eurodeputatinonuke

L'appello agli eurodeputati qui riportato, che occorre sottoscrivere (in attesa di integrazioni da parte delle organizzazioni con base in Germania, Francia, etc. che stiamo contattando), ha subito dopo un invito alla mobilitazione per il 12 febbraio, giornata di lotta dei contatti territoriali, i cui estensori sono Mario Agostinelli, Alfonso Navarra e Antonia Sani. Seguono quindi, per documentazione, un pezzo di volantino distribuito da WILPF Italia il 22 gennaio 2022 e una lettera aperta di Natura e Lavoro con allegato tecnico. 

In occasione del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2022 a Bruxelles (si tiene in contemporanea con un G7 e con un vertice NATO) 5 membri del coordinamento hanno stilato una dichiarazione:  "A BRUXELLES L’EUROPA DI PACE CONTRO L’EUROPA DI GUERRA L’ecopacifismo si prepari per contrastare e fare cessare, nella lunga durata, la guerra economica globale". Il 24 febbraio del 2022, come è noto, è stata avviata da parte del presidente della Russia Vladimir Putin una aggressione militare nei confronti dell'Ucraina. La proposta è di inserire la lotta contro la tassonomia UE in una partita globale della denuclearizzazione, vista come la strada concreta per ottenere lo scioglimento dei patti militari e la fuoriuscita dalla logica degli Stati-potenza. 

Sotto si può leggere la dichiarazione e, volendo, ci si può aggiungere tra i sottoscrittori.

 

APPELLO AGLI EURODEPUTATI *

 PERCHE' DIRE NO ALL'INSERIMENTO DELL'ENERGIA NUCLEARE TRA LE FONTI "VERDI"

In merito alla partita che si sta giocando sulla classificazione degli investimenti "sostenibili"

La Commissione UE il 2 febbraio 2022 ha varato l'atto delegato della tassonomia che inserisce il nucleare il gas tra le tecnologie per raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

(Il testo ufficiale in inglese del provvedimento lo si trova al link: https://ec.europa.eu/finance/docs/level-2-measures/taxonomy-regulation-delegated-act-2022-631_en.pdf)

Noi sottoscritti, impegnati con associazioni e personalità verso il coordinamento antinucleare europeo, invitiamo il Parlamento europeo a respingere tale testo, come è nelle sue facoltà, se viene raggiunta la maggioranza assoluta di 353 eurodeputati che votano NO. 

Con particolare riferimento all'energia nucleare, consapevoli che il suo ruolo essenziale è, al di là di ogni altro pretesto e giustificazione, quello produrre una presunta potenza geopolitica in modo incompatibile con i progressi verso il disarmo e la pace, sottolineiamo i seguenti aspetti critici:  

1. L'energia nucleare non è una fonte di energia rinnovabile: infatti l’uranio e il torio, elementi indispensabili anche per i cosiddetti reattori di quarta generazione, è presente sulla terra in quantità limitate, destinate quindi all’esaurimento. Solo il 2% dell'uranio consumato annualmente nelle centrali europee è estratto in Europa (Rep. Ceca). Il 25% proviene dalla Russia, il 9% dal Kazakistan è l'11% dal Niger. Paesi non particolarmente amici o con regimi instabili.

2. Non è vero che l'energia nucleare sia priva di emissioni di CO2: considerando l'intero ciclo, dall'estrazione dei materiali radioattivi, alla costruzione della centrale e alla sua dismissione definitiva, la CO2 emessa per MWh prodotto è pari a circa 100-150 kg, contro i 600-1200 kg delle fonti fossili tradizionali, i 45-90 kg del fotovoltaico, e i 15-25 kg di eolico e idroelettrico (fonte: Life cycle energy and greenhouse gas emission of nuclear energy: A review, di Manfred Lenzen, ScienceDirect 2008).  

3. I rischi di incidenti nucleari sono già stati gravi e catastrofici, come dimostrato dagli incidenti di Three Miles Island (Stati Uniti 1979) e soprattutto Chernobyl (Ucraina 1986) e Fukushima (Giappone 2011). I rischi saranno ulteriormente accresciuti da eventi naturali di grande intensità collegabili ai cambiamenti climatici già in atto, come pure da possibili attacchi terroristici con bombe o cyber-attacchi. Un disastro nucleare rende inutilizzabile per secoli vaste zone di territorio, oltre a produrre una catastrofe umanitaria.  

4. Le scorie nucleari restano radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni e a tutt'oggi non esiste al mondo una soluzione adeguata e già operativa per il loro stoccaggio. Mantenere il controllo e assicurare la sicurezza ambientale per tempi così lunghi è pura utopia. Inoltre il necessario smantellamento dei reattori in fin di vita è estremamente complesso e oneroso. 

5. Il costo dell'energia nucleare è oggi più del doppio di quello da fotovoltaico. Nel mondo nessun impianto nucleare viene costruito se non ci sono finanziamenti pubblici.  Se l'energia nucleare venisse inserita nella tassonomia “verde” europea toglierebbe enormi risorse al finanziamento pubblico delle vere energie rinnovabili, facendo frenare il processo virtuoso in atto che va invece accelerato se vogliamo raggiungere gli obiettivi del 2030 e del 2050.  

6. L’energia da nucleare costituisce comunque una fonte marginale e senza futuro in un mondo che aspiri ad un futuro. Rappresenta non più del 10% dell'energia elettrica prodotta nel mondo e soddisfa circa il 2% dei consumi mondiali di energia. Questa quota potrà cambiare di poco se si vogliono mantenere standard “accettabili” di sicurezza tenuto conto dell'età media (≈ 35 anni) dei 440 reattori attualmente in servizio, limitare la quantità di scorie prodotte e non esaurire velocemente le fonti di combustibile disponibili.  

7. La prospettiva dei “mini e micro” reattori nucleari è ancora più dannosa perché produrrebbe una diffusione sul territorio di impianti a rischio, con accresciute difficoltà ad esercitare un controllo efficace sulle scorie radioattive e quindi a garantire la sicurezza delle popolazioni e dell'ambiente.  

8. Gli studi sulla quarta generazione di reattori sono iniziati nel 2001 e ad oggi non sono progrediti apprezzabilmente e non è stato trovato uno schema che possa risolvere tutti i problemi sopra elencati. La Germania chiuderà le sue ultime centrali nucleari entro il 2022. 

9. I tempi per costruire una centrale nucleare sono in media di 10 anni, quindi il contributo per raggiungere gli obiettivi energetici e di riduzione della CO2 al 2030 è in pratica nullo. 

10. Ultimo e non da ultimo, in un mondo di guerre e di conflitti, la diffusione dell'energia nucleare favorisce la proliferazione di armamenti nucleari e di prodotti fissili e/o radioattivi utilizzabili a fini terroristici, con conseguenze gravissime per l'intera umanità. Non a caso circa i due terzi dei reattori in esercizio nel mondo sono detenuti da paesi che hanno anche armamento nucleare. Essa crea la base tecnica di materiale fissile potenzialmente impiegabile, con successive lavorazioni, per usi militari, in primo luogo da parte di attori statali alla ricerca di “grandeur” a livello globale o regionale. 

Tutti questi motivi, che hanno ispirato da decenni la nostra azione antinucleare di ecopacifisti pragmatici, tanto da risultare addirittura “identitari” per l’ecologismo politico, dovrebbero spingere donne e uomini di buona volontà, quale che sia la loro cultura di riferimento, a respingere la colossale operazione di greenwashing che ci viene prospettata con questa proposta della Commissione UE.

Lo ribadiamo in conclusione: concentriamo le risorse su un modello rinnovabile al 100 per cento e non danneggiamo, al tempo stesso, con scelte sbagliate, il clima, la sicurezza e le tasche dei cittadini europei!

 

Pimi firmatari

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Guido Viale

Luciano Benini - Roberto Paccagnella - Sabina Santovetti - Renato Napoli - Etta Ragusa - Gian Giacomo Migone - Maurizio Bucchia -  Oliviero Sorbini- Elio Pagani - Keivan Motavalli - Gian Piero Godio - Marco Zinno - Marco Palombo - Vittorio Pallotti - Teresa Lapis - Angelo Gaccione - Giuseppe Natale - Renato Ramello - Pirangelo Monti - Paolo Candelari - Giovanni Ciavarella - Enrico Peyretti -Francesco Lo Cascio

Primi firmatari in attesa di conferma (inseriti in quanto promotori delle nostre petizioni in un percorso antinucleare in pista da almeno un decennio)

 Edo Ronchi, Massimo Scalia, Marco Bersani, Massimo Serafini, Haidi Gaggio Giuliani, Vittorio Bardi, Ennio La Malfa, Renato Zanoli, Antonio De Lellis

 * Il testo base su cui si è sviluppata l'elaborazione della petizione è stato redatto da Luciano Benini e Roberto Paccagnella del MIR Italia. Una versione che attende ulteriori integrazioni e miglioramenti da parte delle organizzazioni con base all'estero, è stata pubblicata come articolo online su il quotidiano "il Manifesto", il 5 febbraio 2022, sezione commenti, con tre firme: Alfonso Navarra Disarmisti esigenti, Antonia Sani WILPF Italia, Luciano Benini MIR Italia.

 Coordinamento organizzativo dell'iniziativa:

Disarmisti esigenti - Alfonso Navarra cell. 340-0736871 email alfiononuke@gmail.com

WILPF Italia - Antonia Sani e Patrizia Sterpetti

Abolition des Armes Nucléaires - Luigi Mosca

Associazione Melitea - Edgardo Iozia

Comitato antinucleare di Treviri - Daniele Barbi

Energia Felice - Mario Agostinelli

Kronos Pro Natura - Giuseppe Farinella e Consiglia Farinella

LDU Sardegna - Ennio Cabiddu

Lega obiettori di Coscienza - Mario Di Padova

Memoria e Futuro - Fabrizio Cracolici e Laura Tussi 

Mondo senza guerre e senza violenza- Andrea Bulgarini, Nina Cabera, Marco Giorgetti

Odissea - Angelo Gaccione

Per la scuola della Repubblica - Cosimo Forleo

Rete bioregionale italiana - Paolo D'Arpini

Sole di Parigi - Antonella Nappi

 

Altre info su: 

www.disarmistiesigenti.org

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PIANO ENERGIA E CLIMA E TASSONOMIA UE: DUE PARTITE COLLEGATE PER LA CONVERSIONE ECOLOGICA

Invito alla mobilitazione per la giornata di lotta del 12 febbraio 2022 

 

Nell’attuale congiuntura segnata dall'emergenza ecologica, sentiamo di dover giocare e vincere due partite tra loro collegate: quella della tassonomia UE e quella della riscrittura del Piano nazionale integrato economia e clima - PNIEC. Non possiamo ignorarle perché sono già in corso e hanno una intima connessione . Due partite  che andranno a chiudersi al massimo nel luglio 2022, con un voto al Parlamento europeo preceduto da quello al Parlamento italiano.

La sfida, che avrà un esito prima delle conclusioni sulla tassonomia, è già in corso e va a compimento entro aprile: essa riguarda il PNIEC, che va rivisto, rimodulando la “Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra” (STL), ed anche il “Piano per la transizione ecologica" (PTE).

Il ritardo messo in atto dal ministero della Transizione ecologica nell’affrontare misure indifferibili fa parte di una strategia di attesa per rendere praticabile alla fine solo il rilancio del modello fossile.

Intanto si va acutizzando il conflitto sulla tassonomia UE, che, secondo la Commissione presieduta da Ursula Von der Leyen, dovrebbe, in base all’atto delegato varato il 2 febbraio 2022, includere gas e nucleare tra le “energie sostenibili” verso cui privilegiare i finanziamenti sia pubblici che privati (con garanzia pubblica).

Il Parlamento europeo con 353 no – la maggioranza assoluta – può e deve respingere l’atto del Consiglio. Il voto degli eurodeputati, in rappresentanza delle realtà locali estromesse dalle lobby del gas e dell’atomo, deve diventare l’obiettivo di una grande articolata e informata mobilitazione, sapendo che, si parte da una quota non disprezzabile di 250 oppositori dichiarati e da posizioni profondamente differenziate tra i governi e una evidentissima contrarietà della maggioranza del mondo scientifico. 

Dobbiamo riportare alla riscrittura del PNIEC e all’opposizione alla tassonomia innanzitutto le mobilitazioni locali, promuovendo la piena consapevolezza del grande sforzo necessario ad una trasformazione vera, oltre i facili tentativi di greenwashing, di cui abbiamo assaporato l’insidiosa perfidia perfino al festival di Sanremo con il cane a sei zampe ENI ricolorato di verde.

Il Governo italiano ha anticipato con un documento ufficiale addirittura la richiesta di maggiori quote di emissioni di metano e fatto trapelare una riapertura alle tematiche dell’atomo. ll Governo e il MITE devono diventare controparti di lotte popolari convergenti e il più possibile unificate che si propongano un’autentica conversione ecologica: perché quello che constatiamo, nell’assemblaggio incoerente di politiche di bilancio, PNRR e prese di posizione in sede europea, è l’assenza di un serio disegno di attuazione.

All’interno del PNIEC, resistendo alle sirene provenienti dai vertici di Bruxelles, dovrà innanzitutto essere ribadito che di nucleare non si parla; ed in secondo luogo che il gas fossile va considerato una fonte residuale da cui bisogna fuoriuscire allo stesso modo che si è fatto con il carbone. 

Ragion per cui i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) vanno tendenzialmente eliminati , e va rimodulato subito il capacity market in modo che rifletta condizioni di mercato eque per le fonti rinnovabili.

Il sostegno alle comunità energetiche, accompagnato da politiche per l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato , va considerato la leva fondamentale di azione per la transizione ad un modello energetico ed economico rinnovabile che trasformi la crisi climatica in opportunità.

Il Governo, oltre a ribadire in sede europea la contrarietà dell’inserimento del nucleare anche per rispetto dell’esito di due referendum, dovrà dare mandato alle aziende pubbliche e/o a partecipazione statale, in particolare alle principali, Eni ed Enel, di strutturare le rispettive strategie aziendali nell’ottica dell’interesse nazionale e della conversione energetica complessiva.

Le due “partite”, PNIEC e tassonomia UE, vanno infine accomunate in un unico “campionato” della conversione ecologica: vogliamo giocarle da protagonisti anche proponendole come posta concreta di lotta per la protesta e le proposte di alternative da parte dei territori, così da misurare il successo delle istanze ecopacifiste di cui siamo portatori.

Per questo sabato 12 febbraio partecipiamo alla mobilitazione nazionale, invitando a costituire localmente, nelle varie città, unitariamente cogli altri soggetti promotori, tende, incontri, manifestazioni creative e in stretto rapporto con lavoratrici, lavoratori studentesse e studenti. Cominciamo quindi a riconsegnare alle cittadine e ai cittadini la speranza di diventare strumenti di una campagna di informazione e di sensibilizzazione ed anche di una democrazia che dà dignità e senso ai conflitti portati alla luce del sole. 

Mario Agostinelli – Associazione Energia felice

Alfonso Navarra – Disarmisti esigenti 

Antonia Sani - WILPF Italia

 

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DAL VOLANTINO DISTRIBUITO IL 22 GENNAIO 2022 DA WILPF ITALIA IN OCCASIONE DEL PRIMO ANNIVERSARIO DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI - TPAN

 

(7 gennaio 2022 -Il 22 gennaio 2022 è l’anniversario della entrata in vigore del TPAN (Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari). 

(...)

 

Come attuare una seria transizione ecologica con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza?

Il tema è talmente urgente da necessitare uno sforzo collettivo, democratico, innovativo per trovare soluzioni efficaci, durature e soprattutto non contraddittorie rispetto agli obiettivi. Bisogna accantonare senza remore ciò che si è dimostrato nocivo  e investire e adottare tecnologie ad hoc senza deviare il percorso per salvaguardare interessi aziendali pubblici (ENI) e privati (TerraPowerBellevue USA, AIN) o investimenti precedenti legati al Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT), o preoccuparsi di dismettere parti del nostro know-how industriale. La posta in gioco è molto più alta. E’ raggelante constatare la direzione di senso che stanno prendendo i piani nazionali per l’energia e il clima presentati alla Commissione Europea per la neutralità carbonica entro il 2050, che segnalano un aumento della capacità di produzione di nucleare dopo il 2030. 

Le lobbies del gas e del nucleare cercano di entrare nella tassonomia che dovrebbe consacrare le energie VERDI piuttosto che attività distruttrici.

Su 177 billioni di Euro nei Piani di Ripresa e Resilienza sono tuttavia sostenuti i combustibili fossili con una spesa di 52  billioni, poco meno di un terzo. Se è stato registrato un aumento dell’energia prodotta dalle rinnovabili (38%) rispetto a quella prodotta dai combustibili fossili (37%) nell’Unione, permangono ovunque barriere burocratiche per dispiegare le rinnovabili.

Si prevede che alcune centrali nucleari saranno staccate dalla rete mentre altre saranno aggiunte e quindi la potenza elettronucleare installata diminuirà di poco o resterà uguale.  Tuttavia i progetti di centrali nucleari in corso si sono rivelati disastrosi per i tempi di realizzazione e i costi che si sono moltiplicati : Mochovce 3 e 4 (36 anni), Olkiluoto 3 (17 anni), Flamanville 3 (15 anni).

La Corte di Giustizia dell’unione Europea ha già giudicato illegittima l’estensione della durata del servizio di due centrali belghe (Doel 1 e Doel 2) in assenza di valutazioni di impatto ambientale e molti sono i reattori nelle stesse condizioni, ancora attivi.

La Francia, che ha preso la Presidenza dell’Unione, possiede oltre la metà del totale delle centrali dell’U.E. ed è il Paese capofila rispetto al nucleare seguito da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania. Sappiamo che l’energia nucleare non è la soluzione: ha alti costi, non è competitiva commercialmente rispetto alle energie rinnovabili che ricevono pari sussidi governativi, ha un lungo ciclo di pianificazione ed è inadeguato come combustibile da trasporto.

L’energia nucleare non può sostituire in un ragionevole intervallo di tempo l’ingente quantità di combustibile fossile consumato attualmente. L’estrazione e il trasporto dell’uranio minerario estratto da territori di popolazioni indigene ha devastato comunità locali e territori in Nord America, Australia, Africa e Asia (Canada, Namibia, Australia, Kazakhstan, Niger ne producono il 50%). I minatori sono esposti ad alto rischio di cancro, difetti di nascita, rischio di aumento delle leucemie e di altre malattie del sangue.

Malgrado sia presentata come energia pulita, che non rilascia CO2, la costruzione dei suoi impianti emette grandi emissioni ed è problematica ad ogni stadio del suo ciclo.  Produce grandi quantità di rifiuti tossici radioattivi. Nessuno dei 30 Paesi con reattori nucleari ha risolto il problema dei rifiuti. Tutte le soluzioni proposte hanno fallito o presentato problemi: l’abbandono dei rifiuti nelle profondità dell’oceano, lo stoccaggio nei ghiacci dell’Antartico, il lancio nello spazio, l’iniezione di rifiuti liquidi sotto strati cuscinetto di acqua sotterranea. Diffondere l’uso di energia nucleare comporta il rischio della proliferazione delle armi nucleari e del terrorismo nucleare. Le risorse di uranio sono limitate, un approvvigionamento di energia sostenibile in energia nucleare non è realizzabile.

Piuttosto che sotterrarlo o correggere le conseguenze del nucleare o delle energie fossili attraverso un deposito di rifiuti nucleari e l’ingegneria climatica dobbiamo fondare un sistema libero dal nucleare, dal carbone, basato su energia sostenibile: eolica, fotovoltaica, geotermica, batterie oceaniche, accumulo in mare, accumulo idroelettrico costiero, utilizzo dei rifiuti per creare energia senza emissioni…

 

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Tassonomia europea delle rinnovabili: il governo prenda posizione La lettera aperta. 

Un documento che getta luce sull'imbarazzante silenzio del governo italiano. In Europa in questi giorni si sta decidendo se inserire gas e nucleare nella tassonomia delle fonti rinnovabili che nei prossimi anni riceveranno incentivi e finanziamenti pubblici. Questa scelta andrebbe contro una strategia seria e concreta di transizione ecologica. La politica italiana deve prendere posizione.  

PUBBLICATO su Il Manifesto online 3.2.2022, 13:26  

Al Presidente del Consiglio Mario Draghi

Al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani  

Signor Presidente del Consiglio Signor Ministro della transizione ecologica,  

Noi, come tutte le organizzazioni e i movimenti che da anni ormai seguono con crescente preoccupazione il rapido aggravarsi delle malattie della Terra e si battono affinché venga rapidamente approntato un adeguato piano di transizione energetica in attuazione della transizione ecologica promossa dal Green Deal Europeo, siamo sconcertati dall’assenza di informazioni ufficiali e univoche da parte del Governo su come l’Italia intende agire, e in particolare su come intende rispondere alla proposta avanzata dalla Commissione europea sulla definizione della tassonomia energetica. Mentre quasi tutti gli altri paesi si sono già ufficialmente espressi, in Italia ci troviamo in presenza di confuse e divergenti posizioni assunte dai principali operatori energetici, in primo luogo le due grandi aziende pubblico/private Eni ed Enel, e in assenza di un chiaro dibattito in sede parlamentare su questa decisiva questione politica. Ci rivolgiamo al Governo affinché operi al più presto in questo senso e renda chiara la sua posizione in merito alla proposta europea che deve essere ufficializzata a brevissimo tempo nel Consiglio dei Ministri e quindi sottoposta al vaglio del Parlamento europeo. In merito sottoponiamo un documento, elaborato da Federico M. Butera, Vincenzo Naso e Alex Sorokin, che riassume le questioni su cui urge una presa di posizione del Governo italiano, che deve esser resa chiara all’opinione pubblica attraverso un dibattito parlamentare e grazie a una adeguata e precisa informazione a tutto il Paese.  

Task Force Natura e Lavoro Luciana Castellina Ferdinando Boero Federico Butera e alttre firme

ALLEGATO TECNICO  Richiesta di informazioni e chiarimenti in merito alla posizione dell’Italia sulla proposta europea di tassonomia energetica

Considerato che: 1.     La proposta di inserimento dell’energia nucleare nella tassonomia europea è da rifiutare senza compromessi. Quantomeno controversa per ragioni di sicurezza, economiche e di coerenza con i principi guida del Green Deal, sta infatti già registrando il netto rifiuto di numerosi paesi europei, a partire dalla Germania. Anche gli esperti della “Platform on Sustainable Finance”, che è un organismo consultivo della Commissione, si sono espressi con decisione contro questo inserimento. L’Italia, con due referendum, l’ha comunque già respinta e nessuna novità tecnologica è intervenuta per suggerire una revisione della decisione assunta allora. Ribadire questa posizione in sede europea è importante per dar maggior forza a chi chiede che il nucleare sia escluso dalla tassonomia e dunque dai finanziamenti previsti dai Fondi comuni. 2.    Il documento Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra del Gennaio 2021, predisposto congiuntamente da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali, non include l’energia nucleare nel percorso di decarbonizzazione; rimetterla in discussione significherebbe sconfessare un documento del governo prodotto solo 12 mesi fa e delegittimare i due referendum sul nucleare con un voltafaccia ingiustificabile. 3.    Il documento Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra afferma: 4.    Posto dunque che il mero “trascinamento” delle tendenze attuali, per quanto virtuoso, sarebbe insufficiente a centrare il target di neutralità climatica al 2050, è necessario prevedere un vero e proprio cambio del “paradigma energetico italiano” che, inevitabilmente, passa per investimenti/scelte che incidono sulle tecnologie da applicare, sulle infrastrutture ma anche sugli stili di vita dei cittadini. 5.    La produzione elettrica deve più che raddoppiare rispetto a quella attuale e collocarsi a 600.000-700.000 GWh (con una quota coperta da rinnovabili compresa tra il 95% e il 100%, a seconda che si adotti o meno l’ipotesi di abbandono completo delle fossili sia nella generazione di elettricità che nella siderurgia). Questo risultato è raggiungibile grazie al dispiegamento di fonti sinora non sfruttate, innanzitutto l’eolico off-shore, e, ragionando sulla base delle tecnologie disponibili, a un eccezionale sviluppo del solare: la potenza fotovoltaica istallata stimata al 2050 varia tra i 200 e i 300 GW (cioè 10-15 volte quella attuale). 1.     L’incremento esponenziale della produzione da fonti rinnovabili, oltre a un coerente adeguamento della rete elettrica, richiede che siano sfruttati appieno e potenziati i pompaggi, anche di origine marina, e che siano sviluppati sistemi di accumulo centralizzati e distribuiti. 2.    La leva di decarbonizzazione principale diventa dunque il potenziamento delle energie rinnovabili, accompagnato da un più decisivo confinamento dei combustibili di origine fossile. Ne risulta un mix energetico governato dalle rinnovabili (almeno 80-90%), con un ruolo marginale/eventuale del gas naturale e delle altre fossili, inferiore al 10%. 3.    Per azzerare il residuo emissivo non è inevitabile ricorrere alla tecnologia della cattura e stoccaggio della CO2, perché si possono ipotizzare ulteriori cambiamenti nelle abitudini, nelle tecnologie e nei modi di produzione che impattano direttamente quei segmenti dove le emissioni sono più difficili da abbattere, anche in conseguenza delle azioni attese a livello europeo per l’attuazione del Green Deal. 4.    Con un’adeguata politica di diffusione delle tecnologie che consentono di rendere più efficiente il sistema energetico, l’Italia ha la possibilità concreta di arrivare all’obiettivo prefissato di ridurre del 43% rispetto al riferimento, cioè al modello di previsione generalmente seguito dalla CE, il PRIMES 2007. 5.    L’Italia ha il privilegio di disporre di una riserva di potenza modulabile/rinnovabile/accumulabile tale da consentire di controllare agevolmente la non programmabilità delle fonti solare ed eolica anche senza l’ausilio delle centrali a gas. La riserva di potenza, infatti, può essere assicurata dall’insieme delle attuali centrali idroelettriche (18,9 GW, che producono 46.000 GWh e contribuiscono con il 41% alla produzione elettrica rinnovabile) a cui si sommano gli impianti di pompaggio attuali (7,6 GW) e nuovi possibili bacini che utilizzino gli esistenti piccoli invasi destinati a usi agricoli e civili e altri ancora da realizzare con acqua di origine marina. Attualmente, degli 8.000 GWh ricavabili, ne utilizziamo solo da 2.200 a 1.500. E la potenzialità stimata, con un piano di sviluppo adeguato, sarebbe addirittura di 56.000 GWh. 6.    La proposta della Commissione Europea di inserimento del gas nella tassonomia europea ponendo come unico limite 100 g CO2e/kWh, dà via libera all’uso del gas unito alla cattura e stoccaggio sotterraneo della CO2 dopo il 2030 invita di fatto ad aumentare il consumo di metano, sia pure miscelato con gas low carbon, permettendo di costruire nuove centrali fino al 2030 (non sono infatti al momento previsti, né sembrano possibili, credibili meccanismi di verifica di applicazione delle condizionalità); 7.     Con i limiti di emissione proposti di 270 g CO2/kWh e di 550 kg CO2/kW all’anno su venti anni invita di fatto ad aumentare il consumo di metano, sia pure miscelato con gas low carbon, permettendo di costruire nuove centrali fino al 2030 (non sono infatti al momento previsti, né sembrano possibili, credibili meccanismi di verifica di applicazione delle condizionalità). Non a caso gli esperti della “Platform on Sustainable Finance” si sono espressi contro questi limiti, considerandoli troppo alti.   Tutto ciò, oltre a essere in aperto contrasto con quanto indicato nella Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, che prevede una progressiva diminuzione dell’uso del metano unita a un forte impulso alle fonti rinnovabili e a un ampio ricorso all’accumulo idraulico: 1.     favorisce e stimola investimenti sulle tecnologie basate sull’uso del gas naturale, sottraendoli a quelli volti alla necessaria crescita delle fonti energetiche rinnovabili e quindi rallentando la transizione energetica; 2.    rinforza la dipendenza dal gas, il cui costo dipende da variabili geopolitiche e speculative, danneggiando le famiglie e le imprese e favorendo le compagnie Oil&Gas, invece di accelerare la crescita delle fonti energetiche rinnovabili e dei sistemi di accumulo che permetterebbero di avere costi dell’energia stabili; 3.    penalizza la crescita dell’occupazione. In Germania l’occupazione nelle fonti rinnovabili conta oggi oltre 300.000 posti di lavoro. I dati tedeschi indicano che per ogni MW di potenza installata l’energia solare genera mediamente 1 posto di lavoro, l’eolico on-shore 2, e 3 l’eolico offshore. Pertanto, il rilancio delle rinnovabili rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo economico ed occupazionale per l’elettromeccanica, l’acciaio e la cantieristica navale italiana, soprattutto nelle aree di maggiore disponibilità della risorsa solare ed eolico ovvero al sud, in particolare a Taranto, e nelle isole. Pertanto, si chiede che il Governo italiano: 1.     risponda alla consultazione europea opponendosi all’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia verde, che implicherebbe la finanziabilità con fondi europei di progetti relativi a queste due fonti energetiche 2.    richieda che il dibattito sull’utilizzo di nucleare e gas come fonti energetiche di transizione sia svolto in uno spazio separato da quello della tassonomia verde, in modo da garantire che eventuali scelte di singoli stati membri in merito a una transizione ecologica ed energetica che includa queste due fonti non possano essere finanziate con fondi europei, in linea con la posizione espressa dal governo tedesco e da altri partner comunitari, come la Spagna, il Portogallo, l’Austria, la Danimarca, il Lussemburgo. Si chiede inoltre che: 1.     il Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) venga subito aggiornato e reso pubblico per consultazione; 2.    il Piano dettagliato di decarbonizzazione, cioè la versione aggiornata della Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, tenga conto del nuovo PNIEC, e – corredato di dettagliati obiettivi al 2030, 2040 e 2050 – venga predisposto e reso pubblico per consultazione; 3.    un piano dettagliato di attuazione dell’economia circolare, con obiettivi precisi al 2030, 2040 e 2050, venga predisposto e reso pubblico per consultazione; 4.    il governo dia mandato alle aziende pubbliche e/o a partecipazione statale, in particolare alle principali, Eni ed Enel, di strutturare le rispettive strategie aziendali nell’ottica dell’interesse nazionale e della transizione energetica complessiva, attraverso un significativo impegno nel settore delle rinnovabili e dell’economia circolare sì da assicurare il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati per tutti gli stati membri dell’Unione Europea.

 

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A BRUXELLES L’EUROPA DI PACE CONTRO L’EUROPA DI GUERRA

22 marzo 2022 per il 27 marzo

L’ecopacifismo si prepari per contrastare e fare cessare, nella lunga durata, la guerra economica globale Tre vertici a Bruxelles per un’unica linea dettata dagli USA

Gli stessi giorni, contemporaneamente, il 24 e il 25 marzo, insieme al vertice del G7, si tengono a Bruxelles sia il summit NATO che il Consiglio UE. In tutti gli incontri sarà presente in persona il presidente USA Joe Biden. La domanda che sorge spontanea è: chi darà la linea a chi? La NATO alla UE (Biden a Scholz e Macron) o la UE alla NATO (i leaders europei all’America)? La risposta è semplice, se si guarda a quanto sta avvenendo nei Palazzi e nei parlamenti europei, dove ci si allinea al nuovo muro contro l’Est e si votano bilanci militari al 2% del PIL.

L’invasione russa dell’Ucraina strumentalizzata per il rilancio del riarmo, del nucleare, dei combustibili fossili. In nome di una diversificazione urgente dal valore strategico

La linea la daranno gli USA per il tramite della NATO. Lo faranno approfittando della crisi ucraina, da lungo tempo in essere, diventata oggi guerra grazie all’ingiustificabile e imperdonabile colpo di testa di Putin (l’aggressione militare all’Ucraina va condannata senza se e senza ma). Scontro armato sul terreno della ex-Repubblica sovietica tra esercito russo e esercito ucraino (per disgrazia della popolazione civile, assistito dalle armi NATO, incluse quelle italiane) ma anche e soprattutto guerra economica globale che gli USA stanno dichiarando alla Cina. Ma attaccano per l’intanto il “nemico” russo con sanzioni mal concepite che rischiano di risultare più distruttive per chi le impone, in particolare per l’Europa. È paradossale che il clima di guerra sia usato per giustificare una corsa verso le fonti fossili di energia (gas, petrolio e carbone) ed il rilancio del nucleare cosiddetto civile invece di accelerare la conversione energetica rinnovabile, a parole da tutti perseguita.

A Bruxelles il 27 marzo l’alternativa ecopacifista

Veramente vogliamo ancora rischiare la guerra nucleare, esplicitamente minacciata, per una contesa su dove devono essere situati i confini tra l’impero americano (inclusivo del blocco atlantico) e il nuovo impero russo sognato da Putin? Oltre alle citate scadenze del 24 e 25 marzo, il 27, sempre a Bruxelles, la società civile belga, con alla testa le organizzazioni ecopacifiste e con l’obiettivo di fermare la guerra, mobilita “l’Europa per la pace” in una manifestazione cui saremo collegati dall’Italia, dalla Germania e dalla Francia, per cominciare ad incardinare una “alternativa programmatica” che vogliamo sempre più definita e concreta.

Le parole d’ordine del Coordinamento antinucleare e disarmista europeo

Stiamo costruendo un “coordinamento antinucleare e disarmista europeo” e vorremmo presentare con i nostri amici belgi i nostri obiettivi e la nostra strategia di pace in una sede istituzionale del Parlamento europeo, quando le normative anticovid lo consentiranno. Puntiamo in esso a costruire un ponte nonviolento tra i “nemici”. Le nostre parole d'ordine sono le seguenti: FERMIAMO IL CONFLITTO MILITARE IN UCRAINA CON L'UNIONE DEI MOVIMENTI ECOPACIFISTI EUROPEI (RUSSI E UCRAINI INCLUSI)! -FERMIAMO LA GUERRA ECONOMICA ED ENERGETICA CHE STA MONTANDO A LIVELLO GLOBALE! -CHIUDIAMO IN TUTTA EUROPA I REATTORI NUCLEARI E GLI IMPIANTI NUCLEARI! ALTRO CHE TASSONOMIA PER FINANZIARLI! - ESIGIAMO IL DISARMO, A PARTIRE DALLE ARMI NUCLEARI GIA’ PROIBITE DA UN TRATTATO ONU! - LAVORIAMO INSIEME PER IL MODELLO ENERGETICO RINNOVABILE: LA PACE CON LA NATURA SARA' LA STRADA PER CONSOLIDARE LA PACE TRA GLI ESSERI UMANI!

Le tre partite per l’unico campionato dell’Europa di pace

La nostra strategia la denominiamo, per intenderci, “tre partite per un unico campionato sul destino dell’Europa”: la partita locale dei piani energia e clima (PNIEC); la partita europea del rifiuto della tassonomia UE pro nucleare e pro gas (si decide con un voto del Parlamento europeo a luglio); la partita globale della denuclearizzazione come strada concreta per ottenere lo scioglimento dei patti militari e la fuoriuscita dalla logica degli Stati-potenza (in essa si gioca anche la neutralità attiva dell’Europa). Neutralità attiva: per fermare la guerra l’Europa istituzionale deve proporsi come mediatrice, non come cobelligerante dietro le quinte Volere la pace e perseguirla significa, a partire dai rapporti di forza dati, muoversi per fare entrare in campo, esercitando la pressione dal basso, soggetti istituzionali che abbiano reale potere decisionale, con l’abilità di supportare negoziati che si mantengano entro i binari del diritto internazionale e dei suoi organismi. Dobbiamo continuare a lavorare per un ruolo da protagonista dell’Unione Europea nel mediare tra USA e Russia (e anche la Cina), in autonomia (la “neutralità attiva”), per conseguire la pace, un obiettivo già iscritto nei Trattati di Roma.

Rifiutare il conflitto militare locale (di breve periodo) e la guerra economica globale (di lungo periodo).

Per la pace duratura serve una collaborazione economica finalizzata alla conversione ecologica, alla transizione verso le energie rinnovabili. Se questo è vero, componente essenziale di tale strategia è oggi lavorare per fermare quel conflitto economico (il gioco delle sanzioni e delle controsanzioni) che rappresenta un altro modo di “fare la guerra con altri mezzi”: anche la guerra contro gli ecosistemi. Lo scontro militare in Ucraina cesserà molto probabilmente in tempi brevi e temiamo che, spariti i bombardamenti dagli schermi televisivi, molti dei “pacifisti intermittenti” (Luciana Castellina è autrice della definizione) se ne torneranno alle usate lotte di piccolo cabotaggio. La guerra economica globale, molto più impattante e mortifera (per la FAO, ad esempio, circa 250 milioni di nuovi denutriti), sicuramente è di medio e lungo termine: noi promettiamo di essere sempre lì a contrastarla, contro la fame e la povertà di cui è apportatrice, nello spirito della durata cui siamo abituati con le nostre organizzazioni centenarie di riferimento: l’IFOR, la WRI, la WILPF. Saremo sempre ad organizzare, a combattere in modo nonviolento, ad ammonire ed esortare i popoli di tutto il mondo: invece di assecondare élites sfruttatrici e ammazzarci a colpi di sanzioni disarmiamo e attuiamo insieme gli accordi di Parigi sul clima (che oltretutto abbiamo tutti sottoscritto); e diamoci una mano per portare avanti l’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile!

L’orizzonte della “pace con la Natura” è indispensabile per superare il crinale apocalittico della Storia che stiamo attraversando

Per la realizzazione di tali obiettivi “complessi” e “intersezionali”, comuni a tutte e tutti, occorre connettere e coordinare le risorse organizzative e politiche di base, con una impostazione culturale e di approccio ai problemi che superi molti schemi otto-novecenteschi. La chiara visione della “pace con la Natura”, individuata come decisiva priorità politica e culturale, è, a nostro avviso, la molla che può rendere attraente e vincente un ecopacifismo nonviolento all’altezza delle sfide vitali del XXI secolo: forse l’unica bussola per evitare il baratro del collasso ecologico, ormai alle porte e con aspetti irreversibili secondo la Scienza ufficiale.

Alfonso Navarra – Antonia Sani – Patrizia Sterpetti, Daniele Barbi – Ennio Cabiddu  

 

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