dinamiche che affermano la prevalenza dei diritti (umani e sociali, dell’Umanità e della Natura) sul diritto della forza armata. Sottolineiamo la necessità del multipolarismo inclusivo, liberato da ogni forma di alleanza militare, dotato di una governance democratica e solidale, che possa sostituire quello unipolare che oggi, sotto la narrazione retorica della contrapposizione democrazie-autocrazie, il complesso USA/NATO continua a voler imporre al mondo anche con la forza delle armi.

È l’articolo 11 della Costituzione sul “ripudio della guerra”, anche nel suo secondo comma, esteso su scala europea e globale: il superamento della sovranità assoluta degli Stati per quelle “limitazioni della sovranità, in condizioni di parità, necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.


L’Europa per la quale ci battiamo deve (e si tratta di obiettivi che hanno una loro plausibilità e fattibilità):

1) Denuclearizzare

2) Convertire le spese militari in investimenti sociali (beni comuni e pubblici) e per la conversione ecologica

3) Predisporre un modello di difesa che attui il transarmo progressivo verso la resistenza nonviolenta quale capacità di opporsi all’ingiustizia con mezzi costruttivi, basati sulla forza dell’unione popolare.

Alcune campagne dei movimenti di base vanno sostenute da una sponda istituzionale più salda, sicura, convinta:

1- La proibizione delle armi nucleari che va messa in rapporto con il No First Use.

2- La denuclearizzazione sia militare che civile.

3- Object War per il diritto internazionale al non partecipare direttamente ai combattimenti armati.

4- L’obiezione di coscienza nelle sue varie forme e modalità: oltre a quella già citata al servizio militare, le obiezioni alle spese militari, alle banche armate, alle produzioni e ai traffici bellici.

5- Il contrasto alla militarizzazione della scuola, dell’università, della ricerca scientifica.

La lista da mettere in campo dobbiamo rivolgerla non, in modo limitato, alla "tribù pacifista" ma, in modo più ampio, ai “pacifici”, ad uno spontaneo atteggiamento e sentimento della maggioranza popolare, in Italia legittimato da una Costituzione esplicitamente e marcatamente pacifista. Deve servire a riconquistare alla politica di base settori che si sono relegati, per disperazione e per rabbia, nell’astensionismo.

Questa crisi di partecipazione ha un motore da non sottovalutare anche nel disprezzo dimostrato da tutto il quadro politico istituzionale verso il ripudio della guerra provato dal sentire popolare maggioritario. Gli stessi “media con l’elmetto” continuano a riferire di cinque punti in cui sia il governo che l’opposizione contraddicono la volontà popolare: 1) no aiuti militari ai belligeranti, incluso il governo ucraino (la popolazione va sostenuta in tutti gli altri modi possibili); 2) no aumento delle spese militari e della militarizzazione; 3) no sanzioni economiche distruttive ed autodistruttive; 4) cessate il fuoco immediato senza condizioni e avvio di trattative per la sicurezza globale; 5) rispetto dei referendum sui beni comuni per l’acqua pubblica e contro l’energia nucleare da fissione.

L’Arcobaleno deve spuntare per dare una rappresentanza coerente al no alla guerra. Dipende da tutte/i noi far emergere la pacifica e spontanea volontà popolare senza il quale non sono credibili neanche i percorsi per il clima e la giustizia sociale. Sottolineando lo spirito dell’aggiunta nonviolenta: non dobbiamo considerare i concorrenti elettorali come un nemico, tanto più se, anche grazie alla nostra sollecitazione, si pongono in qualche modo il tema del disarmo e della fine della guerra con una soluzione diplomatica.

L’alternativa al sistema di guerra deve concretizzarsi in un impegno per la quale la società strutturalmente pacifica, contro la decrescita infelice provocata dal conflitto bellico, si fa pane quotidiano, coinvolgendo gli operatori economici in politiche e pratiche per una economia della solidarietà contro la logica del neoliberismo e del profitto illimitato. Proviamo a partire dal settore agricolo, che rappresenta una quota consistente del bilancio complessivo dell’UE.

Dobbiamo distinguere le logiche di organo comunicativo, movimento politico organizzato e lista, cercando di armonizzarle, ma sapendo gestire bene lo specifico di ciascuna.

La logica di lista può essere funzionale alla logica del movimento politico organizzato di persone libere (va particolarmente sottolineato nell’Italia dell’aggregazione per cordate di interessi!) se si riesce a varare un meccanismo democratico per la scelta del programma e dei candidati. Si tratta di discutere, discutere, discutere con lo spirito dell’et et non dell’aut aut. Alla fine il corpo politico vota e decide a maggioranza, ma con garanzie che i portatori di proposte di minoranza non siano puniti né tantomeno espulsi.

Quando Alexander Langer, citato da Raniero La Valle, diceva: “Più lento, più dolce, più profondo” è perché nel modo di fare politica intendeva adottare la differenza femminile, nel praticare “atteggiamenti più includenti, più comprensivi, più capaci di dialogo, più capaci di creare delle convergenze, delle condivisioni anche su fronti diversi ma per comuni obiettivi, per comuni ideali, per comuni necessità da soddisfare”.

La comunità politica che si va a creare deve realizzare quella libertà di potere fare insieme le cose, la libertà come partecipazione, la libertà “eguale” come fondamento della democrazia di cui parla anche la Costituzione italiana. Citiamo Nelson Mandela: «Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri».

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3 - Di seguito la proposta di mobilitazione dei Disarmisti Esigenti per incalzare il governo italiano in difficoltà con l'opinione pubblica contraria alla guerra

rif. Alfonso Navarra (cell. 340-0736871) ed Ennio Cabiddu (cell. 366-6535384) - Milano 9 settembre 2023

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MOBILITIAMOCI ANCORA CONTRO IL RINNOVO DEL DECRETO CHE CONSENTE DI INVIARE ARMI ALL'UCRAINA SCAVALCANDO IL PARLAMENTO

Su la Repubblica di giovedì 5 ottobre 2023 a pagina 19 troviamo l'articolo di Tommaso Ciriaco e Gianluca Di Feo, rubricato sotto la categoria "IL CASO".
Titolo: Mancano le risorse e il consenso. L'Italia frena sulle armi all'Ucraina.
Commentano i giornalisti:
"L'Ucraina ha chiesto materiale che Roma ha difficoltà a concedere. Per ragioni di sicurezza nazionale, ufficialmente. Ma anche per evidenti difficoltà politiche e finanziarie. (...) Bisogna rispondere al quesito più delicato: davvero Roma vuole entrare (con un certo tipo di armi, i missili Storm Shadow - ndr) nella partita degli attacchi in un territorio (la Crimea - ndr) che i russi considerano proprio? (...) Non è facile, per Palazzo Chigi, impegnarsi in nuove costose spedizioni mentre è in discussione una manovra di austerità, che taglia settori chiave come la Sanità. (...) La guerra è sempre meno popolare. E Meloni, che ha sempre tenuto per un anno il timone dritto sul sostegno a Kiev, deve iniziare a fare i conti anche con il consenso in vista delle Europee. (...) Non significa che Palazzo Chigi ha deciso di interrompere il sostegno militare. Ma è abbastanza per alimentare i dubbi di un senatore DEM vicino alla causa di Kiev, Filippo Sensi. "Il sostegno (al governo Ucraino - ndr) non può vacillare sull'altare delle europee".
 
Quindi nella maggioranza si litiga e, preso atto che l'opinione pubblica è tutt'altro che entusiasta sul coinvolgimento nella guerra, ci si comincia a smarcare, come già nel Congresso USA, ma anche in Polonia, in Ungheria e in Slovacchia, dall'oltranzismo Zelenskiano. All'"eroe" non si è più disposti a dare quasi tutto quello che vuole e come lo vuole. L'opinione pubblica americana al 51% ritiene di avere già dato più che a sufficienza, secondo un sondaggio del Washington Post.
 
Le armi - è vero - devono tacere se si vuole davvero opporsi alla guerra. Ma perché questo accada bisogna impedire l'invio di forniture assassine dall'Italia ai teatri di guerra. C'è chi propone e pratica, come i portuali di Genova, l'azione diretta nonviolenta bloccando la produzione e il trasporto degli strumenti di morte. Senza necessariamente arrivare subito a tanto, si può almeno rimproverare il governo e il parlamento quando decidono di passarle a coloro che sparano, di rifornirli di pallottole e di addestrarli se non riescono a fare funzionare sistemi complicati. 
Quale occasione migliore di una manifestazione nazionale a Roma per interloquire con il governo e le forze politiche, richiamando la loro responsabilità sulla via maestra della Costituzione che stanno abbandonando proprio con le forniture di armi che hanno deciso e continueranno a decidere?
Ecco perché noi Disarmisti esigenti chiamiamo a darsi appuntamento per fine dicembre 2023: invitiamo a contestare il rinnovo del decreto Draghi per gli aiuti militari al governo ucraino: questo è il modo di premere per il cessate il fuoco e uscire dalla guerra!
Dobbiamo tenerci pronti per una mobilitazione pacifica quando il Parlamento, insieme al bilancio che aumenta le spese militari, voterà il decreto Draghi, già rinnovato nel 2022 dal governo Meloni, che consente gli aiuti militari al governo ucraino attraverso semplici Dpcm. E' un suicidio del ruolo istituzionale del Parlamento, che si lascia informare solo tramite il COPASIR, in violazione della Costituzione che ripudia la guerra; ed in dispregio della volontà maggioritaria del popolo italiano contrario su questo come su altri punti di militarizzazione. Armi, spese militari, nuove "atomiche", sanzioni, rifiuto di porsi come mediatori, ostano alla fuoriuscita dell'Italia da questo "grande" conflitto che può sciaguratamente avvitarsi in escalation incontrollabili.
 
I digiunatori per coerenza pacifista, che - onorando la memoria della scomparsa Antonia Sani - sono stati più volte (6 volte) presenti in piazza, unici a protestare, invieranno le loro comunicazioni e faranno da punto di riferimento con il seguente striscione, immutato dal 5 novembre 2022 (sperando che risponda all'appello un millesimo di quelli che si mobilitano per certe adunate oceaniche che non mettono in rapporto le parole con la realtà dei fatti decisivi):
 
OGGI NON ESISTONO GUERRE GIUSTE (PAPA FRANCESCO)
Fermate subito i combattimenti, intervenga l'ONU per negoziare una tregua e prevenire una escalation nucleare 
Custodiamo, esseri umani cooperanti, la Terra sofferente
Riconvochiamoci, quando si vota in Parlamento, per protestare contro l'invio di nuove armi all'esercito ucraino.

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