NO A 12000 MANZE GRANAROLO NEL PICCOLO MOLISE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera aperta

 

ai Parlamentari molisani, al Presidente della Regione e ai componenti della Giunta al Consiglio e Governo regionale;

 

p.c. ai Sindaci dei comuni molisani, al Presidente e ai componenti del Consiglio regionale, ai Presidenti delle Province di Campobasso e Isernia e ai componenti delle rispettive giunte, ai consiglieri provinciali.

 

Carissimi,

 

seriamente preoccupati, sin dal suo annuncio a Larino da parte del Sen. Roberto Ruta, della realizzazione di una “grande stalla” di 12.000 manze, che darebbe un primato europeo al Molise, nel territorio tra San Martino in Pensilis, già gravato di pale eoliche, Guglionesi e Larino, veniamo a chiedervi di soprassedere nel sostenere un progetto di cui si conosce poco che è una bomba per il nostro territorio, la sua agricoltura, il suo ambiente e il suo paesaggio:

  1. Ruba 100 ettari del già piccolo territorio molisano per destinarli alla realizzazione della stalla, ciò che vuol dire una piattaforma di cemento necessaria per ospitare le 12.000 manze. In pratica, una colata enorme di cemento nel momento in cui diventa sempre più forte l’allarme per il consumo di territorio e di terra coltivata che hanno come fine quello di produrre cibo, per di più di qualità, come nel caso del territorio molisano.
  2. Utilizza 18 milioni di euro a spese della comunità, poiché una gran parte sono fondi europei, per dar continuità a una politica di grandi opere che hanno mostrato il loro fallimento a scapito dei territori; della salute e delle speranze dei cittadini; del futuro dei nostri giovani. Un costo insopportabile per il territorio e società ,che toccherà alle nuove generazioni pagare e questo proprio ora in cui c’è bisogno urgente di affermare la Sovranità alimentare, cioè affermare il cibo, la qualità, la sicurezza alimentare. Affermare anche la salvaguardia della biodiversità e delle risorse naturali; il No agli Ogm; la sostenibilità e i diritti d’uso e di gestione delle risorse nelle mani di chi produce cibo e non di chi ha asservito l’agricoltura per i propri profitti con l’abuso dei prodotti chimici, l’appropriazione dei semi, la concentrazione della distribuzione. Si tratta di riaffermare il Glocal al posto del Global, con il consumo di cibi locali e stagionali; la rappresentazione di pratiche e saperi in cucina; il decentramento delle filiere alimentari per contrastare il potere e l’espansionismo dei super e ipermercati; la centralità dei produttori e dei lavoratori e il rispetto dei loro diritti; la rivendicazione del diritto ai nostri beni comuni.
  3. Mette a disposizione pochi posti di lavoro a costi altissimi per ogni unità, con una parte (tecnici) proveniente direttamente dalla Granarolo e l’atra rimanente riservata a manodopera addetta all’alimentazione e alla pulizia della stalla. In pratica solo tante mosche nelle mani dei giovani molisani destinati a diventare spalatori di merda.
  4. Provoca rischi ambientali così come afferma la Fao in un suo documento riguardante gli allevamenti animali.
  5. Da origine un vero e proprio spreco di energie per coprire con i trasporti di animali e, si dice, anche di letame, i 500 chilometri e più di distanza tra il Molise e la Granarolo e i chilometri necessari per potersi approvvigionare del fieno e della paglia, visto che il Molise non è in grado di produrre o, se lo facesse, porterebbe ad uno sconquasso delle diverse filiere produttive regionali, la cerealicola in primis. Un non senso nel momento in cui si va alla ricerca dell’energia e la parola d’ordine è il risparmio della stessa.
  6. Richiede enormi quantità di acqua che, se oggi va al mare, non è uno spreco, come pensa il Sen. Ruta, ma un fatto naturale, fondamentale per avere la qualità e la vita che il mare mette a disposizione; per l’ambiente e il paesaggio del Basso Molise.
  7. Invece di sistemare il Molise attraverso una seria programmazione, lo stravolge, perché non tiene conto delle sue caratteristiche pedoclimatiche e orografiche, le sue dimensioni, la sua storia, la sua cultura, la sua agricoltura, la sua diffusa ruralità.
  8. In poco tempo metterà in crisi gli allevamenti familiari, riproducendo lo stesso fenomeno, che è sotto gli occhi di tutti, qual è quello della moda dei super e ipermercati che hanno fagocitato i piccoli esercizi commerciali con il risultato di uno spreco dei prodotti acquistati (con più della metà che sono inviati in discarica) e di un disagio dei consumatori, in particolare delle persone anziane che non sono in grado di raggiungere queste cattedrali dello spreco e del consumo.
  9. Non guarda al futuro, ma al passato, cioè al tempo delle vacche grasse, quando sono stati pensati e realizzati progetti all’insegna della superspecializzazione o, in agricoltura, delle coltivazioni e allevamenti superintensivi che la crisi dice non più sostenibili.

Il Molise, non solo non ha in questo progetto la fonte di un nuovo sviluppo, il solo possibile, come sostiene l’On. Leva, ma, per le cose prima spiegate, rischia fortemente e definitivamente, il suo futuro. In pratica diventa il supporto gratuito della Granarolo, considerato che non si ricava niente in cambio nel momento in cui i profitti sono tutti e soli della Granarolo che, utilizzando la nostra miniera d’oro, il territorio, se li porta in Emilia-Romagna o, com’è prevedibile, altrove, lasciando al Molise solo problemi tutti da gestire. Altro che Molise “ grande fattoria”, come dice il Sen. Ruta, ma “grande merdaio”, in pratica “una mega stalla”.

 

La cosa che più meraviglia è il fatto che avete fatto vostro questo progetto che, comunque, intacca la realtà e il futuro stesso del Molise, senza aver neanche pensato di avanzare controproposte a vantaggio della nostra Regione. Come nel passato, anche voi vi siete posti con le mani tese, e in ginocchio, a pregare quelli che vengono, non a dare, ma solo a prendere dal Molise. Tutto questo grazie a voi che avete dimostrato, così, di non avere un’idea chiara dello
sviluppo possibile per il Molise, di non conoscerlo se non come un contenitore di voti tanto da svenderlo al primo arrivato.

Neanche una controproposta come quella di non una, ma cento stalle sparse sul territorio da adattare al Molise partendo, attraverso un monitoraggio, da quelle abbandonate per un loro riuso e questo per non rubare nuovi territori.

In questo caso il discorso si capovolge pensando alle possibilità di recupero dei nostri centri storici che rappresentano l’identità del Molise; delle nostre aree interne e dei terreni abbandonati; di programmare il futuro riportando al
centro l’agricoltura e la zootecnia, la salvaguardia e la tutela ambientale, lo sviluppo di nuove idee e nuovi progetti per creare il domani.

Pensando al numero di occupati, da subito, per il recupero delle vecchie strutture e la costruzione di quelle nuove e, domani con le stalle aperte c’è e ci sarà bisogno di 500/600 occupati e non di 30.

 

Il comitato promotore:

Larino Viva

Rivoluzione Democratica

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