CHIARIMENTO DOTTRINALE E VALUTAZIONE CANONICA DELLE DICHIARAZIONI DI MONS. ANTONIO STAGLIANO'
Alla cortese attenzione diSua Eminenza Reverendissima il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di stato e di
Sua Eminenza Reverendissima Card. Victor Emanuel fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
Oggetto
Petizione ai sensi dei cann. 212 §2-3, 1400 §1 e 1417 CIC circa la necessità di chiarimento dottrinale e valutazione canonica delle dichiarazioni pubbliche rese da S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo emerito di Noto e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia.
Testo della petizione
Eminenza Reverendissima,
noi sottoscritti fedeli cattolici, esercitando il diritto-dovere riconosciuto dal Codice di Diritto Canonico ai fedeli cristiani di manifestare ai sacri Pastori le proprie necessità e preoccupazioni per il bene della Chiesa (cfr. can. 212 §§2-3 CIC), sottoponiamo rispettosamente alla Vostra attenzione alcune dichiarazioni pubbliche di S.E. Mons. Antonio Staglianò.
In particolare, nel corso di un intervento pubblico,
( https://www.youtube.com/shorts/Nc8H5BUD3Lk ) Mons. Staglianò ha affermato:
"Aboliamo la religione, aboliamo Dio, aboliamo il Paradiso. Chi lo dice?
John Lennon, nella più bella canzone del mondo, Imagine, l'inno alla pace, un inno universale alla pace. Ha ragione o ha torto? Io, vescovo della Chiesa Cattolica, vi dico che ha ragione John Lennon. Perché cosa dice John Lennon? Dice che per avere la pace nel mondo bisogna abolire quella religione per cui io devo uccidere o morire.
Nothing to kill or die for. Questa è la vera strofa che dà la giusta interpretazione, il giusto significato a questa bellissima canzone: Nothing to kill or die for. Dobbiamo abolire un paradiso per cui io devo uccidere o morire.
Come per esempio il Valhalla dei Vichinghi, dove entri con la spada sguainata, come il paradiso lussureggiante dell’islamismo fondamentalista dove diventi un kamikaze, distruggi mezzo mondo, e anche il paradiso cattolico, quello delle Crociate, per cui si andava in crociata, si ammazzava tutti e ti venivano perdonati i peccati e andavi in paradiso. Questo è il punto. Anche io come John Lennon, io non voglio una religione per cui devo uccidere o morire.
Non voglio un paradiso per cui devo uccidere o morire.
Non voglio un Dio per cui devo uccidere o morire. E non preoccupatevi: questa cosa l’ha detto prima di John Lennon, duemila anni fa. Gesù di Nazareth ha detto davanti al sommo sacerdote:
“Toglietevi dalla testa che il mio Abbà, il mio Dio, il mio Padre, abbia ucciso tutti i primogeniti d’Egitto, abbia ucciso tutti i cavalieri e i cavalli dell’esercito egiziano, che abbia chiesto a Saul di passare a fil di spada uomini, donne e bambine.
Toglietevelo dalla testa, perché il mio Abbà è solo e sempre Amore.
Con il mio Abbà si può fare solo pace, riconciliazione, perdono.”»
Nothing to kill or die for. Questa è la vera strofa che dà la giusta interpretazione, il giusto significato a questa bellissima canzone: Nothing to kill or die for. Dobbiamo abolire un paradiso per cui io devo uccidere o morire.
Come per esempio il Valhalla dei Vichinghi, dove entri con la spada sguainata, come il paradiso lussureggiante dell’islamismo fondamentalista dove diventi un kamikaze, distruggi mezzo mondo, e anche il paradiso cattolico, quello delle Crociate, per cui si andava in crociata, si ammazzava tutti e ti venivano perdonati i peccati e andavi in paradiso. Questo è il punto. Anche io come John Lennon, io non voglio una religione per cui devo uccidere o morire.
Non voglio un paradiso per cui devo uccidere o morire.
Non voglio un Dio per cui devo uccidere o morire. E non preoccupatevi: questa cosa l’ha detto prima di John Lennon, duemila anni fa. Gesù di Nazareth ha detto davanti al sommo sacerdote:
“Toglietevi dalla testa che il mio Abbà, il mio Dio, il mio Padre, abbia ucciso tutti i primogeniti d’Egitto, abbia ucciso tutti i cavalieri e i cavalli dell’esercito egiziano, che abbia chiesto a Saul di passare a fil di spada uomini, donne e bambine.
Toglietevelo dalla testa, perché il mio Abbà è solo e sempre Amore.
Con il mio Abbà si può fare solo pace, riconciliazione, perdono.”»
Tali dichiarazioni, per il loro contenuto e per l’autorevolezza ecclesiastica del soggetto che le ha pronunciate, hanno generato grave turbamento e scandalo in numerosi fedeli, suscitando confusione circa:
1. la dottrina cattolica su Dio;
2. la natura della religione rivelata;
3. la realtà del Paradiso;
4. la continuità tra Antico e Nuovo Testamento;
5. l’interpretazione della storia della Chiesa;
6. il rapporto tra misericordia divina, giustizia divina e salvezza.
Riferimenti al Codice di Diritto Canonico
1. Dovere di custodire integralmente il deposito della fede
Il can. 386 §1 CIC stabilisce:
“Il Vescovo diocesano è tenuto a proporre e spiegare ai fedeli le verità di fede che si devono credere e applicare nei costumi, predicando personalmente con frequenza; abbia anche cura che si osservino fedelmente le disposizioni dei canoni che riguardano il ministero della parola, soprattutto l'omelia e la formazione catechistica, in modo che venga offerta a tutti l'intera dottrina cristiana.”
Anche se Mons. Staglianò è Vescovo emerito, egli continua a rivestire la dignità episcopale e ad esercitare un’influenza pubblica rilevante nella Chiesa, specialmente quale Presidente della Pontificia Accademia di Teologia.
Le dichiarazioni sopra riportate appaiono suscettibili di generare confusione circa verità fondamentali della fede cattolica, tra cui l’esistenza di Dio, la realtà del Paradiso, la divina ispirazione dell’Antico Testamento, l’unità della Rivelazione, la legittimità dell’interpretazione ecclesiale della storia della salvezza.
Le dichiarazioni sopra riportate appaiono suscettibili di generare confusione circa verità fondamentali della fede cattolica, tra cui l’esistenza di Dio, la realtà del Paradiso, la divina ispirazione dell’Antico Testamento, l’unità della Rivelazione, la legittimità dell’interpretazione ecclesiale della storia della salvezza.
Il can. 750 §1 CIC prescrive inoltre:
“Per fede divina e cattolica sono da credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, vale a dire nell'unico deposito della fede affidato alla Chiesa, e che insieme sono proposte come divinamente rivelate, sia dal magistero solenne della Chiesa, sia dal suo magistero ordinario e universale, ossia quello che è manifestato dalla comune adesione dei fedeli sotto la guida del sacro magistero; di conseguenza tutti sono tenuti a evitare qualsiasi dottrina ad esse contraria”.
Mentre il can. 752 CIC richiede:
“Non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell'intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il Sommo Pontefice sia il Collegio dei Vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda”.
“Non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell'intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il Sommo Pontefice sia il Collegio dei Vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda”.
2. Possibile scandalo e danno ai fedeli
Il can. 209 §1 CIC dispone:
“ I fedeli sono tenuti all'obbligo di conservare sempre, anche nel loro modo di agire, la comunione con la chiesa.”
Il can. 392 §2 CIC impone ai Pastori di vigilare affinché non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, specialmente riguardo al ministero della parola, nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, nel culto di Dio e dei Santi e nell'amministrazione dei beni.
Le dichiarazioni in esame, diffuse pubblicamente e amplificate dai mezzi di comunicazione, rischiano di indebolire la fede dei semplici, alimentare il relativismo religioso, creare scandalo e favorire interpretazioni incompatibili con il Catechismo della Chiesa Cattolica.
In particolare, l’espressione “aboliamo Dio” pronunciata da un Vescovo cattolico può essere percepita come oggettivamente incompatibile con il ministero episcopale e con il dovere di testimonianza pubblica della fede.
3. Obbligo dei fedeli di segnalare ciò che nuoce al bene della Chiesa
3. Obbligo dei fedeli di segnalare ciò che nuoce al bene della Chiesa
Il can. 212 §3 CIC stabilisce:
“In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone”.
I fedeli hanno quindi il diritto, anzi talvolta anche il dovere, in ragione della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa.
Alla luce di tale disposizione, la presente petizione non intende mancare di rispetto alla persona di Mons. Staglianò né anticipare giudizi di competenza esclusiva dell’autorità ecclesiastica, ma esercitare legittimamente il diritto-dovere dei fedeli di chiedere chiarezza e tutela dell’integrità della fede.
4. Possibile rilevanza penale canonica
4. Possibile rilevanza penale canonica
Con prudenza e deferenza verso l’autorità competente, si segnala che alcune affermazioni potrebbero richiedere una valutazione alla luce dei cann. 1368 e 1371 CIC.
Il can. 1368 CIC dispone:
“Chi in uno spettacolo o in una pubblica adunanza o in uno scritto pubblicamente divulgato, o in altro modo servendosi degli strumenti di comunicazione sociale, proferisce bestemmia od offende gravemente i buoni costumi o pronuncia ingiurie o eccita all’odio o al disprezzo contro la religione o la Chiesa, sia punito con una giusta pena”.
Il can. 1365 CIC prevede sanzioni nei confronti di chi insegna una dottrina condannata dal Romano Pontefice o dal Concilio Ecumenico oppure rigetta ostinatamente la dottrina di cui al can. 752.
Non spetta ai sottoscritti formulare un giudizio definitivo sulla configurabilità di eventuali illeciti canonici; tuttavia, riteniamo legittimo domandare che le competenti autorità ecclesiastiche valutino se tali dichiarazioni siano compatibili con la fede cattolica e con le responsabilità derivanti dall’ufficio ricoperto.
Richieste
Richieste
Alla luce di quanto sopra, i sottoscritti chiedono rispettosamente:
1. che venga fornito un chiarimento ufficiale circa il significato autentico delle dichiarazioni rese da Mons. Antonio Staglianò;
2. che venga precisato se tali affermazioni siano conformi alla dottrina cattolica;
3. che, ove necessario, venga richiesta una pubblica rettifica o precisazione da parte dell’interessato;
4. che le competenti autorità ecclesiastiche valutino l’eventuale rilevanza disciplinare o canonica delle dichiarazioni;
5. che venga riaffermata con chiarezza la dottrina cattolica sull’esistenza di Dio, sulla realtà del Paradiso, sull’unità tra Antico e Nuovo Testamento, sulla corretta interpretazione della storia della salvezza, sul rifiuto della violenza in nome della religione senza negare le verità fondamentali della fede.
Professione di fedeltà ecclesiale
I sottoscritti dichiarano di presentare questa petizione con spirito filiale tramite il giornalista dott. Andrea Cionci, nel pieno rispetto della Gerarchia ecclesiastica e con sincero amore per la Chiesa cattolica, mossi esclusivamente dal desiderio che sia custodita integralmente la fede trasmessa dagli Apostoli.
Con deferente ossequio,
i seguenti firmatari
Andrea Cionci Contatta l'autore della petizione