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LA DETERRENZA NUCLEARE: UN GENOCIDIO PROGRAMMATO DA DISINNESCARE (in occasione del quinto anniversario dell’adozione del Trattato di proibizione delle armi nucleari)

Il 7 luglio ricorre l'anniversario del TPAN (Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari), adottato a New York nel 2017, un Trattato, entrato in vigore nel 2021 dopo la cinquantesima ratifica (adesso siamo a quota 66 ratifiche), proprio di recente sottoposto a revisione dalla Conferenza degli Stati parti tenutasi a Vienna, dal 21 al 23 giugno.   L'importanza di questo strumento giuridico sta nel fatto che proclama l'illegalità della deterrenza nucleare, cioé si va oltre la condanna della minaccia dell'uso, lo stesso possesso degli ordigni atomici è considerato da bandire.  

Dobbiamo innanzitutto premettere l'assoluta incompatibilità della deterrenza nucleare con ogni tipo di etica pubblica, come bene argomentato dal teologo e attivista pacifista, Padre Richard Mc Sorley ("E' un peccato costruire un'arma nucleare"). E dall’arcivescovo di Seattle, Padre Raymond Hunthausen. “Una volta accettata la possibilità di usare l’arma nucleare, qualsiasi altro male, è al confronto, un male minore, ed ogni speranza di un miglioramento generalizzato della moralità pubblica è condannata al fallimento”.

Passando però alle considerazioni sul piano più strettamente giuridico, noi consideriamo la preparazione di una guerra atomica molto più di un crimine di guerra: è una presa in ostaggio delle popolazioni minacciate di rappresaglia per "dissuadere" uno Stato ostile da un attacco nucleare. Quindi siamo di fronte a un crimime contro l'umanità, ovvero, di un GENOCIDIO PROGRAMMATO, secondo la fattispecie definita nel 1948 dalla Assemblea generale dell’ONU, accolta nell’art. 6 dello Statuto della Corte penale internazionale firmato a Roma il 17 luglio 1998.  

Quando si parla di "deterrenza" abbiamo quattro modi diversi in cui può essere affrontato il rischio di un attacco atomico, non necessariamente incompatibili l'uno con l'altro; vale a dire:  1) La distruzione preventiva delle armi avversarie; 2) L'intercettazione delle armi atomiche; 3) La protezione fisica contro gli effetti delle esplosioni; 4) La minaccia di rappresaglia, caso che rappresenta il minimo comune denominatore di ogni dottrina di deterrenza.   In questo senso indicato dal punto 4 possiamo considerare la "deterrenza nucleare", ad essere più precisi e specifici, come un tentato genocidio, perché lo sterminio indiscriminato è sicuramente programmato, minacciato, organizzato, ma non è stato, con tutta evidenza, al momento perpetrato (e preghiamo e lavoriamo perché questa eventualità non abbia mai a verificarsi!).  

Ma torniamo alla sede internazionale che condanna senza mezze misure la deterrenza nucleare, e la pone fuori legge: è, come si diceva all'inizio, il percorso della proibizione delle armi nucleari che a Vienna qualche giorno fa (dal 21 al 23 giugno) ha attraversato una sua tappa fondamentale con il primo meeting di revisione del Trattato.  

Nella dichiarazione finale di Vienna troviamo scritto: "Gli Stati parti hanno riaffermato la complementarità del trattato con il regime internazionale di disarmo e non proliferazione, compreso il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), e si sono impegnati a continuare a sostenere il TNP e tutte le misure che possono contribuire efficacemente al disarmo nucleare. Affermando che il TPNW (trattato di proibizione) è più che mai necessario in queste circostanze, gli Stati parti hanno deciso di “procedere con la sua attuazione, con l’obiettivo di stigmatizzare e delegittimare ulteriormente le armi nucleari e di costruire costantemente una solida norma globale perentoria contro di esse”. Ora questo strumento del TPNW andrà a confrontarsi direttamente con le potenze nucleari ad agosto a New York rispetto all'ordine giuridico rappresentato dal TNP.   La Dichiarazione di Vienna si conclude con le seguenti parole: “di fronte ai rischi catastrofici posti dalle armi nucleari e nell’interesse della stessa sopravvivenza dell’umanità… Non ci fermeremo finché l’ultimo Stato non avrà aderito al Trattato; l’ultima testata non sarà stata smantellata e distrutta e le armi nucleari non saranno state totalmente eliminate dalla Terra”.  

È un fatto positivo che alcuni Paesi della condivisione nucleare NATO, quelli della UE come Germania, Belgio e Olanda, abbiano deciso di prendere parte come Stati "osservatori" alla Conferenza di Vienna, di fatto avallando positività e utilità di questo percorso. Ed è invece deprecabile che il governo italiano abbia disertato l'incontro, in uno spirito di accodamento alla egemonia americana.   A Vienna una ottantina di delegazioni di Stati hanno quindi concordato posizioni importanti e aperto un dialogo con i Paesi della condivisione nucleare NATO, Germania, Belgio e Olanda, presenti come Stati osservatori. Sono tutti ben coscienti, questi Paesi, che il possesso di armi nucleari non serve affatto ad assicurare la pace ed è piuttosto una seria minaccia verso l’umanità intera e l'intero ecosistema globale.  Una scelta, quella italiana, ancora più vergognosa e grave in questo momento storico segnato dalla guerra in Ucraina, in cui la minaccia nucleare si fa seria per le possibilità di escalation e l'opposizione popolare maggioritaria è attestata da tutti i sondaggi. Peraltro, la presenza delle testate Usa ad Aviano (Pordenone) e a Ghedi (Brescia) lungi dal garantirci, difenderci e rassicurarci, ci rende solo più vulnerabili, per l'appunto "ostaggi" della guerra atomica, vittime potenziali del genocidio programmato in corso.  

Noi, come società civile, saremo presenti a New York ad agosto alla revisione del TNP, perché intendiamo batterci nello spirito di Vienna, affinché il Trattato di proibizione venga riconosciuto come strumento di attuazione dell'articolo VI del TNP: le trattative in buona fede che devono condurre al disarmo completo.   Ed in Italia continueremo ad insistere per la presentazione di un disegno di legge di ratifica del TPNW. Al di là della approvazione immediata, non alla portata purtroppo di questo Parlamento, riteniamo comunque utile che il tema del disarmo nucleare e del suo rapporto con i rischi bellici, ecologici e sociali, debba fare parte del dibattito nella campagna elettorale per le prossime politiche del 2023.

Gli armamenti nucleari sono oggi funzionali all'attuale sistema economico-finanziario, che permette che il 10 per cento della popolazione continui a consumare da sola il 90 per cento dei beni di questo mondo. Dobbiamo avere il coraggio di realizzare il disarmo nucleare per porre fine a diseguaglianze e sfruttamento.

Il disarmo nucleare, ed il disarmo in genere, fanno quindi parte di un concetto "complesso" di pace, come condizione di vita e di giustizia nonché modello complessivo di sviluppo. La pace come centro organizzatore delle convergenze e come priorità, non come annesso e dettaglio residuale dei programmi di intervento sociale, in molti contesti addirittura omessa.
La pace globale con la Natura, obiettivo della conversione ecologica, quale condizione per la giustizia e la libertà delle società umane.

Primi firmatari: 

Alfonso Navarra -Disarmisti esigenti (tra le organizzazioni membre ICAN)

Antonia Sani -Coordinamento antinucleare europeo

Alex Zanotelli - missionario comboniano  

Moni Ovadia, artista

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