nonsiamoinguerra-nosanzioni

 

INIZIATIVA 

Salvare la Terra – Fermare la guerra

Revochiamo le sanzioni energetiche contro la Russia che ci separano dalla pace. Indirizziamoci invece verso la soluzione negoziata e cooperativa del conflitto!

 

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA - PORTAVOCE DEI DISARMISTI ESIGENTI

MILANO 19 SETTEMBRE 2022

Si propone di inviare il seguente appello, redatto in bozza dal sottoscritto, con una versione più lunga e una versione sintetica, precedute da un abstract, su cui raccogliere adesioni online, ai capi di partito delle liste impegnate nella campagna per il voto del 25 settembre, diciamo una settimana prima, max il 20 settembre.

Se convochiamo, in altre città come a Milano, manifestazioni il 26 settembre, giornata ONU contro le armi nucleari, con l’invito alla partecipazione di politici sensibilizzati, potrà essere letto in esse nel contesto della reiterazione della richiesta della ratifica del TPAN da parte dell’Italia.

Il tema delle sanzioni non va trascurato perché la stessa stampa mainstream avverte che si sta preparando una esplosione sociale, come a Praga (70mila persone sono scese in piazza il 3 settembre), nel momento in cui arriveranno le prossime bollette e comunque saranno chiari gli effetti di rovina economica (inflazione e recessione) delle sanzioni, cioè della guerra globale economica che si è deciso di affiancare al conflitto militare in Ucraina.

C’è bisogno di un riferimento ecopacifista (per così dire rosso-verde e di sostanza, non puramente retorico) per la gente impoverita e spaventata, perché nel contesto politico che viviamo è facile che le mobilitazioni tipo forconi/gilet gialli che si prospettano siano alla fine strumentalizzate dalla destra estrema, in un clima politico che la favorisce.

Il problema è: grazie al nostro disinteresse dobbiamo permettere che l’opposizione popolare alla guerra, non rappresentata coerentemente da alcuno (proprio il mancato riferimento alle sanzioni ce lo dimostra), che dovrebbe naturalmente avere connotazioni e sbocchi democratici e progressivi, finisca invece nelle mani delle destre e vada ad alimentare nuove guerre di civiltà (contro l’Islam e contro la Cina), secondo lo spirito non domo ma crescente del trumpismo mondiale?

E' logico e facile prevedere che si cercherà un capro espiatorio per il collasso sociale che le élites ci stanno predisponendo. La bilancia dell’opinione pubblica può pendere individuando Putin e i nemici dell’Occidente oppure, al contrario, come è giusto, la guerra e la logica della potenza, da superare. Quell’oppure dipende anche da come, noi "avanguardie sociali", sapremo organizzarci, lavorare, mobilitarci, a partire da subito…

Un interlocutore importante possono essere le organizzazioni sindacali che hanno dato vita, l'8 maggio 2022, allo sciopero generale contro la guerra e contro l'economia di guerra. Sono scese in piazza in varie città italiane (Roma, Milano...) contro l’invio di armi e l’escalation militare, contro i tagli alla spesa pubblica e alle condizioni salariali, per la garanzia di un reddito dignitoso per tutte e tutti. Mancava però un obiettivo esplicito per la revoca delle sanzioni energetiche. Il prossimo sciopero generale potrà rimediare!

Ma bisogna proporre un approccio radicale e risolutivo, non solo richiami a forme di lotta (lo sciopero, l'autoriduzione delle bollette), che oltretutto presi a sé possono suonare persino demagogici. La soluzione vera rispetto al caro bollette non sta, come già propongono i vertici UE, nel tassare gli extraprofitti - oltre ad altre misure derivate e secondarie, tipo il price cap - ma nel revocare le sanzioni, determinanti nel panorama odierno. Non dimenticando di promuovere nella pratica, nelle iniziative territoriali di autodifesa collettiva, la diffusione dell’ALTERNATIVA RINNOVABILE!

Per interventi, commenti e ulteriore materiale informativo si vada al link:

http://www.disarmistiesigenti.org/2022/09/18/nosanzionisidialogoconenergia/

 
Proponiamo anche di partecipare ad un nostro incontro on line, con inizio alle ore 20:00, sempre il 26 settembre.
Intendiamo riflettere sulle possibilità di costruire un'opposizione sociale che punti ovviamente a dei NO necessari ma pensando globalmente alla pace come nuovo modello di ecosviluppo, per una umanità di liberi ed eguali nella "terrestrità"; ed anche commentare insieme i primi risultati elettorali.

Questo il link per partecipare all'incontro su piattaforma Google Meet: 
 

_______________________________________________________________

 

ABSTRACT DELL'APPELLO (versione sintetica pubblicabile su quotidiani e settimanali cartacei)

SALVARE LA TERRA - FERMARE LA GUERRA

Revochiamo le sanzioni energetiche contro la Russia che ci separano dalla pace.

Indirizziamoci verso la soluzione negoziata e cooperativa del conflitto!

Abbiamo elaborato il presente appello a favore della abrogazione unilaterale delle sanzioni alla Russia, interpretando la precisa volontà in questo senso della maggioranza del popolo italiano: 53%, secondo gli ultimi sondaggi. Si tratta di una opinione pacifista inascoltata e disattesa nelle decisioni politiche, governative e parlamentari, seppure, per l'appunto, maggioritaria. Allo stesso modo non sono esauditi a livello di politiche istituzionali, che si pretendono democratiche, i temi collegati, sui quali gli italiani hanno una opinione maggioritaria riconosciuta o addirittura indiscutibile, del non inviare armi all'Ucraina, della riduzione delle spese militari, del disarmo "atomico" e della denuclearizzazione attraverso la ratifica del Trattato di proibizione delle armi nucleari, il rifiuto di nuovi euromissili, il rispetto dei referendum dei 2011 sui beni comuni (acqua pubblica e no all'energia nucleare). 

Lo lanciamo – l’appello – per l’intanto a livello nazionale rivolgendoci a associazioni, movimenti e singoli cittadini al fine di esercitare pressioni sulle forze politiche, dentro e oltre la campagna elettorale in corso in Italia, affinché desistano dal proseguire sulla strada pericolosa di affiancare una guerra economica ad una guerra militare per procura. Una strada che le nostre élites hanno imboccato con riflessi automatici di fedeltà atlantista distruttivi ed autodistruttivi.

La necessità di una mobilitazione ampia per opporsi alle sanzioni e alla rovina cui, con ogni evidenza, conducono va riconosciuta in nome innanzitutto della pace, che esige la cessazione di ogni aiuto militare all’Ucraina, al di là di ogni considerazione sulla sua efficacia contingente sul campo, e pur nella condanna della aggressione militare decisa da Mosca e nella solidarietà da non fare mancare, come ci ricorda Papa Francesco, alle sofferenze del popolo ucraino.

L’Europa, sollecitata dall’Italia, potrebbe essere indotta ad una inversione a U rispetto alla direzione della lunga guerra per procura che ha intrapreso, per indirizzarsi invece a un lavoro di ricostruzione diplomatica delle condizioni della pace e della stabilità. Andrebbero rimessi al centro i negoziati diplomatici (da dove erano stati interrotti: i protocolli di Minsk) insieme a una nuova riflessione sulla sicurezza dell’area da compiersi di concerto con Mosca, mai dimenticando i diritti di Kiev (nella complessità delle questioni in campo, considerando ad esempio i problemi delle popolazioni russofone fuori dalla Russia).

In nome della pace, quindi; ma anche, per quanto riguarda italiani ed europei:

- Della difesa del potere d’acquisto e dei livelli occupazionali, rifiutando di pagare e subire i costi delle politiche “atlantiche”, consentendo l’azzeramento degli aumenti, anche speculativi, nelle bollette di luce e gas

- della salvavaguardia degli equilibri ecologici globali, pregiudicati dalle distruzioni sul campo foriere di inquinamenti che possono investirci direttamente (gli accordi di Parigi sul clima saltano fisicamente per le vicende ucraine, ma c'è anche il rischio di una possibile contaminazione radioattiva da ZaporizhJa)

- del ripristino di un minimo di correttezza informativa e di pluralismo democratici, estromessi dai media mainstream asserviti alle élites dominanti. Siamo o non siamo in guerra? Se lo siamo lo dicano almeno apertamente e ci parlino con chiarezza della mobilitazione e dei sacrifici che ci vengono eventualmente richiesti!

Poiché, fino a prova contraria, la guerra contro la Russia non è stata dichiarata, e – a parole - si starebbe praticando da parte italiana solo un sostegno alla resistenza ucraina, ecco che pensiamo si debba fare a Vladimir Putin – sempre chiamando in causa con rispetto Zelensky - un discorso molto semplice, chiaro e dialogante.

Noi italiani con il nostro Stato non siamo in guerra con te e soprattutto con il tuo popolo, ma vogliamo proporci come mediatori di pace in questo conflitto insensato con l’Ucraina, per far sì che smetta di minacciare il mondo intero. Siccome,  contro la cultura del nemico, consideriamo l’energia “terreno di cooperazione tra i popoli", ti proponiamo di continuare a venderci la medesima quantità di petrolio e gas allo stesso prezzo che facevi prima. Poiché siamo intenzionati a rispettare gli accordi di Parigi sul clima che tutto il mondo, compresa la tua Russia, ha firmato, è ovvio che, perseguendo l’obiettivo della decarbonizzazione, usciremo dai combustibili fossili e quindi ne consumeremo sempre di meno. I soldi che dovremmo risparmiare per questo minor consumo tendente allo zero li mettiamo in un fondo per aiutare voi ed insieme gli ucraini a decarbonizzare, come avete deciso nelle varie COP che discutono come attuare Parigi. Quello che ti proponiamo è, per l’intanto su questo aspetto, di lavorare insieme (insieme anche agli ucraini) per fare la pace con la Natura, il compito principale della intera Umanità oggi, per salvare l’ecosistema terrestre che sta bruciando. Il lavoro comune per la decarbonizzazione contribuirà allo sviluppo della pace tra gli uomini, di una comunità mondiale che pratichi la fratellanza/sorellanza: impariamo a percorrere il cammino della nonviolenza laddove le attività militari devono diventare tabù”.

Hanno firmato al momento (in attesa di risposte da vari contatti che abbiamo avviato):

Alfonso Navarra – Antonia Sani - Luigi Mosca - Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Angelica Romano - Patrizia Sterpetti - Luciano Benini - Antonino Drago - Federica Fratini - Antonella Nappi

Massimo Aliprandini - Antonio Amoruso - Daniele Barbi - Ennio Cabiddu - Sandra Cangemi - Tiziano Cardosi - Sandro Ciani - Beppe Corioni - Mario Di Padova – Alfonso Di Stefano - Giuseppe Farinella - Cosimo Forleo - Abramo Francescato – Angelo Gaccione - Marco Paolo Giorgino - Teresa Lapis – Roberto Maggetto - Giuseppe Natale - Franca Niccolini - Rosa Omodei - Elio Pagani - Renato Ramello - Valentina Ripa - Fabio Strazzeri - Marco Zinno

 

_______________________________________________________________________

VERSIONE PIU' SINTETICA DELL’APPELLO

SALVARE LA TERRA - FERMARE LA GUERRA

Revochiamo le sanzioni energetiche contro la Russia che ci separano dalla pace.

Indirizziamoci verso la soluzione negoziata e cooperativa del conflitto!

Abbiamo elaborato il presente appello a favore della abrogazione unilaterale delle sanzioni alla Russia, interpretando la precisa volontà in questo senso della maggioranza del popolo italiano: 53%, secondo gli ultimi sondaggi. Si tratta di una opinione pacifista inascoltata e disattesa nelle decisioni politiche, governative e parlamentari, seppure, per l'appunto, maggioritaria. Allo stesso modo non sono esauditi a livello di politiche istituzionali, che si pretendono democratiche, i temi collegati, sui quali gli italiani hanno una opinione maggioritaria riconosciuta o addirittura indiscutibile, del non inviare armi all'Ucraina, della riduzione delle spese militari, del disarmo "atomico" e della denuclearizzazione attraverso la ratifica del Trattato di proibizione delle armi nucleari, il rifiuto di nuovi euromissili, il rispetto dei referendum dei 2011 sui beni comuni (acqua pubblica e no all'energia nucleare).

Lo lanciamo – l’appello – per l’intanto a livello nazionale rivolgendoci a associazioni, movimenti e singoli cittadini al fine di esercitare pressioni sulle forze politiche, dentro e oltre la campagna elettorale in corso in Italia, affinché desistano dal proseguire sulla strada pericolosa di affiancare una guerra economica ad una guerra militare per procura. Una strada che le nostre élites hanno imboccato con riflessi automatici di fedeltà atlantista distruttivi ed autodistruttivi. Cercando di illudere che la "pace attraverso la vittoria (militare)" sia qualcosa di diverso da un impegno bellico di lunga durata, al di là delle avanzate e ritirate momentanee di questo o quel contendente sul teatro dei combattimenti. Non ci soffermiamo sulla strumentalità e sull'ipocrisia di fondo di un atteggiamento che, se si rispettasse un minimo di coerenza, avrebbe dovuto indirizzarsi contro comportamenti del tutto analoghi da parte di autocrati come Erdogan per le sue ingerenze militari in Siria e le sue provocazioni nel Mediterraneo Orientale. O addirittura, da parte della NATO, contro sé stessa, per i bombardamenti nell'ex Jugoslavia e le vicende che hanno portato alla separazione del Kosovo dalla Serbia.

La distruzione bellica in Ucraina, ben al di là delle macerie e delle vittime prodotte localmente, è soprattutto attacco all'ecosistema terrestre globale: una bomba che cade può colpire dei bimbi che vanno a scuola, ma oramai, in senso tecnico proprio, con la CO2 emessa, soprattutto quando fa saltare in aria - e succede quotidianamente! - raffinerie, depositi di carburante, impianti chimici (per non parlare di centrali nucleari!), senza ombra di dubbio ferisce direttamente tutti noi, che dobbiamo considerarci e siamo parte della Madre Terra come unico sistema vivente. 

La guerra, che oggi è sempre guerra contro la Natura, il corpo vivente di tutti noi, è il nostro principale e impellente "nemico"; ed è per toglierle l'ossigeno che la alimenta e la fa sviluppare che, con i nostri mezzi di società civile internazionale organizzata, ci stiamo impegnando per sostenere obiezioni e diserzioni, soprattutto dalla parte dell'esercito russo "aggressore", ma anche di quello ucraino "aggredito". (Mettiamo le virgolette perchè in senso profondo chi aggredisce è la GUERRA e i veri aggrediti siamo tutti noi: l'umanità intera e la Terra cui apparteniamo). Perchè dopo Gandhi non possiamo più permetterci di ignorare che la resistenza nonviolenta funziona ed è necessariamente preferibile: al di là dei meriti etici, non danneggia materialmente innocenti ed estranei al conflitto particolare e localizzato in corso. 

La necessità, in questo scenario, di una mobilitazione ampia per opporsi alle sanzioni e alla rovina cui, con ogni evidenza, conducono va riconosciuta in nome innanzitutto della pace, che esige la cessazione di ogni aiuto militare all’Ucraina, al di là di ogni considerazione sulla sua efficacia contingente sul campo, e pur nella condanna della aggressione militare decisa da Mosca e nella solidarietà da non fare mancare, come ci ricorda Papa Francesco, alle sofferenze del popolo ucraino.

L’Europa, sollecitata dall’Italia, potrebbe essere indotta ad una inversione a U rispetto alla direzione della lunga guerra per procura che ha intrapreso, per indirizzarsi invece a un lavoro di ricostruzione diplomatica delle condizioni della pace e della stabilità. Andrebbero rimessi al centro i negoziati diplomatici (da dove erano stati interrotti: i protocolli di Minsk) insieme a una nuova riflessione sulla sicurezza dell’area da compiersi di concerto con Mosca, mai dimenticando i diritti di Kiev (nella complessità delle questioni in campo, considerando ad esempio i problemi delle popolazioni russofone fuori dalla Russia).

In nome della pace, quindi; ma anche, per quanto riguarda italiani ed europei:

- Della difesa del potere d’acquisto e dei livelli occupazionali, rifiutando di pagare e subire i costi delle politiche “atlantiche”, consentendo l’azzeramento degli aumenti, anche speculativi, nelle bollette di luce e gas

- della salvavaguardia degli equilibri ecologici globali, pregiudicati dalle distruzioni sul campo foriere di inquinamenti che possono investirci direttamente (gli accordi di Parigi sul clima saltano fisicamente per le vicende ucraine, ma c'è anche il rischio di una possibile contaminazione radioattiva da ZaporizhJa)

- del ripristino di un minimo di correttezza informativa e di pluralismo democratici, estromessi dai media mainstream asserviti alle élites dominanti. Siamo o non siamo in guerra? Se lo siamo lo dicano almeno apertamente e ci parlino con chiarezza della mobilitazione e dei sacrifici che ci vengono eventualmente richiesti!

Poiché, fino a prova contraria, la guerra contro la Russia non è stata dichiarata, e – a parole - si starebbe praticando da parte italiana solo un sostegno alla resistenza ucraina, ecco che pensiamo si debba fare a Vladimir Putin – sempre chiamando in causa con rispetto Zelensky - un discorso molto semplice, chiaro e dialogante. Possibilmente costruendo il presupposto che questo discorso lo renda credibile: un piano italiano, e anche un piano europeo, –condiviso e costruito con tutti gli interlocutori economici, commerciali e industriali dei Paesi dell’Unione – che indichi chiaramente qual è il beneficiario della transizione energetica: non, come adesso, le grandi multinazionali, ma i cittadini, gli utenti e i lavoratori. E, infine, che metta in discussione il modello economico generale: basta affidare in buona misura ai mercati finanziari, e alla loro vocazione speculativa, le politiche energetiche, inclusa la determinazione dei prezzi.

Con questi impegni perseguiti nelle politiche concrete, ecco cosa proponiamo di offrire a Putin:

Noi italiani con il nostro Stato non siamo in guerra con te e soprattutto con il tuo popolo, ma vogliamo proporci come mediatori di pace in questo conflitto insensato con l’Ucraina, per far sì che smetta di minacciare il mondo intero. Siccome consideriamo l’energia “terreno di cooperazione tra i popoli", contro la cultura del nemico, ti proponiamo di continuare a venderci la medesima quantità di petrolio e gas allo stesso prezzo che facevi prima. Poiché siamo intenzionati a rispettare gli accordi di Parigi sul clima che tutto il mondo, compresa la tua Russia, ha firmato, è ovvio che, perseguendo l’obiettivo della decarbonizzazione, usciremo dai combustibili fossili e quindi ne consumeremo sempre di meno. I soldi che dovremmo risparmiare per questo minor consumo tendente allo zero li mettiamo in un fondo per aiutare voi ed insieme gli ucraini a decarbonizzare, come avete deciso nelle varie COP che discutono come attuare Parigi. Quello che ti proponiamo è, per l’intanto su questo aspetto, di lavorare insieme (insieme anche agli ucraini) per fare la pace con la Natura, il compito principale della intera Umanità oggi, per salvare l’ecosistema terrestre che sta bruciando. Il lavoro comune per la decarbonizzazione contribuirà allo sviluppo della pace tra gli uomini, di una comunità mondiale che pratichi la fratellanza/sorellanza: impariamo a percorrere il cammino della nonviolenza laddove le attività militari devono diventare tabù”.

Hanno firmato al momento (in attesa di risposte da vari contatti che abbiamo avviato):

Alfonso Navarra – Antonia Sani - Luigi Mosca - Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Angelica Romano - Patrizia Sterpetti - Luciano Benini - Antonino Drago - Federica Fratini - Antonella Nappi

Massimo Aliprandini - Antonio Amoruso - Daniele Barbi - Ennio Cabiddu - Sandra Cangemi - Tiziano Cardosi - Sandro Ciani - Beppe Corioni - Mario Di Padova – Alfonso Di Stefano - Giuseppe Farinella - Cosimo Forleo - Abramo Francescato – Angelo Gaccione - Marco Paolo Giorgino - Teresa Lapis – Roberto Maggetto - Giuseppe Natale - Franca Niccolini - Rosa Omodei - Elio Pagani - Renato Ramello - Valentina Ripa - Fabio Strazzeri - Marco Zinno

__________________________________________________

DOCUMENTO ESTESO

SALVARE LA TERRA - FERMARE LA GUERRA

Revochiamo le sanzioni energetiche contro la Russia che ci separano dalla pace.

Indirizziamoci verso la soluzione negoziata e cooperativa del conflitto!

Facciamo la solita premessa ormai di prammatica: nessuno tra gli ecopacifisti nonviolenti pensa che Putin non porti responsabilità ingiustificabili nell’aggressione di febbraio all’Ucraina e dunque nessuno pensa che l’Ue non abbia tutto il diritto di agire e reagire. Il problema vero è con che scopi lo fa (serve gettare benzina sul fuoco del conflitto?) e come lo fa (serve aggiungere alla guerra militare quella economica?).

Non può sfuggire al nostro riflettere una situazione che appare paradossale: le sanzioni comminate contro la Russia, ancora in una fase embrionale del loro sviluppo, nei loro effetti visibili, colpiscono al momento più i sanzionatori “occidentali” che i sanzionati “orientali”, in barba alla loro pretesa di “mettere rapidamente in ginocchio il regime di Putin”.

Qui non ci interessa fare dei calcoli su quanto tempo può resistere economicamente e socialmente la Russia senza vendere petrolio e gas all’Occidente. Ci pare del tutto fuori luogo giocare a “chi fa crollare per primo chi”, nel momento in cui il conflitto militare combattuto sul territorio ucraino rischia di attraversare varie scalate, non escluse l’impiego circoscritto di armi nucleari tattiche (e la guerra nucleare globale per errore è sempre sullo sfondo!).

Diamo pure per scontato che le valutazioni dell’Economist siano giuste: le decisioni di blocco delle esportazioni che si stanno prendendo contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina avranno conseguenze devastanti entro qualche anno. “Il futuro del Paese sarà segnato da una produttività in calo, da una scarsa innovazione e da un’inflazione strutturale. (..) Quello che la Russia ha ottenuto è un biglietto di sola andata verso il nulla”. (Si veda l’Internazionale 1476 del 2 settembre 2022).

Non ci sembra utile opporre a questo ragionamento bellicoso, brandente soldi ed energia come armi, che, se pure Putin con queste sanzioni resiste tre-cinque anni, già però stiamo vedendo che il nostro Paese – e la Germania (e l’intera Europa) –sono sul punto di “sbattere il muso”: le loro economie possono franare nei prossimi mesi, a causa di varie dinamiche, cominciando con i meccanismi speculativi (la compravendita dei futures) che formano i prezzi del gas.

Il punto, secondo la nostra opinione decisivo, non è se queste sanzioni funzionano o meno, anche se al nostro popolo, che non le digerisce (i sondaggi indicano un 53% di contrari), appare evidente dal carovita crescente che non funzionano. Il punto è che queste sanzioni esprimono un’ottica di fatto cobelligerante con lo Stato ucraino, cioè una collocazione rifiutata dalla popolazione italiana per stessa ammissione dei “media con l’elmetto”, ed esclusa dal nostro dettato costituzionale: una prospettiva opposta alla ricerca della mediazione e della pace nel tragico conflitto esploso con l’invasione decisa da Putin, ma risalente a cause complesse di lunga durata e di larga portata.

Il popolo italiano – e noi ecopacifisti gli siamo in questo caso a fianco senza riserve – simpatizza con la causa ucraina, è disposto ad alleviare le sofferenze dei bombardati e ad accogliere a centinaia di migliaia chi fugge dalle bombe, ma non vuole che l’Italia sia trascinata direttamente nel conflitto armato contro la Russia. Per questo vede malissimo l’invio di armi all’esercito di Zelensky; e in generale desidera una riduzione drastica delle spese militari. Nel suo pacifismo istintivo e spontaneo resta antinucleare come al tempo dei referendum vinti nel 2011 sul tema dei beni comuni (energia nucleare e acqua pubblica).

Se questo popolo fosse più informato non avremmo dubbi sul fatto che vorrebbe che il nostro Paese aderisse al Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Il popolo italiano non vuole essere spinto a sparare, e a fare sparare, con bazooka, cannoni, missili, e quanto altro; e non vuole nemmeno che, in modo analogo, dalla competizione sui prodotti e sui prezzi si passi alla guerra economica con la Russia e con chicchessia. L’energia e l’economia possono essere terreno di mercanteggiamenti e contenziosi anche aspri, persino terreno di scelta consapevole di boicottaggi consumeristi da parte di attivisti sociali, ma non certamente armi di ricatto bellico, confondendo gli scambi di beni sul mercato con le mazzate distruttive dei conflitti strategico-militari.

Il popolo italiano, con i suoi imprenditori, artigiani e consumatori, vuole potere esportare i beni che produce in Russia e importare da questo Paese il grano e il gas, perché inteso a coltivare la prosperità con le attività economiche nell’interesse reciproco: non è affatto nelle sue intenzioni, per colpire un militarista invasore, punire un intero popolo massacrandolo con la chiusura di officine e campi a creare letteralmente macerie allo stesso modo che si bombardasse.

Il potere consumerista, che pure piega le scelte economiche a esigenze politico-sociali, mira a fare pressione organizzata, da parte dell’associazionismo sociale, per affermare diritti dal basso contro le discriminazioni: sicuramente lascia fuori la logica dell’amico-nemico che pretende di “continuare la guerra con altri mezzi”, lo sterminio e il massacro punitivi mediante la penuria organizzata.

Gli impatti economici e sociali causati dalla rinuncia al mercato russo per l’export sono sempre più avvertiti, specialmente in Europa, ma toccano anche gli USA, e persino il Terzo Mondo; ed oggi diventa palesemente gravoso sino alla insopportabilità l’aumento dei costi dell’energia e la sua carenza stessa, che stanno determinando inflazione a due cifre (da subito) e recessione (inesorabilmente in arrivo).

Le sanzioni promosse dagli Usa e adottate dai Paesi europei, come forma di guerra praticata e non dichiarata, sono inaccettabili sul piano etico e strategico. Fanno parte di uno scontro bellico portato avanti in modo antidemocratico, nel momento in cui sostanziano una scelta di guerra per procura da parte della NATO che non è esplicitata ai popoli come tale.

Il popolo italiano però, meno stupido di quanto le élites governanti non credano, ha “mangiato la foglia”. In fondo Draghi aveva avvisato gli italiani, pure se in modo contorto: “Volete la pace o l’aria condizionata?”. Si capisce che non stiamo avendo la prima, e che la seconda ce la stanno togliendo insieme al riscaldamento!

Per di più, a ben guardare non solo da noi ma ovunque nel mondo (questo aspetto è da sottolineare), nel loro obiettivo ufficiale di non finanziare l’aggressore russo, si stanno rivelando un boomerang che avrà effetti disastrosi di fame, freddo e recessione sui settori sociali più deboli. Per la nostra economia in genere, significano carrelli della spesa mezzi vuoti, difficoltà a pagare affitti e mutui, chiusura di negozi e alberghi, fabbriche fallite, un apparato industriale prossimo al collasso: l’anticipazione a noi stessi dei disastri che si vorrebbero provocare alla Russia.

Per questi motivi abbiamo elaborato il presente appello a favore della abrogazione unilaterale delle sanzioni alla Russia.

Lo lanciamo – l’appello – per l’intanto a livello nazionale rivolgendoci a associazioni, movimenti e singoli cittadini al fine di esercitare pressioni sulle forze politiche, dentro e oltre la campagna elettorale in corso in Italia, affinché desistano dal proseguire su questa strada, che le nostre élites hanno imboccato con riflessi automatici di fedeltà atlantista distruttivi ed autodistruttivi. Cercando di illudere che la "pace attraverso la vittoria (militare)" sia qualcosa di diverso da un impegno bellico di lunga durata, al di là delle avanzate e ritirate momentanee di questo o quel contendente sul teatro dei combattimenti. Non ci soffermiamo sulla strumentalità e sull'ipocrisia di fondo di un atteggiamento che, se si rispettasse un minimo di coerenza, avrebbe dovuto indirizzarsi contro comportamenti del tutto analoghi da parte di autocrati come Erdogan per le sue ingerenze militari in Siria e le sue provocazioni nel Mediterraneo Orientale. O addirittura, da parte della NATO, contro sé stessa, per i bombardamenti nell'ex Jugoslavia e le vicende che hanno portato alla separazione del Kosovo dalla Serbia.

La distruzione bellica in Ucraina, ben al di là delle macerie e delle vittime prodotte localmente, è soprattutto attacco all'ecosistema terrestre globale: una bomba che cade può colpire dei bimbi che vanno a scuola, ma oramai, in senso tecnico proprio, con la CO2 emessa, soprattutto quando fa saltare in aria - e succede quotidianamente! - raffinerie, depositi di carburante, impianti chimici (per non parlare di centrali nucleari!), senza ombra di dubbio ferisce direttamente tutti noi, che dobbiamo considerarci e siamo parte della Madre Terra come unico sistema vivente. 

La guerra, che oggi è sempre guerra contro la Natura, il corpo vivente di tutti noi, è il nostro principale e impellente "nemico"; ed è per toglierle l'ossigeno che la alimenta e la fa sviluppare che, con i nostri mezzi di società civile internazionale organizzata, ci stiamo impegnando per sostenere obiezioni e diserzioni, soprattutto dalla parte dell'esercito russo "aggressore", ma anche di quello ucraino "aggredito". (Mettiamo le virgolette perchè in senso profondo chi aggredisce è la GUERRA e i veri aggrediti siamo tutti noi: l'umanità intera e la Terra cui apparteniamo). Perchè dopo Gandhi non possiamo più permetterci di ignorare che la resistenza nonviolenta funziona ed è necessariamente preferibile: al di là dei meriti etici, non danneggia materialmente innocenti ed estranei al conflitto particolare e localizzato in corso. 

La necessità, in questo scenario, di una mobilitazione ampia per opporsi alle sanzioni e alla rovina cui, con ogni evidenza, conducono va riconosciuta in nome innanzitutto della pace, che esige la cessazione di ogni aiuto militare all’Ucraina, pur nella solidarietà da non fare mancare, come ci ricorda Papa Francesco, alle sofferenze del popolo di questo Paese.

L’Europa, sollecitata dall’Italia, potrebbe essere indotta ad una inversione ad U rispetto alla direzione della lunga guerra che ha intrapreso, per indirizzarsi invece a un lavoro di ricostruzione diplomatica delle condizioni della pace e della stabilità. Andrebbero rimessi al centro i negoziati diplomatici (da dove erano stati interrotti: i protocolli di Minsk) insieme a una nuova riflessione sulla sicurezza dell’area da compiersi di concerto con Mosca, mai dimenticando i diritti di Kiev (come pure, nella complessità delle questioni in campo, i problemi delle popolazioni russofone fuori dalla Russia).

In nome della pace, quindi; ma anche, per quanto riguarda italiani ed europei:

-     Della difesa del potere d’acquisto e dei livelli occupazionali, rifiutando di pagare e subire i costi delle politiche “atlantiche”, consentendo l’azzeramento degli aumenti, speculativi o meno, nelle bollette di luce e gas

-     della salvavaguardia degli equilibri ecologici globali, pregiudicati dalle distruzioni sul campo foriere di inquinamenti che possono investirci direttamente (gli accordi di Parigi sul clima saltano fisicamente per le vicende ucraine, ma c'è anche il rischio di una possibile contaminazione radioattiva da ZaporizhJa)

-      del ripristino di un minimo di correttezza informativa e di pluralismo democratici, estromessi dai media mainstream asserviti alle élites dominanti. Siamo o non siamo in guerra? Se lo siamo lo dicano almeno apertamente e ci parlino con chiarezza della mobilitazione e dei sacrifici che ci vengono eventualmente richiesti!

Poiché, fino a prova contraria, la guerra contro la Russia non è stata dichiarata, e – a parole - si starebbe praticando da parte italiana solo un sostegno alla resistenza ucraina, ecco che pensiamo si debba fare a Vladimir Putin – sempre chiamando in causa con rispetto Zelensky - un discorso molto semplice, chiaro e dialogante. Possibilmente costruendo il presupposto che questo discorso lo renda credibile: un piano italiano, e anche di un piano europeo, –condiviso e costruito con tutti gli interlocutori economici, commerciali e industriali dei Paesi dell’Unione – che indichi chiaramente qual è il beneficiario della transizione energetica: non, come adesso, le grandi multinazionali, ma i cittadini, gli utenti e i lavoratori. E, infine, che metta in discussione il modello economico generale: basta affidare in buona misura ai mercati finanziari, e alla loro vocazione speculativa, le politiche dell'energia e la determinazione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti e servizi energetici. Sarebbe proprio così strano pensare che i prezzi siano oggetto invece di una programmazione e di una pianificazione pubblica su scala europea?

Con questi impegni perseguiti nelle politiche concrete, ecco cosa potremmo proporre a Putin: -    

Noi italiani con il nostro Stato non siamo in guerra con te e soprattutto con il tuo popolo, ma vogliamo proporci come mediatori di pace in questo conflitto insensato con l’Ucraina, per far sì che smetta di minacciare il mondo intero. Siccome consideriamo l’energia “terreno di cooperazione tra i popoli, contro la cultura del nemico, ti proponiamo di continuare a venderci la medesima quantità di petrolio e gas allo stesso prezzo che facevi prima. Poiché siamo intenzionati a rispettare gli accordi di Parigi sul clima che tutto il mondo, compresa la tua Russia, ha firmato, è ovvio che, perseguendo l’obiettivo della decarbonizzazione, usciremo dai combustibili fossili e quindi ne consumeremo sempre di meno. I soldi che dovremmo risparmiare per questo minor consumo tendente allo zero li mettiamo in un fondo per aiutare voi ed insieme gli ucraini a decarbonizzare, come avete deciso nelle varie COP che discutono come attuare Parigi. Quello che ti proponiamo è, per l’intanto su questo aspetto, di lavorare insieme per fare la pace con la Natura, il compito principale della intera Umanità oggi, per salvare l’ecosistema terrestre che sta bruciando. Il lavoro comune per la decarbonizzazione contribuirà allo sviluppo della pace tra gli uomini, di una comunità mondiale che pratichi la fratellanza/sorellanza: impariamo a percorrere il cammino della nonviolenza laddove le attività militari devono diventare tabù”.  

----------------------------------------------------------------------------------

In attesa di risposte da vari contatti presi hanno finora firmato:

Alfonso Navarra – Antonia Sani - Luigi Mosca - Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Angelica Romano - Patrizia Sterpetti - Luciano Benini - Antonino Drago - Federica Fratini - Antonella Nappi

Massimo Aliprandini - Antonio Amoruso - Daniele Barbi - Ennio Cabiddu - Sandra Cangemi - Tiziano Cardosi - Sandro Ciani - Beppe Corioni - Mario Di Padova – Alfonso Di Stefano - Giuseppe Farinella - Cosimo Forleo - Abramo Francescato – Angelo Gaccione - Marco Paolo Giorgino - Teresa Lapis – Roberto Maggetto - Giuseppe Natale - Franca Niccolini - Rosa Omodei - Elio Pagani - Renato Ramello - Valentina Ripa - Fabio Strazzeri - Marco Zinno

Firma questa petizione

Firmando, autorizzo Alfonso Navarra a trasferire le informazioni che fornisco in questo modulo a coloro che hanno facoltà su questo argomento.


O

Riceverai un messaggio email con un link per la conferma della tua firma. Per assicurarti di ricevere le nostre e-mail, aggiungi info@petizioni.com alla rubrica o alla lista dei mittenti attendibili.

Si noti che non é possibile confermare la propria firma rispondendo a questo messaggio.




Annunci pubblicitari a pagamento

Promuoveremo questa petizione a 3000 persone.

Per saperne di più...