dichiarazione-emergenza-climatica

La pagina comprende: 1) il testo dell'appello da sottoscrivere con l'indicazione dei primi firmatari; 2) la mozione presentata al Senato da Loredana De Petris (alla cui stesura abbiamo contribuito); 3) lo schema di delibera per i Comuni predisposto da Michele Carducci, consulente legale dei No TAP; 4) la mozione presentata alla Camera dei deputati da Rossella Muroni (prima firmataria).

Sul tema dell'emergenza climatica da riconoscere, ben oltre la semplice e scontata "minaccia" - tema posto all'attenzione del mondo dall'ondata giovanile che ha preso come riferimento la figura della 16enne Greta Thunberg, e che è sospinto dalla disobbedienza civile di massa organizzata da EXTINCTION REBELLION - dopo quanto successo con la "bocciatura" in Senato del 5 giugno 2019, che ovviamente non condividiamo, pensiamo ora di tornare alla carica con la Camera dei deputati, sostenendo la proposta di Rossella Muroni ed eventuali altre iniziative che vadano nella sua stessa direzione.
Speriamo che in quest'ultimo consesso ci si renda meglio conto, rispetto alla sottovalutazione verificatasi in Senato, che è importante che l'Italia, in collegamento innanzitutto con gli altri Paesi UE, giochi un ruolo trainante, da mettere in relazione anche con la sua candidatura ad ospitare la COP 26 a Milano.

 

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TESTO DELL'APPELLO

IL GOVERNO ITALIANO DICHIARI LO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA  

Il cambiamento climatico causato dalle attività umane incombe come una spada di Damocle sulla nostra testa: siamo nel bel mezzo di un incendio climatico, che - intrecciato con la minaccia nucleare e della corsa agli armamenti - rischia di compromettere irreparabilmente l'ecosistema terrestre e la nostra stessa sopravvivenza.

Noi, le promotrici e i promotori della presente iniziativa, non vogliamo lasciarci passivamente trascinare nel baratro mortale verso il quale il sistema dell'accumulazione illimitata - per il profitto e la potenza - ci sta orribilmente spingendo giorno dopo giorno!

Appoggiamo lo sciopero mondiale degli studenti, le lotte della nuova generazione che, prendendo sul serio i rapporti della comunità scientifica mondiale, ha capito che non c'è più tempo, che adesso è il momento di agire per garantirsi un futuro (e per conservare il senso della storia umana sulla Terra)!

Ecco perché noi, cittadine e cittadini firmatari del presente appello ,

CONDIVIDENDO CON I GIOVANI "RISVEGLIATI" LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CRISI CLIMATICA,

chiediamo in primo luogo al Governo, ma anche alle Regioni e ai Comuni italiani di:

1.  Dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale. Non intesa - tale emergenza proclamata - come attribuzione di poteri giuridici eccezionali bensì  come assunzione di responsabilità politica con straordinaria determinazione e focalizzazione di impegno;

2.  Considerare, di conseguenza, a partire da subito, la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile (il Green New Deal) come la priorità del presente e dei prossimi anni;

3.  Decidere, come suggerito dall'IPCC, di effettuare immediatamente tagli ambiziosi alle emissioni di CO2 per raggiungere  la soluzione della crisi climatica e ambientale nell'intero territorio nazionale nel tempo più breve possibile; 

4- trovare le risorse, in primo luogo dalla cancellazione degli incentivi alle fonti fossili, quindi dal risparmio sugli armamenti: usiamo  le forze della difesa (di protezione civile e dei modelli alternativi di difesa!) come energie per la salvaguardia dei territori e per l’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici;

5- escludere in tutte le sedi l'opzione nucleare tra le possibili soluzioni al cambiamento climatico, con ciò ribadendo la volontà del popolo italiano espressa nel voto referendario del 2011;

6.  Attuare i piani di transizione climatica secondo i principi di: - Equità: i costi della transizione non devono gravare sulle fasce più deboli della popolazione; le istituzioni devono impegnarsi a riqualificare i lavoratori attualmente impegnati in settori incompatibili con la transizione; - Democrazia: le istituzioni si impegnano a coinvolgere attivamente cittadini e associazioni nel processo di individuazione delle criticità ambientali locali, e di pianificazione, attuazione e supervisione della transizione, attraverso tavoli di confronto e di dibattito pubblico; - Trasparenza: le istituzioni si impegnano a pubblicare rapporti periodici sui progressi fatti nella riduzione delle emissioni e nella risoluzione delle criticità ambientali locali.

Come dice la giovane svedese Greta Thunberg, la cui disobbedienza civile è all'origine della rivoluzione in corso per la speranza GLOBALE:

"Vogliamo che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perchè lo è".

 

Le persone e le associazioni che vogliono attivarsi ci possono contattare a queste mail:

kronospn@tiscali.it 

coordinamentodisarmisti@gmail.com

 

Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Edo Ronchi - Grazia Francescato - Guido Viale - Mario Salomone - Loredana De Petris - Vasco Errani - Vittorio Agnoletto - Alessandro Marescotti - Michele Carducci - Emilio Molinari - Gianluca Garetti - Francesco Alemanno - Maurizio Acerbo - Eleonora Forenza - Anna Donati - Paolo Crosignani - (Rossella Muroni in attesa di conferma)

 

Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti

(coordinamento politico organizzativo dell'iniziativa cell. 340-0736871)

 

Giovanna Pagani - Antonia Baraldi Sani - Patrizia Sterpetti - WILPF Italia

Oliviero Sorbini - Ennio La Malfa - Accademia Kronos

Maria Maranò - Legambiente

Vittorio Bardi - Sì alle rinnovanili No al nucleare - Coalizione per il clima

Giuseppe Farinella - Il Sole di Parigi

Laura Tussi - Rossana De Simone - Patrick Boylan - PeaceLink

Fabrizio Cracolici - ANPI di Nova Milanese

Massimo Aliprandini - Beppe Marazzi - Lega Obiettori di Cosienza

Adriano Ciccioni - Città Verde

Francesco Lo Cascio - Rete delle Ambasciate di Pace

Mario Agostinelli - Energia Felice

Luigi Mosca - Armes Nucléaires Stop

Amalia Navoni - Sandra Cangemi - Coordinamento Nord Sud

Sergio Venezia - CO-Energia

Antonella Nappi - Difendiamo la salute

Floriana Lipparini - Casa delle donne Milano

Giulia Persico - MSOI Milano  

Tiziana Volta - MSGV/Biodiversità nonviolenta

Olivier Turquet - Pressenza

Raffaele Cesari - Rete giustizia climatica

Marco Bersani - Attac

Renato Franchi - Orchestrina Suonatore Jones

Sabina Santovetti - Women in Architecture

Renato Ramello - No TAV Torino

Elio Pagani - Forum contro la guerra

Beppe Corioni - Centro sociale di Rovato

Franco Avati - Lega per il Disarmo Unilaterale

Angelo Gaccione - Odissea

 

ADESIONE DI ASSOCIAZIONI

Disarmisti esigenti

Lega per il disarmo unilaterale

Lega Obiettori di Coscienza

Accademia Kronos

Kronos Pro Natura

Il Sole di Parigi 

Medicina Democratica

Occupy Italy Animals

Partito Ecoanimalista

FOCSIV

Milano per il clima (in attesa di conferma)

Peacelink

Energia Felice

Città Verde

Difendiamo la salute

Odissea

Rete giustizia climatica

 

 

ADESIONI DI LISTE E FORZE POLITICHE CONCORRENTI ALLE ELEZIONI EUROPEE DEL MAGGIO 2019

Federazione dei Verdi

Lista Europa Verde

Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Lista LA SINISTRA

 

ADESIONI DI CANDIDATI IN LISTE CONCORRENTI ALLE ELEZIONI EUROPEE DEL MAGGIO 2019

 

Paolo Crosignani (anche tra i promotori) - candidato in Europa Verde

 

Tiziana Mossa - candidata in Europa Verde

Emma Chiaia - candidata in Europa Verde

Nicoletta Dentico - candidata in Europa Verde

Fatou Boro Lo - candidata in Europa Verde

Umberto Zimarri - candidato in Europa Verde

Orlando Amodeo - candidato in Europa Verde

Eleonora Forenza (anche tra i promotori) - candidata ne La Sinistra

 

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MOZIONE AL SENATO PER LA DICHIARAZIONE DELL’EMERGENZA CLIMATICA

(redatta anche sulla base della nostra petizione e dei nostri appunti  dalla senatrice Loredana De Petris, presidente del gruppo misto. Noi ovviamente sollecitiamo tutti i gruppi parlamentari a muoversi in questa direzione e a raggiungere possibilmente un accordo su basi avanzate ed accettabili dal punto di vista dei firmatari e promotori della presente iniziativa)

 

Il Senato della Repubblica

premesso che- l’evidenza crescente dei cambiamenti climatici pone minacce senza precedenti per la biosfera, la disponibilità e l'approvvigionamento di alimenti e di acqua, le condizioni di vita e lo sviluppo economico. Le conseguenze a breve termine dei cambiamenti climatici possono destabilizzare la comunità internazionale e costituire il movente per la crescita esponenziale dei flussi migratori, nonché contribuire ad alimentare tensioni o conflitti che già si manifestano con evidenza sullo scenario internazionale;- come sottolineato dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) nell’ultimo Rapporto speciale sul Riscaldamento climatico pubblicato nell’ottobre del 2018, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede cambiamenti rapidi, lungimiranti e senza precedenti in tutti gli aspetti della società, trasformazioni necessarie, se si considera che l’aumento di temperatura media globale di 1° grado centigrado abbia già condotto a gravi conseguenze, come l’incremento di eventi meteo estremi, l’innalzamento del livello del mare, la straordinaria contrazione del ghiaccio marino in Artico;- l'accordo di Parigi sul clima, raggiunto il 12 dicembre 2015 da 195 Paesi nell'ambito della Cop 21 ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, definisce l'obiettivo da raggiungere nel contenere l'aumento della temperatura media globale entro un grado e mezzo rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale, nonché garantire un processo di monitoraggio e revisione periodica degli obiettivi necessario a indirizzare i singoli contributi nazionali verso le finalità condivise; - il procedimento attuativo dell’accordo di Parigi ha evidenziato ritardi ed esplicite resistenze di alcuni dei principali Paesi responsabili delle emissioni climalteranti e la più recente Conferenza sul clima (COP24) tenutasi a Katowice nel dicembre 2018 ha purtroppo confermato la scarsa efficacia ad oggi degli impegni assunti, in un contesto normativo non sufficiente vincolante rispetto alla gravità dell’evoluzione climatica in corso;- oltre all’aumento medio globale della temperatura dell'atmosfera, desta particolare preoccupazione per il nostro Paese il trend osservato nell’area mediterranea, con un incremento superiore a quello globale, ed un’anomalia registrata nel 2018 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche pari a 1,58 gradi centigradi al di sopra della media storica, un evidente incremento dei fenomeni metereologici estremi, dei fenomeni di desertificazione e dei disastri naturali, con costi crescenti per la comunità nazionale;- l’Italia deve pertanto rendersi protagonista di una efficace iniziativa in sede europea ed internazionale finalizzata ad accelerare la transizione energetica e il graduale superamento dei combustibili fossili, con l’obiettivo di adeguare la risposta della comunità internazionale al drammatico livello di rischio che la comunità scientifica, ormai in maniera unanime, ha evidenziato;- il Presidente della Repubblica, con riferimento al cambiamento climatico, ha recentemente affermato che “gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali ed ancora insufficienti. In secondo luogo, sul terreno delle concrete pratiche da parte delle istituzioni locali e nazionali, vanno respinte decisamente le tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri";- il movimento internazionale dei giovani, che nella giornata del 15 marzo ha dato vita allo sciopero per il clima “Climate strike”, costituisce un elemento di rinnovata attenzione verso la questione chiave del cambiamento climatico, in grado finalmente di smuovere le coscienze, a partire da quella generazione che rischia di scontare conseguenze irrimediabili per il proprio futuro;- il Parlamento della Gran Bretagna, nella seduta del 1 maggio scorso, ha ritenuto di dare una risposta di eccezionale rilievo alle sollecitazioni che provengono dall’opinione pubblica, con l'approvazione di una mozione che dichiara lo stato di emergenza climatica ed ambientale del Regno Unito, ed afferma che "il riconoscimento del devastante impatto che un clima reso variabile ed estremo potrebbe avere sulla società, deve impegnare il governo ad accrescere l'ambizione degli obiettivi per raggiungere zero emissioni prima del 2050";  - risulta ormai evidente che il raggiungimento di tali obiettivi richiede una profonda conversione ecologica dell’economia, leva indispensabile per promuovere il cambiamento, a partire da un radicale mutamento negli usi dell’energia e da un “Green New Deal” in grado di coniugare traguardi di ecosviluppo e di giustizia sociale, non pregiudicando i cicli naturali di cui l'essere umano è parte integrante;

IMPEGNA IL GOVERNO

1) a dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ambientale del Paese, quale assunzione di consapevolezza e responsabilità politica che consenta di avviare una straordinaria sinergia di azioni finalizzata a concretizzare il contributo dell’Italia al contrasto del cambiamento climatico globale, assumendo questa questione come priorità trasversale e filo conduttore delle politiche economiche nazionali e degli accordi da perseguire in sede internazionale; 2) a sostenere, nell'ambito del procedimento attuativo dell’accordo di Parigi, obiettivi più ambiziosi per contrastare il cambiamento climatico e per avviare azioni di decarbonizzazione dell’economia, anche assicurando un adeguato supporto finanziario e tecnologico ai Paesi più poveri, nonché la partecipazione nazionale al "Fondo verde per il clima", istituito nel 2010 dalla Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici;3) ad attivarsi, in ambito nazionale ed internazionale, affinché si adottino opportune forme di fiscalità ambientale, che rivedano le imposte sull'energia e sull'uso delle risorse ambientali nella direzione della sostenibilità, anche attraverso la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, al fine di accelerare la conversione degli attuali sistemi energetici verso modelli a emissioni basse o nulle;4) ad avviare appropriate iniziative rivolte alla rimozione degli incentivi e dei sussidi diretti e indiretti all'uso di combustibili fossili, spostando gli investimenti sulla ricerca e sullo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, sul risparmio energetico, nonché sull'efficiente produzione dell'energia, rivedendo a tale scopo la strategia energetica nazionale, anche ridefinendo in senso restrittivo l’attuale disciplina in materia di estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale e nelle acque territoriali;5) ad assumere ogni idonea iniziativa finalizzata a sollecitare la partecipazione degli enti locali alla definizione del nuovo quadro energetico ed ambientale determinato dalla dichiarazione di emergenza climatica, anche valutando l’esclusione dal «patto di stabilità» delle spese delle regioni e degli enti locali rivolte verso misure di riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento al cambiamento climatico, con particolare riguardo alle risorse finalizzate al risparmio ed all’efficienza energetica, allo sviluppo delle energie rinnovabili ed alla messa in sicurezza del territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico e della siccità.

 

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SCHEMA DI DELIBERA DI CONSIGLIO COMUNALE (ENTE LOCALE) PER LA DICHIARAZIONE DELLO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA ED ECOLOGICA (PREDISPOSTA DAL PROF. MICHELE CARDUCCI)

 

OGGETTO: dichiarazione di emergenza a tutela del diritto umano al clima  

L'anno duemiladiciannove, il giorno  del mese di maggio, alle ore ecc...  

Il CONSIGLIO COMUNALE  

Premesso che - migliaia di Cittadini italiani stanno sottoscrivendo in numero crescente la petizione, aperta sulla piattaforma on line "www.petizioni.com" e intitolata "Dichiarazione emergenza climatica", contenente la richiesta, rivolta al Governo italiano ma anche alle Regioni e ai Comuni italiani, di "dichiarare lo stato di emergenza climatica" attraverso la elencazione di sei punti di impegno politico e istituzionale di contrasto al fenomeno antropogenico dei cambiamenti climatici,   - numerose analoghe sollecitazioni sono pervenute da associazioni e movimenti operanti sul territorio,  

Constatato che - la citata petizione nazionale e le iniziative locali manifestano una istanza emergente a livello globale come invito cittadino alla mobilitazione comune per la lotta ai cambiamenti climatici,   - che tale lotta ai cambiamenti climatici individua uno specifico obbligo globale, riguardante l'intera comunità mondiale di enti e persone pubbliche e private, fatto proprio dall'ONU con la definizione n. 13 dei c.d. SDGs (United Nations Sustainable Development Goals) del 2015, da realizzare entro il 2030,   - numerose Città del mondo hanno deliberato di dichiarare la "emergenza climatica", quale premessa di riconoscimento e appoggio a tale mobilitazione comune,   - persino Stati e intere comunità territoriali, come Regno Unito, Scozia e Irlanda, hanno dichiarato l' "emergenza climatica",   - il crescente numero di tali mobilitazioni cittadine e istituzionali a livello globale è costantemente documentato e censito dalla piattaforma on line "Cedamia" ("Climate Emergency Declaration and Mobilisation in Action"),   - tale mobilitazione cittadina e istituzionale globale si aggiunge alle iniziative degli Studenti e dei Docenti di Scuola e Università di tutto il mondo, note come "Friday for Future" ed "Exitinction Rebellion",  

Rilevato che - anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha più volte sottolineato l'emergenza e l'urgenza della lotta ai cambiamenti climatici, sottoscrivendo persino un documento, congiunto con altri quattordici Capi di Stato, in cui si riconosce che «il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo»,  

Considerato che - l'art. 117 comma 1 della Costituzione italiana sottopone la potestà legislativa italiana al «rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»,   - in forza degli articoli 117 e 118 della Costituzione italiana, il rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali si estende a qualsiasi altro ente territoriale dello Stato, compresi i Comuni,   - i Comuni devono altresì favorire «l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà», in ossequio all'art. 118 ultimo comma della Costituzione italiana,   - tra i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali rientrano l'art. 6 del Trattato dell'Unione europea, sulla tutela dei diritti fondamentali nella Unione europea (compreso quello all'ambiente di cui all'art. 37 della Carta dei diritti fondamentali della Unione europea) e la Convenzione europea dei diritti umani (in particolare gli articoli 2 e 8 di tale Convenzione),   - tra i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario rientra altresì l'art. 114 del Trattato di funzionamento della Unione europea, in base al quale la «protezione dell'ambiente ... [in Europa] si basa su un livello di protezione elevato, tenuto conto, in particolare, degli eventuali nuovi sviluppi fondati su riscontri scientifici», e su più forti tutele quando «fondate su nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente»,   - i vincoli dei Trattati europei e della citata Convenzione europea sui diritti umani non possono in alcun modo essere disattesi o derogati da enti interni allo Stato, in ragione, tra l'altro, delle regole generali contenute negli articoli 5, 26, 27 e 29 della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati del 1969,   - tali regole della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati impongono alle istituzioni interne allo Stato, compresi i Comuni, di rispettare qualsiasi altro Trattato internazionale, compresi, per lo specifico ambito della tutela contro i cambiamenti climatici, la Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (la UNFCCC del 1992), la Convenzione di Aarhus sui pilastri della c.d. "democrazia ambientale" del 1998, l'Accordo di Parigi sul clima del 2015, tutti vincolanti per lo Stato italiano,  

Preso atto che - proprio in base all'Accordo di Parigi del 2015 sul clima, gli Stati sottoscrittori, compresa l'Italia, hanno fatto propria, e assunto a parametro normativo universale di lotta ai cambiamenti climatici, l'acquisizione scientifica secondo cui il riscaldamento globale del pianeta e l'aumento di emissioni di CO2 sono fenomeni da imputare all'azione umana di produzione e consumo di energia fossile, tanto pubblica quanto privata, identificando dunque il cambiamento climatico come questione di responsabilità e non di semplice accidentalità emergente da eventi naturali,   - la responsabilità umana, pubblica e privata, sui cambiamenti climatici è dunque affermata a livello normativo internazionale, nonostante i c.d. "negazionismi climatici", tutti disconosciuti dai Trattati sottoscritti,   - sempre l'Accordo di Parigi del 2015 sul clima, fissando l'obiettivo di risultato del contenimento dell'aumento delle temperature tra l'1,5° e i 2°C, definisce contemporaneamente una soglia quantitativa e un obbligo di risultato, funzionali a scongiurare la ulteriore regressione climatica globale,   - tale obbligo di risultato si presenta infungibile e irrinunciabile, dunque non negoziabile né bilanciabile,   - nell'Accordo di Parigi del 2015 sul clima sono altresì definite le modalità operative per adempiere agli obblighi di risultato, attraverso le azioni di "mitigazione", "adattamento", "resilienza", "non regressione"(articoli 2, 3, 4.2, 4.11, 7),   - tali modalità e tali risultati sono conformi anche alla Risoluzione del Parlamento europeo, già votata all'unanimità il 29 settembre 2011, specificamente al paragrafo 97,  

Nella consapevolezza che - il Preambolo dell'Accordo di Parigi del 2015 sul clima definisce il cambiamento climatico "preoccupazione comune dell'umanità", quindi elemento determinante di qualsiasi relazione giuridica tra Stati e Cittadini, di cui farsi carico considerando, rispettando e promuovendo i diritti umani previsti in tutti i Trattati e le Convenzioni internazionali sottoscritti dagli Stati,   - tale Preambolo è parte costitutiva degli impegni internazionali degli Stati, ai sensi dell'art. 31 della citata Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati, in quanto concorre alla interpretazione dell'Accordo di Parigi «in buona fede in base al senso comune da attribuire ai termini del trattato nel loro contesto ed alla luce dei suo oggetto e del suo scopo»,   - sempre in forza del citato art. 31 della Convenzione di Vienna, il "contesto" dell'Accordo di Parigi comprende, oltre a testo, Preambolo e allegati inclusi, anche «ogni accordo relativo al trattato e che sia intervenuto tra tutte le parti in occasione della sua conclusione» nonché «ogni strumento disposto da una o più parti in occasione della conclusione del trattato ed accettato dalle altre parti in quanto strumento relativo al trattato»,   - tra gli "accordi" e gli "strumenti" disposti dagli Stati in occasione dell'Accordo di Parigi sul clima del 2015 si annovera il mandato al "Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici" (IPCC) dell'ONU di redigere un "Rapporto speciale" sui cambiamenti climatici, da pubblicare entro la fine del 2018, per la definizione dettagliata dei tempi e delle modalità di effettivo conseguimento degli obblighi di risultato concordati a Parigi,   - tale "Rapporto speciale" è stato reso pubblico nell'ottobre 2018,   - tale "Rapporto speciale" ha definito, oltre ogni ragionevole dubbio scientifico, sia la responsabilità delle risorse energetiche fossili come causa principale dei cambiamenti climatici sia la soglia massima di innalzamento della temperatura globale del pianeta entro comunque l'1,5°C, sia il termine ultimo di intervento efficace di risultato della lotta ai cambiamenti climatici entro il 2030, per non incorrere nel c.d. "punto di non ritorno" del controllo umano sulle dinamiche climatiche, sia la necessità di abbandonare in ogni caso le fonti energetiche fossili,  

Ritenuto che - il rispetto, da parte di un Comune, dell'art. 31 della Convenzione di Vienna sui Trattati nell'interpretare i vincoli internazionali dello Stato italiano in tema di lotta ai cambiamenti climatici, debba consistere nel garantire e promuovere, nelle forme e nei modi previsti dall'art. 118 della Costituzione italiana, il conseguimento degli obblighi di risultato, secondo i metodi, le azioni e i tempi indicati dall'Accordo di Parigi nel "contesto" del "Rapporto speciale" 2018 dell'IPCC, in quanto entrambi giuridicamente vincolanti per previsione di quell'art. 31,   - tale azione del Comune risponde alla "preoccupazione comune dell'umanità" sui cambiamenti climatici, sancita dall'Accordo di Parigi del 2015,   - tale "preoccupazione comune dell'umanità" si traduce in un dovere di difesa dei diritti umani, in coerenza con la "Dichiarazione delle Nazione Unite sui difensori dei diritti umani", adottata con Risoluzione n. 53/144 dell’Assemblea generale nel 1999, e in particolare con l'art. 1 («Tutti hanno il diritto, individualmente ed in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale»), art. 3 («Il diritto interno coerente con la Carta delle Nazioni Unite e con gli altri obblighi internazionali dello Stato nel campo dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce la cornice giuridica al cui interno le libertà fondamentali e i diritti umani devono essere attuati e goduti ed al cui interno le attività per la promozione, la protezione e l’effettiva realizzazione dei diritti e libertà di cui alla presente Dichiarazione devono essere condotte»), art. 4 («Nulla nella presente dichiarazione deve essere interpretato in modo da danneggiare o contraddire i fini e i principi della Carta delle Nazioni Unite o da restringere o derogare le norme della Dichiarazione universale dei diritti umani, dei Patti internazionali sui diritti umani e degli altri strumenti ed impegni internazionali applicabili in questo campo»), art. 10 («Nessuno deve partecipare, con atti o omissioni, alla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali»),   - tale difesa dei diritti umani riguarda anche il diritto umano all'ambiente salubre e allo sviluppo sostenibile nel rispetto delle presenti come delle future generazioni, così come desumibile da innumerevoli fonti internazionali, mai contestate o disconosciute dallo Stato italiano, quali gli articoli 25.1 e 29.2 della "Dichiarazione universale dei diritti umani" dell'ONU del 1948, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali dell'ONU del 1966 (i cui obblighi di protezione e promozione incombono tanto sugli Stati quanto su individui e altri soggetti pubblici e privati, in base alle Risoluzioni AG ONU 32/130 del 16 dicembre 1977 e 41/117 del 4 dicembre 1986), la "Dichiarazione sul diritto allo sviluppo", adottata dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1986 (Risoluzione 41/128), rinforzata in occasione della Conferenza mondiale sui diritti umani (WCHR) di Vienna del 1993, il cui art. 1.8 dichiara che «la democrazia, lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono interdipendenti e si rafforzano a vicenda», la Risoluzione dell'UNHRC 31/8 2016, il Rapporto OHCHR "on Climate Change and Human Rights" (UN Doc A/HRC/10/61 2009), i Rapporti del Relatore speciale Professor John Knox, nominato dal Consiglio dei diritti umani dell'ONU del 2012 (A/HRC/22/43, A/HRC/31/52), il Report dell'UNEP (il Programma per la protezione dell'ambiente dell'ONU) pubblicato nel 2017 con le apposite linee di azione, intitolate "Promoting Greater Protection for Environmental Defenders",

 Visti - il Decreto legislativo n. 152/2006, nelle seguenti disposizioni art. 2, dove si sancisce che «il presente decreto legislativo ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia e il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali», tra l'altro nell'esplicito richiamo agli articoli 2, 3, 9, 32, 41, 42 e 44, 117 commi 1 e 3 della Costituzione, art. 3-ter, secondo cui «la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché al principio "chi inquina paga"», art. 3-quater, per il quale «ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future »,   - l'Opinione consultiva dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, dell'8 luglio del 1996, che qualifica l'ambiente, per gli obblighi internazionali di tutti gli Stati, «non un'astrazione, ma lo spazio in cui vivono gli esseri umani e da cui dipendono la salute e la qualità della vita delle presenti e future generazioni»,   - i Rapporti scientifici della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Lancet Commission, della "Carta di Roma" dell'Istituto Superiore della Sanità, dell'ISDE, in merito agli effetti negativi e irreversibili dei cambiamenti climatici sulla salute delle persone e soprattutto delle giovani generazioni e di quelle future,  

Facendo proprie - tutta la giurisprudenza italiana che declina il diritto all'ambiente con la salute individuale e collettiva, delle presenti come delle future generazioni (dalla Corte di Cassazione n. 5172/1979 che ha riconosciuto l’ambiente, in virtù del combinato disposto degli articoli 2 e 32 della Costituzione, in un «contenuto di socialità e di sicurezza tale da determinare l’emersione di un vero e proprio diritto all’ambiente salubre, come diritto fondamentale della persona umana», alla sentenza della Corte costituzionale n. 210/1987, in base alla quale "tutela dell’ambiente" è sinonimo di «miglioramento delle condizioni naturali (aria, acque, suolo e territorio in tutte le sue componenti)», comprensive della «persona umana in tutte le sue estrinsecazioni»),   - la regola europea per cui in Europa «la salute e la vita delle persone occupano il primo posto» (sentenza "Ortscheit" della Corte di Giustizia europea, causa C-320/93 punto 16, e successive cause C-434/02 punto 58, e C-2010/03 punto 60),   - la giurisprudenza italiana di legittimità, che attribuisce anche agli enti, come i Comuni, obblighi di adempimento e protezione a tutela della salute e dell'ambiente (Corte di Cassazione SS.UU. Civ. n. 7318/1991, Sez. III civ. n. 9893/2000 ecc.),  

Dato che - la Corte Costituzionale italiana, con la sentenza n. 282/ 2002, ha chiarito che, in materia di tutela della salute, «l'elaborazione di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali» (spettante agli «organi tecnico-scientifici») prevale sulla «pura discrezionalità politica dello stesso legislatore», mentre, con la sentenza n. 116/ 2006, ha aggiunto che «l'imposizione di limiti all'esercizio della libertà di iniziativa economica, sulla base dei principi di prevenzione e precauzione nell’interesse dell’ambiente e della salute umana, può essere giustificata costituzionalmente solo sulla base di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali acquisite, tramite istituzioni e organismi, di norma nazionali o sovranazionali, a ciò deputati, dato l’essenziale rilievo che, a questi fini, rivestono gli organi tecnico scientifici»,   - anche la Corte di Giustizia europea, nella decisione 9 settembre 2003 in causa C-236/01, ha affermato che l'adozione di misure precauzionali opera «sulla base dei dati scientifici disponibili che risultano maggiormente affidabili e dei risultati più recenti della ricerca internazionale, che l'attuazione di tali misure è necessaria», al fine di evitare pericoli per la salute umana,   - analoga giurisprudenza è stata prodotta dalla Corte europea dei diritti umani (da ultimo, con la c.d. "Sentenza Cordella" del 2019),   - le conoscenze scientifiche rese evidenti da organismi internazionali e nazionali accreditati, come l'IPCC dell'ONU, l'OMS, l'ISS, l'ISDE, assumono quindi rilievo di limite normativo della discrezionalità politica, in quanto frutto delle "verifiche" scientifiche richieste dalla giurisprudenza italiana a tutela del diritto alla salute e all'ambiente salubre, nella specifica espressione del diritto umano al clima,  

Verificato che - gli obblighi di risultato dell'Accordo di Parigi del 2015 sulla lotta ai cambiamenti climatici coincidono con gli obiettivi ONU dei citati SDGs (United Nations Sustainable Development Goals) del 2015, di cui al n. 3 (salute e benessere), n. 7 (accesso di tutti all'energia sostenibile), n. 8 (crescita inclusiva e sostenibile), n. 9 (industrializzazione sostenibile), n. 11 (città sostenibili), n. 12 (modelli di produzione e consumo sostenibile), n. 13 (promuovere azioni contro i cambiamenti climatici), n. 14 (tutelare il mare e le acque), n. 15 (preservare e ripristinare la sostenibilità degli ecosistemi), n. 17 (rinnovare il partenariato mondiale sullo sviluppo sostenibile),   - il termine di conseguimento degli obiettivi dell'ONU è il 2030,   - il 2030 è anche il termine ultimo indicato dal citato "Rapporto speciale" 2018 dell'IPCC dell'ONU, per scongiurare il "punto di non ritorno" nella lotta ai cambiamenti climatici,   - inoltre, i contenuti di azione del "Rapporto speciale" 2018 dell'IPCC mirano tutti a garantire all'umanità gli specifici obiettivi n. 7 e 8 dei SDGs dell'ONU, ovvero il diritto all'accesso all'energia sostenibile e pulita e il diritto alla crescita inclusiva e sostenibile, attraverso l'abbandono dei processi energetici a combustione fossile,

Desumendo pertanto che - il diritto umano alla salute e all'ambiente salubre comprende ormai anche il diritto dei cittadini a pretendere che il proprio Stato realizzi la lotta ai cambiamenti climatici nella concretizzazione effettiva, entro il 2030, degli obiettivi nn. 3, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 17 dei SDGs dell'ONU, adempiendo rigorosamente agli obblighi di risultato di non superamento dell' 1,5° C e alle modalità di azione designate dall'Accordo di Parigi del 2015 e dal "Report speciale" 2018 dell'IPCC,   - alla luce dei contenuti del "Report speciale" 2018 dell'IPCC, tale pretesa dei cittadini realizza un vero e proprio diritto umano al clima, nel duplice significato di un diritto, delle presenti e future generazioni, a una salute non ulteriormente compromessa dalle risorse energetiche fossili e dai cambiamenti climatici da esse prodotte, nonché un diritto, delle presenti e future generazioni, a un ambiente "salubre" in quanto definitivamente libero dall'energia fossile climalterante e per un futuro non compromesso ed escludente,  

Nella considerazione che - il Governo italiano non riconosce né menziona in alcun proprio documento, neppure di contenuto programmatico, la priorità della tutela del diritto umano al clima, nella duplice declinazione di salute umana e salubrità ambientale definitivamente liberate e libere dai condizionamenti climalteranti e devastanti dell'energia fossile,   - nessun documento e nessuna azione del Governo italiano spiega come concretizzare congiuntamente gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015 e quelli dei SDGs dell'ONU entro il 2030, senza ulteriormente compromettere il diritto umano al clima,   - al contrario, il Governo italiano ha manifestamente dimostrato di non voler accelerare le proprie azioni di lotta ai cambiamenti climatici, continuando ad avallare diverse opere persistentemente fossili e climalteranti,   - il Governo non detiene né ha mai detenuto studi, evidenze scientifiche, informazioni e rilevazioni di qualsiasi natura o entità che dimostrino l'utilità climatica delle nuove opere fossili e climalteranti in via di realizzazione o programmate in Italia, così privando i propri Cittadini di un altro diritto fondamentale tutelato a livello internazionale (a partire dalla Convenzione di Aarhus), quello ad essere informati su come si stiano effettivamente conseguendo gli obiettivi di risultato dell'Accordo di Parigi del 2015, nelle le misure temporali indicate dal "Rapporto speciale" 2018 dell'IPCC entro il 2030 e in coerenza con i risultati al 2030 dei SDGs dell'ONU,   - l'azione del Governo permane lacunosa nella promozione di forme di valutazione ambientale e strategica che assumano come prioritario l'interesse pubblico alla tutela del diritto umano al clima, quale condizione indefettibile per la piena realizzazione degli impegni dell'Accordo di Parigi e dei SDGs al 2030 dell'ONU,   - pertanto, l'atteggiamento del Governo permane caratterizzato da una persistente inerzia ed elusione incostituzionali, che offendono i diritti fondamentali dei Cittadini ad essere informati sul futuro climatico del proprio Paese e il loro diritto umano al clima come condizione di salute e ambiente salubre, liberi e liberati dall'energia fossile climalterante,  

Concludendo che - l'emergenza climatica non deriva affatto da una situazione naturale o da un evento imprevisto o imprevedibile, ma dal persistente inadempimento degli obblighi internazionali degli Stati, rispetto all'Accordo di Parigi, al "Rapporto speciale" 2018 dell'IPCC e ai SDGs al 2030 dell'ONU,

 DELIBERA  

1. di dichiarare l'emergenza climatica per il proprio territorio, in termini di persistente violazione del diritto umano al clima dei propri Cittadini, come lesione presente e futura della loro salute e della salubrità del loro ambiente, a causa della volontà incostituzionale del Governo di non impedire nuove opere fossili e climalteranti,  

2. di fare propri i sei punti di istanze, sottoscritti dai Cittadini sulla piattaforma on line "www.petizioni.com", con il titolo "Dichiarazione emergenza climatica",  

3. di riconoscere lesiva del diritto umano al clima qualsiasi iniziativa, pubblica o privata, che ostacoli in qualsiasi modo l'abbandono definitivo della produzione e del consumo energetico fossile,  

4. di impegnarsi ad agire in tutti i modi, le sedi e le forme consentite dall'art. 118 della Costituzione italiana, affinché la tutela del diritto umano al clima diventi il parametro dell'interesse pubblico primario, prevalente e non bilanciabile di qualsiasi azione di governo, per il pieno conseguimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015, delle azioni temporali indicate dal "Report 2018" dell'IPCC dell'ONU, e dei SDGs dell'ONU al 2030,  

5. di appoggiare tutte le iniziative cittadine di rivendicazione del diritto umano al clima,  

6. di invitare tutte le istituzioni territoriali, a partire dalla Regione, a promuovere Conferenze territoriali popolari, per la promozione del diritto umano al clima come interesse pubblico prioritario delle politiche energetiche del territorio,  

7. di invitare il Governo a riformulare tutti i propri programmi di politica energetica e ambientale in funzione della prioritaria tutela del diritto umano al clima,  

8. di assumere tutte le dichiarazioni e gli impegni della presente delibera come adempimento del dovere costituzionale di solidarietà, sancito dall'art. 2 della Costituzione, e del dovere universale di difesa dei diritti umani della presente e delle future generazioni, richiesto dalla "Dichiarazione delle Nazione Unite sui difensori dei diritti umani",   SUCCESSIVAMENTE, con separata e unanime votazione dei presenti, la suestesa Deliberazione viene dichiarata immediatamente eseguibile, ai sensi dell'art. 234, comma 4, del D.Lgs. 267/2000.   

 

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MOZIONE ALLA  CAMERA PER LA DICHIARAZIONE DELL’EMERGENZA CLIMATICA (1-00181 - Venerdì 10 maggio 2019, seduta n. 173)

(redatta dalla deputata Rossella Muroni e cofirmata da Roberto Speranza e Federico Fornaro. Vale anche qui quanto da noi proposto al Senato: tutti i gruppi parlamentari dovrebbero ritrovarsi sulle posizioni di questa mozione facendo convergere eventuali altri testi sugli obiettivi ambiziosi e da perseguire con rapidità da essa prospettati)

 

 

La Camera dei deputati 

premesso che

secondo il rapporto Global Warming presentato nell'ottobre 2018 al summit di Incheon-Songdo, in Corea del Sud, dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), la superficie terrestre si è riscaldata di un grado, abbastanza per provocare un’escalation di tempeste, alluvioni e siccità mortali. Andando di questo passo si prevede un ulteriore aumento di tre, quattro gradi. Secondo lo studio, il primo in cinque anni sul cambiamento climatico, se si dovesse continuare a emettere la stessa quantità di CO2, l'aumento di temperatura del pianeta supererà il grado e mezzo già nel 2030;

secondo gli esperti dell'Ipcc, le conseguenze del riscaldamento di un grado della superficie terrestre sono già sotto gli occhi di tutti: tra gli altri cambiamenti, vi sono condizioni meteorologiche estreme, innalzamento del livello del mare e diminuzione del ghiaccio marino artico. Tuttavia, è ancora possibile limitare il riscaldamento globale a un aumento di 1,5 gradi Celsius, ma occorrono «cambiamenti rapidi, di ampia portata e senza precedenti»;

il 15 marzo 2019 studenti di tutto il mondo hanno partecipato al «Fridays for Future», lo sciopero scolastico per il clima organizzato per chiedere ai Governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. L'idea del «Fridays for Future» è nata in seguito alla protesta iniziata da Greta Thunberg, una studentessa svedese di 16 anni, diventata il simbolo e la rappresentante più conosciuta del nuovo movimento ambientalista studentesco;

i giovani chiedono ai Governi di tutto il mondo con urgenza azioni concrete e radicali per il rispetto degli obiettivi sul clima stabiliti dall'Accordo di Parigi. La politica e le istituzioni devono dare una risposta a questi ragazzi, che non meritano di ereditare un mondo malato;

nel nostro Paese fino ad oggi questa risposta non c'è stata. Crisi ambientale, crisi economica e crisi sociale camminano insieme e le soluzioni pure. Per questo in Italia, come per tutte le nazioni del pianeta, solo intervenendo in un'ottica globale e ambientale, si possono affrontare le sfide climatiche ed economiche, sociali ed ambientali che ci aspettano;

è del tutto evidente che per combattere i cambiamenti climatici, come richiesto anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nelle settimane scorse, arrestare la recessione, la crisi economica e sociale, sviluppare l'economia circolare, ridurre il degrado degli ecosistemi, valorizzare le potenzialità del nostro Paese non si può che passare attraverso un piano decennale denominato «Green New Deal» che metta politiche e misure di stimolo antirecessione al centro di un «nuovo patto per uno sviluppo» in modo da affrontare le «molteplici crisi» dell'Italia; a partire da quella della mancanza di lavoro. Uno studio della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha calcolato gli effetti economici ed occupazionali, nei prossimi cinque anni, di un pacchetto di misure di green economy: ogni euro di investimento pubblico ne attiverebbe altri tre privati, con un rilevante incremento di unità di lavoro cumulate, pari a 2,2 milioni che, con l'indotto, arriverebbero a 3,3 milioni di posti;

il 1° maggio 2019 la Camera dei Comuni britannica attraverso la mozione presentata dal leader del Labour Jeremy Corbyn ha dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale a livello nazionale. Dopo il dibattito Corbyn ha auspicato che la decisione possa «mettere in moto un'ondata di azioni da parte di parlamenti e governi in tutto il mondo» e si è impegnato a «lavorare con i paesi che hanno serie intenzioni riguardo alla lotta alla catastrofe climatica»; ha sottolineato la necessità di «dire chiaro e tondo a Donald Trump che non può continuare a ignorare gli accordi internazionali e le azioni sulla crisi climatica»;

il Regno Unito è il primo Paese al mondo a dichiarare lo stato di emergenza climatica. È una decisione importante, che non può restare isolata,

impegna il Governo:

1) ad adottare le iniziative di competenza per riconoscere lo stato d'emergenza climatica e ambientale dell'Italia e del mondo e per riconoscere che è necessaria una risposta globale urgente e rapida;

2) ad adottare iniziative per accelerare la transizione energetica per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo di fonti rinnovabili, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili;

3) ad adottare iniziative per progettare e finanziare un piano di sensibilizzazione ecologica anche attraverso la disincentivazione di azioni dannose (quali utilizzo di plastiche monouso, errata differenziazione dei rifiuti, mancato utilizzo di mezzi di trasporto pubblici e altro) e scelte che incentivino il risparmio energetico e la riforestazione.

 

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