Richiesta chiarimenti alla diocesi di Novara

A sua eccellenza mons. Fausto Cossalter

Vicario generale –Diocesi di Novara

Novara, lì 19/01/2021  

 

Oggetto:  Richiesta chiarimenti sulla pratica della distribuzione dell’Eucarestia, sulla mano.

 

Siamo un gruppo di fedeli della diocesi di Novara, e ci permettiamo di scriverle, per sottoporle una questione che, a nostro modesto avviso, è di notevole importanza, per motivi dottrinali, pastorali, coinvolgendo la sensibilità spirituale di ogni singolo fedele verso questo SS. Sacramento. Nei primi tempi del cristianesimo c'era l'uso di dare la comunione sulle mani perché, a causa delle frequenti persecuzioni contro i cristiani, la Chiesa si trovò nella necessità di permettere ai fedeli non solo di ricevere la comunione sulla mano, ma di portarla e conservarla a casa, affinché, in caso di pericolo imminente, di arresto improvviso, potessero comunicarsi per ricevere da Gesù Eucaristico la forza di affrontare anche il martirio. San Basilio, vescovo di Cesarea (370-379), dice chiaramente che il potere di ricevere la comunione nella mano è permesso solo in tempo di persecuzione o, come accadde con i monaci del deserto, quando ad amministrarla non c'è nessun sacerdote o diacono. Cessate le persecuzioni, l'uso di ricevere la comunione sulla mano non durò a lungo perché gli inconvenienti, le irriverenze e le profanazioni di Gesù Eucaristico furono tanti e tali da indurre la Chiesa a introdurre l'uso di dare la comunione sulla lingua. Nel quarto secolo, infatti, la comunione sulle mani era considerata una pratica eccezionale permessa soltanto in circostanze speciali. All'inizio del V secolo il Papa San Leone Magno (440-461) afferma che il ricevere la comunione sulla lingua è un’ uso corrente. Poi nel Sinodo di Rouen (650) fu dichiarato di non potersi più dare la comunione nella mano e venne decretato di darla esclusivamente sulla lingua. I Sommi pontefici, sin dall’inizio della storia della Chiesa, si preoccupano di far sì che non si manchi di rispetto nei confronti dell’Eucarestia e di ciò che è connesso a questo mistero. Papa Sisto I (ⴕ 125) stabilisce che ai laici non è consentito toccare i vasi sacri. Papa S. Eutichiano (ⴕ 283) escludeva che i laici potessero portare la Comunione agli infermi. Il Concilio di Nicea I (325), ricorda che è vietato ai diaconi dare l’Eucarestia ai presbiteri. Papa S. Innocenzo I (ⴕ 417), nell’anno 404, stabilisce per la Chiesa di Roma, che si riceva il pane consacrato direttamente in bocca. Che questa sia la prassi adottata dai pontefici lo confermano, oltre a S. Agostino e a S. Leone Magno (ⴕ 461) che ribadì la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e la comunione in bocca, anche i papi S. Agapito (ⴕ 536) e S. Gregorio Magno (ⴕ 604). Terminate le persecuzioni, ci sono due concili che prevedono la scomunica nel caso si continui a trattare la Comunione come ai tempi di persecuzione: quello di Saragozza, nel 380, e il concilio I di Toledo, nel 400. Anche nell’epoca medievale, ci furono diversi monaci (Pascasio Radberto, Ratramno, S. Berengario di Tours, Lanfranco), che confermano la presenza eucaristica reale, insieme a due sinodi di Roma (del 1059 e del 1079). Dopo questi chiarimenti, arriveranno i contributi di valenti teologi (Guglielmo di Champeaux, Pietro Lombardo). Sarà papa Innocenzo III, convocando il Concilio Lateranense IV (1215), a contrastare le eresie degli Albigesi e dei Catari, che consideravano l’Eucarestia solo un simbolo, e gli errori dei Valdesi, che non ritenevano necessario il sacerdote ordinato, per la consacrazione eucaristica. San Tommaso d’Aquino, poi chiarisce ulteriormente il temine di “transustanziazione” e ribadisce che il toccare il corpo di Cristo è un privilegio dei ministri ordinati. Se si prende il testo originale, in greco antico, dei Vangeli sinottici, Gesù, quando spezzò il pane, disse ai suoi discepoli: ”Labete, fagete”, che significa: ”Ricevete e mangiate”, cioè ingoiate, lasciate che io vi nutra, e questa corretta interpretazione è stata confermata dalle visioni di Santa Brigida di Svezia (a cui Gesù disse che aveva lasciato ai suoi ministri il privilegio di poter toccare la carne sua), dalla mistica Maria Simma (a cui delle anime purganti di sacerdoti gli avevano comunicato la loro sofferenza dovuta ad abusi permessi, sulla Comunione), da S. Madre Teresa di Calcutta che dichiarò di essere addolorata nel vedere tanta gente che riceveva la Comunione sulla mano, dal beato Fulton J. Sheen che ardeva di zelo per il SS. Sacramento e, soprattutto, dalla beata Anna Caterina Emmerich, in cui in una sua visione, Gesù le mostra che nell’ultima cena, distribuì il pane, nella bocca degli apostoli. Al Concilio di Lione II (1274), viene confermata la dottrina eucaristica, e nei concili di Costanza (1414-1418) e di Ferrara-Firenze (1439-1445) si condanneranno come eretiche le posizioni di chi nega sia la presenza reale sia la transustanziazione. Contestualmente all’approfondimento della dottrina sull’Eucarestia, vi sarà uno sviluppo del culto eucaristico, sia nella celebrazione della santa messa, sia fuori, con manifestazioni esterne di adorazione. Il sinodo di Cordoba, nell’anno 839, condannò la setta dei “casiani”, a causa del loro rifiuto di ricevere la Comunione direttamente in bocca. Reginone di Prüm (ⴕ 915) abate di un monastero, nella sua collezione canonica riporta la decisione del sinodo di Rouen, e nelle istruzioni di Udalrico di Cluny (sec.XI) si riporta l’usanza dell’inginocchiatoio e del piattino, per ricevere la Comunione. Il culto eucaristico ebbe un notevole incremento con l’istituzione della festa del Corpus Domini, estesa da papa Urbano IV, nel 1264, a tutta la Chiesa Universale, forse anche a seguito del miracolo eucaristico di Bolsena. Quanto alla Comunione distribuita sotto le due specie, sebbene praticata nei primi secoli della Chiesa, fu in seguito disapplicata, fuori di alcuni casi eccezionali, perché recava molti inconvenienti di ordine pratico e perché si consolidò la consapevolezza che Cristo è presente totalmente in ciascuna specie, nonostante il parere contrario di Jan Hus, teologo boemo, precursore dei protestanti. Il Concilio di Costanza (1414-1418), interverrà confermando la presenza reale totale in una sola specie. Gli attacchi dei protestanti Lutero, Zwingli e Calvino alla transustanziazione e alla devozione eucaristica furono adeguatamente contrastati dal Concilio di Trento. All’inizio del XX secolo, con lo sviluppo delle scienze sperimentali, alcuni personaggi come il gesuita Filippo Selvaggi (ⴕ 1995), il teologo calvinista Leehardt e il cattolico De Baciocchi, cercano di applicare i concetti della fisica moderna per interpretare la transustanziazione o cercano di svuotarla di contenuto rapportandola alle prospettive di fede dei fedeli. Il Magistero della Chiesa, fortunatamente, tramite Pio XII, nel 1950, con l’enciclica “Humani generis”, e il beato Paolo VI, nel 1965, con l’enciclica “Mysterium fidei”, preservarono le formule tridentine con cui bisogna credere al mistero eucaristico. Nella seconda metà del XIX sec., ad opera di alcuni monaci benedettini e con il sac. Romano Guardini (ⴕ 1968), con la sua opera :”lo spirito della liturgia”, si gettarono le basi per un rinnovamento liturgico che favorisse una maggiore partecipazione dei fedeli alla liturgia, però, allo stesso tempo, si idealizzava l’immagine della Chiesa primitiva e si deploravano gli sviluppi successivi, considerandoli contaminazioni da epurare. Pio XII, con l’Enciclica “Mediator Dei”, valorizzò le istanze positive del movimento di rinnovamento liturgico, ma criticò l’introduzioni di nuove consuetudini liturgiche basate solo sul fatto che si idealizzassero quelle del passato, intaccando, così la purezza della fede e la dottrina ascetica. La Costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium”, del 1963, avrà proprio lo scopo di introdurre dei cambiamenti alla liturgia, ritenuti utili e fruttuosi, inserendo tra gli aspetti importanti, anche l’atteggiamento del corpo, che dev’essere consono al contesto liturgico e sacramentale. Quanto al modo di ricevere la Comunione, si parlerà solo dell’argomento della distribuzione sotto le due specie. Dopo il Concilio Vaticano II, in alcuni ambienti ecclesiali, si sviluppò una crisi dottrinale e disciplinare, che portò, in alcuni stati, in particolare in Germania, Olanda, Belgio e Francia, alla diffusione, senza nessuna autorizzazione, della distribuzione della Comunione sulla mano, che provocò la reazione del “Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia”, a sollecitare un cardinale olandese, al ripristino del corretto modo di distribuzione. Il 25 Maggio 1967, la Sacra Congregazione dei riti, pubblicò l’Istruzione: “Eucharisticum Mysterium”, con la quale si stabilisce la possibilità di comunicarsi, sia in ginocchio che in piedi (con atto di riverenza), ma ricevendo la Comunione sulla lingua. La questione era di grande importanza, tanto che il 2 Ottobre 1968, nella biblioteca della Segreteria di stato vaticana, si riunirono: la Segreteria di Stato, le Congregazioni della dottrina della fede, dei sacramenti, dei riti e il Consilium, e si elencarono tutti i gravi inconvenienti e pericoli generati dalla nuova pratica abusivamente introdotta: coesistenza di due modi di distribuzione della Comunione, indebolimento del culto verso l’Eucarestia, pericolo di profanazioni, cedimento ad un’imposizione dal basso, ma nonostante tutto questo, si decise di acquisire il parere delle Conferenze episcopali di tutto il  mondo, che  si espressero a sfavore sia dell’introduzione della nuova pratica, sia della preventiva sperimentazione in piccole comunità, sia della preparazione catechetica preliminare dei fedeli. Da diversi Paesi del mondo arrivarono delle lettere di vescovi al Consilium, formulando osservazioni molto critiche e preoccupate per la nuova pratica. Il Consilium raccoglie tutte le osservazioni pervenute e le presenta al Santo Padre, insieme all’esito delle consultazioni, che decise  di far  preparare un documento alla Congregazione del culto divino, con la quale far conoscere l’esito delle consultazioni, la sua posizione contraria alla nuova pratica e le motivazioni, e la possibilità per le Conferenze episcopali che si trovino a fronteggiare questo abuso, di ricorrere alla S. Sede. Il 29 Maggio 1969, viene pubblicata l’Istruzione “Memoriale Domini”, con la quale si spiegarono le motivazioni del passaggio, nei primi secoli, dalla Comunione sulla mano a quella sulla lingua, e si ribadì, in ossequio ad una tradizione plurisecolare, la maggiore riverenza e dignità di quest’ultima. Quello che ci lascia sbigottiti è però il fatto che venne concessa la possibilità, per quelle Conferenze episcopali in cui la nuova pratica era già stata introdotta abusivamente e non si riusciva ad eliminare o controllare, di ricorrere alla S. Sede ed ottenere un’indulto che, di fatto “legalizzava” la nuova pratica. Le richieste di indulto finirono per essere richieste anche da quei Paesi dove la pratica non era già stata introdotta o si poteva ancora contenere. La questione venne affrontata, per la prima volta, in Italia dalla CEI,in occasione dell’XI assemblea generale tenutasi dal 3 all’8 Giugno 1974, e si decise, dopo una consultazione che diede esito negativo, di riproporre la questione, nel 1988, quando la XXXI Assemblea generale della CEI approvò la delibera per la nuova modalità di distribuzione della Comunione, completata da un’istruzione sulla Comunione eucaristica, che venne ratificata dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che ribadì l’obbligo di attenersi alla “Memoriale Domini”. Viene poi specificato, senza ombra di dubbio che a seguito dell’ottenimento dell’indulto, spetta in ogni caso al Vescovo ordinario autorizzare o meno, in maniera formale, nella sua diocesi, la nuova modalità, che dovrà essere introdotta facendo precedere una serie di catechesi che dovranno spiegare l’origine e il significato della nuova modalità, e come attuarla in maniera corretta anche dai fedeli. L’istruzione della CEI afferma che la catechesi preparatoria dovrà essere svolta portando come esempio i padri della Chiesa, il loro modo “autentico” e riverente di ricevere l’Eucarestia, mentre avrebbe dovuto spiegare il significato della Comunione sulla lingua e tutti i suoi vantaggi e i suoi meriti, come fa la “Memoriale Domini”. Noi riteniamo, come molti sacerdoti e vescovi ritengono, che la Comunione sulla mano presenti i seguenti inconvenienti e rischi:  dispersione dei frammenti, rischio di asportazione e successiva profanazione [, favoreggiamento delle irriverenze, indebolimento della fede nella presenza reale completa anche nel più piccolo frammento, mancata distinzione tra sacro e profano, mancanza d’igiene (Il prof. Boscia presid. Naz. Dei medici cattolici, il prof. Paolo Gulisano, di Lecco, e il virologo Giulio Tarro  con dati alla mano, dichiararono, che il rischio di infezioni è semmai molto più alto distribuendo la Comunione sulle mani, perché esse toccano continuamente un gran numero di oggetti sporchi e infetti; senza una sanificazione estrema delle mani pochi minuti prima della Comunione, essa diventa piu’ rischiosa.)] , mancato rispetto della libertà del ministro della Comunione. Per tutti questi motivi, desideriamo conoscere le modalità con cui è stata introdotta la pratica della Comunione sulla mano, nella Diocesi di Novara, se il vescovo ordinario in carica nel 1989 e anni seguenti abbia pubblicato o meno un’atto/decreto/lettera di recepimento della nuova pratica, se sono state svolte le catechesi preliminari all’introduzione. Noi siamo certi che le nostre istanze e preoccupazioni possano trovare comprensione e accoglimento, perché sono ispirate solamente dal  desiderio di rendere maggiore riverenza e devozione al corpo di Nostro Signore, che è stato e potrebbe ancora essere, anche potenzialmente, soggetto ad atti di irriverenza, superficialità e profanazione, che ogni vero credente deve far di tutto per impedire e limitare. Speriamo che le nostre parole le possano ispirare un pio desiderio di diffondere verso il popolo di Dio, la bellezza di ricevere il SS. Sacramento con maggiore devozione e riverenza, di come si vede fare in certe chiese e in certe occasioni.( La pratica della Comunione sulla mano provocò e ancora provoca un’alto numero di sacrilegi, basti pensare, oltre ai riti satanici, al sacrilegio delle Filippine,dove durante una messa di Papa Francesco,  folle di fedeli si passarono le ostie, uno con l’altro, come se fossero  patatine; al sacrilegio in una chiesa di Trieste dove un uomo trattenne l’ostia consegnata dal sacerdote, nelle proprie mani, e poi si mise a disprezzarla verbalmente; al sacrilegio di Pamplona, dove un’artista trafugò 242 ostie consacrate da un tabernacolo e poi le dispose a terra per comporre la parola “pedofilia”; al sacrilegio dell’Alto Adige dove alla messa di Natale, un fedele  divise la particola con il suo cane.) La nostra speranza è che sempre più fedeli, ispirati e sostenuti dai loro pastori, comprendano il grande dono che ricevono accostandosi alla Mensa del Signore e che devono accostarsi ad essa manifestando, anche con il loro corpo, sentimenti di adorazione, riverenza e rispetto. Se anche S. Giovanni Paolo II, con la sua ultima enciclica “ Dominicae Cenae”, ci ricordò  l’importanza delle espressioni esterne nei confronti del mistero eucaristico, oltre all’atteggiamento interiore di devozione, ribadendo l’essenzialità del sacramento della Riconciliazione che deve precedere, in certi casi,  quello dell’Eucarestia, e se anche il papa emerito Benedetto XVI dal 2008 cominciò a comunicare i fedeli solamente sulla lingua e in ginocchio, possiamo essere certi che siamo sulla buona strada e che le nostre riflessioni e considerazioni si possono considerare lecite. Il dibattito recente sul tema, vede importanti prelati prendere vigorosamente posizione a favore della Comunione sulla mano: il card. Cañizares (Congr. Culto divino), annunciò che  a Toledo, dal 2009, nelle chiese sarebbe stato aggiunto un’inginocchiatoio per la Comunione, in modo tradizionale, il card. Ranjit, il card. Sarah e il card. Leo Burke (Congr. Culto divino),il vescovo Athanasius Schneider, Mons. Bux, Mons. Laise, che ribadendo tutti gli effetti nocivi della nuova pratica, auspicarono un pronto ritorno alla maniera tradizionale di comunicarsi. A livello di decreti diocesani, il card.Caffarra, nell’aprile del 2009, emanò un decreto con il quale stabilì che i fedeli ricevano esclusivamente la Comunione sulla lingua in tre importanti chiese dell’arcidiocesi di Bologna; mons. Bialasik, della diocesi boliviana di Oruro, con il quale decise di non applicare l’indulto e seguire la legge generale della Chiesa universale; il vescovo di Imola, che in piena pandemia, ha autorizzato la distribuzione della Comunione in bocca, dopo accurata disinfezione dei polpastrelli del sacerdote. Venendo a quello che successe in Piemonte, noi sappiamo che, il 21/12/1984, il vescovo di Ivrea, Mons. Bettazzi, scrisse a S. Giovanni Paolo II, manifestando la sua preoccupazione in merito al permesso orale da parte del beato Paolo VI, all’arc. di Torino (card. Pellegrino), per la Comunione sulla mano, e questo aveva determinato la diffusione abusiva e non autorizzata, anche in altre diocesi del Piemonte.  Anche papa Francesco, nell’udienza del 21 Marzo 2018, elencando i diversi modi di ricevere la Comunione, pur non esprimendosi a sfavore della Comunione sulla mano, ribadì la normativa del messale romano che prescrive di riceverla in piedi con devozione, oppure in ginocchio, e in entrambi i casi, dopo la Comunione ci deve essere una preghiera silenziosa di ringraziamento che aiuti a custodire il dono ricevuto. Concludendo, noi auspichiamo che nella nostra diocesi, possa nascere un movimento di riscoperta dell’autentica devozione al SS. Sacramento e che possano cessare le irriverenze a cui è soggetto, anche a causa di molti fedeli che non sono adeguatamente formati ed istruiti sul mistero eucaristico a cui si accostano; siamo certi che a realizzare queste finalità saremo aiutati dall’opera di sua ecc.za rev.ma mons. Brambilla, a cui la preghiamo di far conoscere le nostre istanze. Nella certezza che Lui, il nostro vescovo,  sarà sempre per noi tutti, una luminosa conferma nella fede e modello di santa fortezza e irriducibile coraggio, invoco su di noi la sua paterna e santa benedizione, in associazione con la sua, mons. Cossalter, e vi auguriamo che il Signore vi illumini sempre nelle vostre decisioni, per il bene della diocesi e per la gloria di Dio.  

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