La cultura deve vivere. Intanto si aprano Musei, Teatri, Sale di Concerto e Gallerie

Apriamo intanto Musei, Teatri, Cinema, Gallerie! Questi giorni, vissuti da molti nell’attesa quasi “messianica” del vaccino, non consentono assolutamente un allentamento della guardia rispetto all’osservazione dei protocolli di sicurezza, ma ciò non significa che per altri mesi ci debba essere un’aria di generale sospensione della dinamica sociale prima e culturale dopo, che amplifica il senso di impotenza da cui siamo avvolti da ormai troppo tempo. Ora è impellente la necessità di dare concretamente e simbolicamente segni di vita aprendo musei, teatri, cinema e gallerie con regole rigide nella fruizione diretta degli spettacoli e delle rassegne, per consentire a maestranze, operatori e realtà collegate di respirare un’aria nuova anche se ridotta nei numeri e nelle risposte. È superfluo precisare che il discorso vale solo per quegli spazi dove il sistema dei trasporti di collegamento, le dimensioni dei contenitori, la capacità di contingentare gli afflussi, sono garantite. Lo stesso si può dire per le sale da concerto che, a dir il vero, hanno funzionato con la presenza dei soli musicisti impegnati a suonare in streaming per un pubblico lontano. Dopo alterne vicende anche toccate dal ridicolo e dal grottesco, la scuola giustamente riapre i battenti, chiusi a intermittenza per il colpevole ritardo con cui si era “provveduto” ai mezzi di trasporto; la stessa cosa deve avvenire per le istituzioni culturali che da un anno a questa parte sono stati tenute in una “quarantena” il più delle volte ingiustificata. Segnali positivi estremamente incoraggianti provengono dall’estero; ne sono esempi significativi il Museo del Prado di Madrid o il Guggenheim di Bilbao, che hanno continuato a proporre pacchetti di visite pur limitati rispetto alle precedenti stagioni e hanno dato l’illusione che la cultura non possa morire per effetto pandemico. Va riconosciuto un bel coraggio alle autorità spagnole nel mantenere aperti musei, teatri, cinema e auditorium nonostante la crisi sanitaria che per alcuni mesi è stata la più grave tra tutti i paesi europei. Invitiamo tutti coloro che praticano per abitudine, frequentano per passione o semplicemente credono nella giustezza di tale richiesta, a far sentire la loro voce con gli strumenti più diversi e nelle forme più disparate reclamando per la cultura un posto di privilegio, per evitare che corpo e anima evolvano in maniera asimmetrica, lasciando alla seconda solo briciole di attenzione episodica e superficiale.   

Enzo Santese


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